Anglesey Abbey

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View of the house at Anglesey Abbey, Gardens and Lode Mill, Cambridgeshire. The house was the country home of Lord Fairhaven.
View of the house at Anglesey Abbey, Gardens and Lode Mill, Cambridgeshire. The house was the country home of Lord Fairhaven.
View of the house at Anglesey Abbey, Gardens and Lode Mill, Cambridgeshire. The house was the country home of Lord Fairhaven.

Nato negli anni trenta dietro ispirazione del lord suo proprietario, il giardino di Anglesey Abbey è magico.

Nel 1930, il giovane Huttleston Broughton, primo Lord Fairhaven, amava la tradizione, andare a cavallo e a caccia, e impressionare i suoi ospiti. Così arrivato all’età di trent’anni. Decise di ristrutturare una fattoria in rovina, Anglesey Abbey, immersa nel paesaggio desolato a nord-est di Cambridge, per farne la sua casa, nella quale ricevere amici. Attorno, sognava di creare un giardino spettacolare: doveva essere una versione moderna del parco paesaggistico all’inglese in voga nel Settecento, m al tempo stesso offrire interesse e colore tutto l’anno. Ci si dedico per tutto il resto della sua vita, riuscendo a trasformare i 46 ettari di terreno in una successione disciplinata di grandi viali, esedre, ampi prati, siepi possenti, ed esemplari arborei di grandi pregio, punteggiati da una ricca collezione di statue del Sette-Ottocento, a soggetto perlopiù mitologico e biblico. Alla sua morte, nel 1966, la proprietà passò al National Trust, associazione per la salvaguardia dei patrimoni culturale e naturale britannici, che continuò ad arricchire il giardino, per poi aprirlo al pubblico nel 1998.

Il giardino può essere visitato tutto l’anno, perché come vuole la tradizione inglese, c’è una zona dedicata all’inverno: frutto dell’ingegno di tre capo giardinieri succeduti l’uno all’altro – prima John Sales, poi Richard Ayres e infine, nel 2000, Richard Todd-, si sviluppa come una passeggiata, la Winter Walk, di circa due chilometri, lungo un sentiero che si snoda a serpentina fra alberi, arbusti, siepi, bordure, distese di tramezzanti e bulbose, ciascuna specie o varietà appositamente scelta per la sua veste invernale. Vi si accede oltre una lunga e possente siepe di faggio, dopo aver attraversato una grande esedra, racchiusa da siepi di eleagno e piantata con graminacee ornamentali, che in inverno, in caso di neve o brina, acquistano un fascino particolare. Lo stesso accade con gli alberi e gli arbusti a corteccia colorata, che caratterizzano la gran parte della passeggiata, e si stagliano contro i fogliami dei sempreverdi. Il sentiero conduce così attraverso una sequenza di immagini vibranti di vita e colore: ciuffi di salici e cornioli, con rami gialli, arancio, cremisi o vermigli, che, eretti e scoppiettanti come fuochi d’artificio, spiccano come le folte chiome verde scuro delle sarcococche, dei pittospori, delle aucube, delle mahonie. I tronchi di acero si sbucciano in falde sottili arancio e rosa, sopra il mare verde crema dell’evonimo piantato ai loro piedi, mentre quelli lucidi, rosso mogano, contrastano con il biancore degli steli di rovi e delle betulle. Queste ultime formano un boschetto dall’aspetto volutamente artificioso, nelle geometria innaturale e al tempo stesso d’effetto. Non mancano le bacche e piccoli frutti che spiccano come gioielli.

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Un Giardino dai 4.000 giacinti che sbocciano in primavera al Giardino delle rose e alle bordure di perenni durante l’estate, dalla collezione di dalie ai mille fogliami sfolgoranti in autunno alla Winter Walk, la passeggiata dedicata all’inverno.

Dott.ssa Rosa Ferro