ANNA FRANK DIVENTA UN FUMETTO

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Molti di noi già conoscono il celebre libro sull’Olocausto, dove le vicissitudini della prigionia degli ebrei
durante la Seconda Guerra Mondiale vengono raccontate tra le pagine del diario di una ragazzina.
Libro che ha al suo attivo la traduzione in 60 lingue, ha venduto 30 milioni di copie senza ancora lasciar spegnere i riflettori su di lui.
Quando fu chiesto ad Ari Folman e a David Polonski, autori del film di animazione “Valzer con Bashir”,
del 2008, di cui esiste anche il fumetto, di trasformare in vignetta anche il “Diario di Anna Frank”, la prima
risposta fu un “no” deciso, dettato dall’idea di dover affrontare una sfida troppo grande e complessa.
Ma il tempo ha ridimensionato il timore, trasformandolo in un modo per raccontare avvenimenti tragici e crudeli che non vanno dimenticati, con stile unico ed originale.
Così, dopo 70 anni dalla pubblicazione del libro, il “Graphic Diary”, è uscito nel mese di settembre in 50 Paesi, tra cui l’Italia (Ed. Einaudi).
Nei decenni passati, altri adattamenti hanno visto la stesura di questa narrazione, anche in Giappone con il
linguaggio manga.
Questa però, è la prima versione a fumetti considerata “ufficiale”, autorizzata dalla Fondazione che ne asseconda la pubblicazione, tenendo fede al “Diario” in versione integrale.
Il fumetto viene considerato un’opera supplementare rivolta a lettori più giovani, dai 12 anni in su, e a chi
vuole riavvicinarsi all’opera in una forma diversa.
La sofferenza e la drammaticità dei momenti di prigionia, trascritti da un’adolescente diventano un album
colorato e tenero, dove si intrecciano personaggi minori, come uno dei reclusi della palazzina di Amsterdam
che prepara salsicce per tutti i rifugiati, offre la possibilità di creare attimi di vita quotidiana in tavole suggestive.
Il rapporto di Annie con la sorella Margot, troppo vivace la prima, troppo diligente la seconda, fornisce l’opportunità di tracciare una pagina divertente mettendo a confronto le due ragazzine.
Il difficile rapporto con la madre Edith, nel fumetto, viene “smussato” in previsione della riconciliazione che
avverrà da prigioniere attenuando i diverbi tra l’adolescente e la madre.
Un’adolescente vivace che aveva frequentato una scuola montesorriana, che viveva un ebraismo laico, con
un padre che per lavoro aveva viaggiato per tutto il mondo, ed ora si trovava, suo malgrado, a vivere nascosta e reclusa per 743 giorni: questi i passaggi che ben sono stati delineati nel fumetto, sottolineando in
modo lineare e semplice le emozioni di quelle giornate di Olocausto.
Folman, figlio di due sopravvissuti ai Lager nazisti, assieme al collaboratore di sempre, Polonski, stanno preparando un film d’animazione basato sul “Diario di Anna” che uscirà fra un paio d’anni.

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