Anna Frank: scoperto il delatore che fece il suo nome alle SS

Nel libro di Rosemary Sullivan, edito da HarperCollins e uscito il 20 gennaio vengono raccontati i risultati di un'approfondita indagine durata ben cinque anni

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Nel libro di Rosemary Sullivan, edito da HarperCollins e uscito il 20 gennaio vengono raccontati i risultati di un’approfondita indagine durata ben cinque anni su come sia stata ritrovata Anna Frank.

Il notaio ebreo Arnold van den Bergh

Come già riportato dai più grandi scrittori che descrivono la barbarie del nazismo, furono più volte furono gli stessi ebrei a tradire. Per difendere se stessi e la propria famiglia. Sposato con tre figlie, Bergh su ordine dei nazisti doveva “selezionare” gli ebrei da inserire nelle liste di deportazione. Egli riuscì a sfuggire al campo di concentramento poiché dichiarò la sua non appartenenza alla razza ebraica. Questo però fino al 1943, anno in cui un collega ariano un collega ariano decise di occupare il suo studio notarile. Bergh perdette tutti i privilegi.

Nel gennaio 1944 le SS informarono Arnold van den Berg di essere passibile di arresto. ll notaio vendette alla polizia tedesca gli indirizzi di molti ebrei. Non sapeva che al numero 263 di Prinsengracht c’erano i Frank. Anche lui fu contagiato dal male

L’arresto di Anna Frank e altri otto ebrei

Il 4 agosto 1944 una macchina della polizia tedesca si fermò proprio davanti alla “Opekta Pectacon”. La famiglia Frank viveva reclusa lì, insieme alla famiglia Van Pels e il dentista, il dottor Pfeffer. Il sergente delle SS, volle proprio vedere i magazzini sul lato delle strade, ordinando di scostare lo scaffale e di aprire la porta sul retro. Questo è proprio uno dei racconti più accreditati riguardo al momento dell’arresto. Il padre di Anna, unico sopravvissuto della famiglia pubblicò il famoso diario e iniziò a chiedersi chi fossero coloro che li avevano traditi

Le prime indagini sulla morte di Anna e l’ultima inchiesta durata 5 anni

La prima vera e propria indagine sul ritrovamento del nascondiglio dei Frank risale al 1947. Essa si concluse l’anno successivo con l’assoluzione del magazziniere della ditta, il signor Willem van Maaren. Gli indizi a suo carico non erano suffragati da prove concrete. L’ultima ricerca è durata ben sei anni. Essa è stata svolta con moderne tecniche investigative, compresi numerosi algoritmi per cercare connessioni tra persone molto diverse tra di loro. L’inchiesta fa emergere la figura del traditore, notaio Bergh. Durante le indagini si è fatto ricorso all’intelligenza artificiale per trovare delle connessioni tra i 66 giga bytes di materiale. I dati analizzati contenevano anche le retate in altri nascondigli. Sebbene non ci siano prove di Dna o filmati, questa teoria ha un’affidabilità di almeno l’85%.

Il libro di Rosemary Sullivan Chi ha tradito Anna Frank

Il libro della Sullivan, poetessa e biografa canadese, ci consegna una risposta definitiva all’inquietante domanda. Tutto ciò incrociando dati e testimonianze, nomi e luoghi, che mai sarebbe stato possibile collegare senza l’aiuto delle moderne tecnologie oggi a disposizione. Nella prima parte del libro Rosemary Sullivan descrive ben quattro piste di ricerca per la soluzione del mistero, le uniche percorribili. Una sola era però sostenuta da un sufficiente numero di prove. Tra tutti gli indagati restava proprio il notaio ebreo, membro del Comitato ebraico di Amsterdam, Arnold van den Bergh. Il libro, scritto come un romanzo, presenta gli investigatori che hanno lavorato al caso. Esso descrive le personalità dei principali sospettati, riuscendo a cogliere il dramma immenso di quegli uomini profondamente contagiati da quel male. Il tradimento, la “vendita” dei nomi di ebrei da parte di altri ebrei fa parte della tragedia. Proprio come Levi raccontò bene nel suo libro: “È ingenuo, assurdo e storicamente falso ritenere che un sistema demoniaco, qual era il nazionalsocialismo, santifichi le sue vittime: al contrario esso le degrada, le sporca, le assimila a sé”. A pochi giorni dalla giornata della memoria, grazie al libro della Sullivan, emerge come la barbarie di quel periodo travalicasse qualsiasi confine. Non esistevano ricchezza e prestigio sociale in grado di far evitare l’annichilimento