Anche in Svizzera l’omofobia è reato

I cittadini dei cantoni svizzeri hanno approvato con oltre il 63% dei voti la modifica del Codice penale e del Codice penale militare per estendere la tutela contro le discriminazioni all’orientamento e all’identità sessuale.

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Oggi sono stati resi noti in conferenza stampa gli esiti della consultazione referendaria che Domenica 9 Febbraio ha interessato i cittadini della Confederazione elvetica. Erano due i quesiti su cui esprimere il voto: la predisposizione di abitazioni economicamente più accessibili e, soprattutto, la proposta di modifica del Codice penale per estendere la tutela contro le discriminazioni all’orientamento e all’identità sessuale. 

La modifica consiste nell’estendere la legge che punisce specificamente – con la detenzione fino a tre anni – il discorso d’odio e le discriminazioni basate su razza, origini etniche e orientamento religioso alle discriminazioni relative all’orientamento e all’identità sessuale.

Entrambi i quesiti sono stati approvati. In particolare è stata accolta, con oltre il 63% dei voti favorevoli, la proposta di modifica dell’articolo 261 del Codice penale e, conseguentemente, del Codice penale militare (Discriminazione e incitamento all’odio basati sull’orientamento sessuale). Una vera e propria vittoria per la comunità Lgbtq+.

Dal 1848 a oggi, i cittadini della Confederazione elvetica sono stati chiamati a esprimere il proprio voto 312 volte.

Con il referendum di oggi, quindi, sarà estesa alla tutela dell’orientamento e dell’identità sessuale la legge che finora puniva esclusivamente la discriminazione religiosa e razziale di “chi con atti o dichiarazioni discredita pubblicamente una persona o un gruppo di persone sulla base di razza, etnia o religione”.

I Verdi, i partiti di centro e di sinistra hanno appoggiato la modifica di legge.

Al referendum, invece, si era opposta già nel 2018 l’Unione democratica federale, nota anche come EDU o SVP, partito conservatore di matrice cristiana che aveva proposto un proprio referendum rivendicando la libertà di espressione contro una “legge-censura“. 
L’SVP rivendicava il fatto che le visioni omofobe fossero state importate dai migranti e che, più che la modifica del Codice penale, il dialogo sociale e l’espulsione degli stranieri sarebbero state delle soluzioni più efficaci.
Eric Bertinat, esponente del partito, ha dichiarato all’Agenzia France-Presse di ritenere che la modifica della legge fosse “un programma della comunità LGBT per raggiungere gradualmente l’obiettivo di matrimoni tra persone dello stesso sesso e della fecondazione medicalmente assistita”.

Tuttavia, i cittadini svizzeri si sono espressi diversamente.

In particolare, hanno votato a favore la maggioranza dei cittadini del cantone italiano e francese, mentre i voti contrari – il 36.9% – si sono registrati soprattutto nelle zone rurali della Confederazione. 

Mathias Reynard, membro del Partito Social Democratico svizzero, ha dichiarato all’emittente televisiva RTS1: “Questa è una giornata storica” perché “Dà un magnifico segnale a tutti coloro i quali siano stati vittime di discriminazioni”.

Intervistata da Keystone-Ats, Salome Zimmermann, co-presidente dell’Organizzazione svizzera delle lesbiche, ha commentato: “Oggi non sono solo i diritti di lesbiche, omosessuali e bisessuali a essere rafforzati, ma quelli di tutte le minoranze”.

Anche se saranno ancora molti gli sforzi che dovranno farsi per raggiungere una piena ed effettiva tutela dei diritti, visti i continui episodi di discriminazione e violenza che la cronaca italiana ed estera, purtroppo, quotidianamente riporta.

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