Angelo Molica Franco attaccato per le strade di Roma

L'omofobia non smette di colpire

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E’ successo di nuovo. Per l’ennesima volta nel corso della storia, nonché di questo 2020, si è consumato un atto di violenza. Quel tipo di violenza del quale si parla tanto, ma ciò nonostante, alcune persone proprio non vogliono ascoltare. Preferiscono ignorare. A tal punto da definirla inesistente, o una trovata di qualche lobby o campagna estremista, che intende guadagnare e lucrare sulla vita altrui. Niente di più falso. Nonostante siano ormai trascorsi vent’anni, dall’inizio del “nuovo millennio”, l’omofobia continua a esistere e a mietere le sue vittime. Quest’ultime talvolta restano in vita, ma sui loro cuori s’imprimono ferite talmente profonde da essere ardue da rimarginare. Poco tempo addietro, è stata la volta del giornalista e scrittore Angelo Molica Franco.

Cos’è successo ad Angelo Molica Franco?

Non definiremo questa storia con un lieto fine. Infatti, non è la sola sopravvivenza della vittima, a donare una svolta positiva a un atto di violenza. Domenica scorsa, Angelo Molica Franco passeggiava mano per la mano con il suo fidanzato per le vie di Roma. Nei pressi di via Merulana, la coppia è stata assalita da alcuni insulti omofobi provenienti da un gruppo di ragazzi. Parole pesanti, piene d’odio nei confronti dei due uomini. Espresse per il semplice fatto di aver notato due persone che si amano stringersi la mano. Proprio come farebbe qualsiasi coppia eterosessuale. Trattandosi di frasi pronunciate da individui non ancora adulti, alcuni definirebbero il gesto come una ragazzata. E invece no. Il suo nome è violenza. E questa, è un fenomeno che non va mai normalizzato, né tantomeno giustificato.

<<La prima volta che mi hanno dato del frocio avevo otto anni. Lo avevano scritto sul muro della scuola alcuni miei compagni: “Angelo frocio”. Non sapevo ancora cosa significasse, ma capii subito che si trattava di una cosa sporca vista la rabbia di mia madre e la fretta con cui scese dalla macchina per mettersi a pulire la scritta insieme ai bidelli. Ogni volta che qualcuno mi dà del frocio rivedo lei, mia madre, con la spugna nelle mani a sbucciarsi le nocche delle dita contro il cemento della mia scuola in Sicilia. La guardavano tutti. Alcuni ridevano, mentre io, ancora sull’automobile, sentivo già che la colpa era mia, e sotto i denti come un impasto di latte e dentifricio>>. Questo è quanto dichiarato dallo scrittore e giornalista in merito a ciò che ha vissuto.

Le sue parole, rappresentano l’ennesima testimonianza di quanto questo tipo di violenza sia ancora oggi una realtà di fatto, anche all’interno del nostro paese. Questa, come tante altre tipologie di violenza, terminano con il termine “fobia”. Non tanto perché si tratta di una paura. Una persona omofoba in genere non teme gli omosessuali. Tuttavia, questa forma di discriminazione ha come radice la paura. “I grandi discutono e urlano tra di loro perché hanno paura”, affermava il piccolo Michele Amitrano nel libro “Io non ho paura”, di Niccolò Ammaniti. Una frase quanto mai descrittiva e veritiera. Gridare, ergere muri, alzare le mani. Tutti atti di violenza. E la violenza, è generata dalla paura.

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