Andrej Sakharov e Wojtyla: incontro tra grandi personalità

Nel centenario della nascita di Sakharov, padre Sergio Mercanzin ricorda la figura del premio Nobel per la pace nell'incontro con Wojtyla

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Andrej Sakharov Wojtyla

Tra qualche giorno ricorrono i cento anni dalla nascita del premio Nobel per la pace Andrej Sakharov. Don Sergio Mercanzin, direttore di “Russia Ecumenica” ricorda quell’incontro di cui fu fautore. Quando Gorbacev lo liberò dall’esilio, Andrej Sakharov espresse desiderio di conoscere Papa Wojtyla. Don Mercanzin si prodigò in tal senso. Con la massima riservatezza e attenzione il sacerdote riusci a far incontrare la moglie del fisico, Elena Bonner, con il Papa. L’occasione si presentò grazie ad un viaggio in Italia della donna per delle visite mediche. Le abilità diplomatiche del direttore di “Russia Ecumenica” in quella occasione, si manifestarono in modo efficace. La donna voleva assolutamente incontrare il Papa. Non ci sono documenti fotografici a confermare l’incontro tra i due perchè distrutti.

Organizzazione dell’incontro tra Andrej Sakharov e Papa Wojtyla

Fu Wojtyla in quell’occasione che espresse il desiderio di incontrare Andrej Sakharov. Come riporta Adnkronos è il Papa a chiedere alla moglie del fisico russo: “Quando potrò vedere suo marito?”. Il desiderio di conoscersi esisteva da entrambe le parti. Quando ciò avvenne, ricorda Mercanzin,” fu qualcosa di commovente.”. Ovviamente, Giovanni Paolo II conosceva benissimo la figura del fisico sovietico e il suo impegno per la pace e la difesa dei diritti umani. L’incontro avvenne il 6 febbraio del 1986. Il Papa lo definì: “Storico”. Wojtyla ebbe un colloquio di un’ora e venti minuti, parlando in russo con Andrej Sakharov e la moglie. Ricorda ancora don Mercanzin: “Uno degli uomini più buoni che abbia conosciuto. Rappresentava la fermezza. Ho amato Sakharov ancora prima di conoscerlo.”.

Chi era Andrej Sakharov?

Purtroppo, il tempo moderno che divora tutto, anche il ricordo degli uomini di valore ha relegato Andrej Sakharov in uno spazio angusto della memoria. Ogni anno è assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero come ricorda il sacerdote giornalista Mercanzin. Ma è sempre poca cosa. Quest’uomo andrebbe ricordato in modo più opportuno. Famoso per essere tra gli artefici della bomba termonucleare russa, Sakharov fu anche membro dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica. Senonchè, verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso contestò gli esperimenti a scopo bellico.


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Dissidente con voglia di diritti e libertà

Gli anni ’70 lo videro protagonista come dissidente. Tanto da fondare un comitato per i diritti civili e costituirsi come difensore di dissidenti e perseguitati. Il suo impegno in nome dei diritti civili e a favore della libertà lo misero nell’occhio del ciclone. Per Mosca era uomo pericoloso. Difatti, nel 1975 la moglie ritirò il premio Nobel in suo nome. Arrestato nel 1980 e mandato in esilio, fu riabilitato nel 1986. Nel 1989, l’anno in cui morì, fu eletto in parlamento come capo dell’opposizione democratica.

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