Anche gli animali ammessi a “visita parenti” in ospedale


“Compagni bestiali, uomo e animali, strategia di una strana coppia”, Milano 21 febbraio 2019

In Italia ci sono 60 milioni di animali domestici, in pratica uno per abitante, ma probabilmente qualcuno ne ha più d’uno e qualcuno non ne ha. Il numero è cospicuo ed è in continua ascesa. Sono animali che fanno parte integrante della famiglia e seguono in tutto e per tutto la vita quotidiana dei padroni, anche quando muoiono. Singolari, ma sono documentati, i casi nei quali l’animale si reca al cimitero sulla tomba del padrone o aspetta inutilmente il suo ritorno a casa. Segno questo di una forte devozione verso il padrone, che si osserva anche in casi più eclatanti, come nel contributo al benessere del loro padrone, nella risoluzione di alcune patologie, soprattutto nell’ambito dei bambini (pet therapy) e nelle azioni di salvataggio. Per sviluppare questi concetti si è tenuto nei giorni scorsi un incontro organizzato dall’Unione nazionale giornalisti di stampa medica, UNAMSI e Bayer, intitolato “Compagni bestiali, uomo e animali, strategia di una strana coppia” a conclusione di una serie di incontri sotto il titolo “Conosciamoci meglio”.

Ma cosa succede quando il padrone viene ricoverato in ospedale o in una casa di riposo? Finora succedeva che l’animale soffriva per lontananza, ma soltanto menti vicine a loro potevano comprendere il disagio psichico e sociale che l’animale sopportava. Ecco perché, dopo la grande rivoluzione che ha consentito a certi lavoratori del pubblico impiego (vedi per es. la Asl di Milano) di portare il proprio animale sul posto di lavoro, oggi anche gli animali domestici possono recarsi a far visita al loro padrone ricoverato in ospedale o in casa di riposo, purchè si tenga conto di alcune regole fondamentali stabilite da ogni ospedale o casa di riposo. Hanno già fatto legge e regolamento le regioni Lombardia, Lazio e Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, ma altre si stanno  adoperando per consentire lo stesso diritto. Di seguito una carrellata di ordinanze regionali per consentire l’accesso degli animali domestici da compagnia in ospedale.

La legge è, quindi, di competenza regionale, ma a livello nazionale la cornice di principio che mira al riconoscimento e alla valorizzazione del rapporto uomo-animale è contenuta nella legge 281/1991 e nella Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, siglata a Strasburgo il 13 novembre 1987. Tali leggi, tuttavia, non prevedono esplicitamente l’accesso degli animali che accompagnano i relativi proprietari negli spazi di degenza. L’unica puntuale prescrizione a livello nazionale è rintracciabile tra le disposizioni sanitarie speciali contro le malattie infettive e diffusive degli animali, laddove, il “Regolamento di Polizia veterinaria” prevede l’obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto. Secondo la legge i cani potrebbero accedere a qualunque luogo aperto al pubblico purchè siano tenuti al guinzaglio ed eventualmente con la museruola, con l’unica eccezione dei luoghi in cui si preparano o si conservano gli alimenti, in base ad un esplicito divieto contenuto nel Regolamento Ce 852/2004.

Vi sono Regioni la cui normativa non contempla alcunché sulla materia, con il risultato di accrescere l’incertezza interpretativa; altre virtuose quali, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e la Lombardia, nelle cui leggi sono previste disposizioni puntuali che regolamentano l’accesso. Ad esempio in Lombardia gli spazi in cui è consentito l’accesso degli amici a quattro zampe sono: le aree comuni del piano o del padiglione in cui il richiedente la visita dell’animale è ricoverato, i locali del servizio accettazione e accoglienza e, ancora, le aree esterne all’ospedale, che comprendono il parco e gli altri spazi verdi della struttura ospedaliera. I cani potranno accedere se iscritti all’anagrafe canina e sarà necessario presentare il certificato veterinario che ne attesti la buona salute. Durante la visita, il cane dovrà essere condotto al guinzaglio ed essere dotato di museruola (che può essere tolta durante l’incontro con il degente) mentre il gatto o il coniglio dovranno essere tenuti nell’apposito trasportino e, se liberati, dovranno essere mantenuti al guinzaglio.

Foto da www.amoglianimali.org

Un video-spot, ideato da Amo gli animali onlus, annuncia che in Lombardia si potranno portare cani, gatti, conigli, etc in ospedale. Tre sono i protagonisti principali dello spot: Gabriele Cirilli nei panni di un medico, la giovane paziente Lavinia e Luna un border collie dalla dolce espressione. La location? L’ospedale Niguarda di Milano. Il messaggio lanciato dal comico è chiaro e diretto: La compagnia del tuo cucciolo è la cura più bella. Animali da compagnia in ospedale. Da oggi si può. In Lombardia. Speriamo presto in tutta Italia. Lo staff dell’associazione, promotrice dell’iniziativa, con in testa il creativo Enrico Carazzato, è riuscita a centrare l’obiettivo di informare in modo leggero e divertente. E il regista Edoardo Stoppa (l’inviato animalista di Striscia la notizia) ha saputo essere incisivo.

«Portare i propri animali in ospedale è una grande conquista, un segno di civiltà, una gran gioia per tutte le persone malate» afferma il veterinario Mauro Cervia, presidente di Amo gli animali onlus, già promotrice di altre importanti campagne. «Abbiamo insistito molto perché il regolamento attuativo della legge regionale numero 33 del 2009 entrasse in vigore e oggi, grazie anche alla collaborazione dell’assessore al welfare della Regione Lombardia, avvocato Giulio Gallera, questo è finalmente realtà».

La Regione Lazio ha stabilito le linee di indirizzo del nuovo servizio “4 Zampe con te”, che apre le porte degli ospedali agli animali d’affezione – come cani, gatti e conigli – in visita ai pazienti ricoverati in strutture sanitarie pubbliche o private accreditate. Il primo ospedale dove il servizio sarà attivato è il nuovo Ospedale dei Castelli, ad Ariccia, Roma. “Il Regolamento, che ogni struttura sanitaria che attiverà il servizio dovrà integrare, prevede l’individuazione di aree appositamente dedicate in cui è autorizzato l’ingresso degli animali” (come giardini, sale d’aspetto, corridoi o terrazze) e l’indicazione di quelle interdette all’accesso degli animali, spiega una nota. Questi ambienti saranno riconoscibili grazie a un logo “4 Zampe con te” e vi potranno accedere soltanto animali muniti di Certificato sanitario di buona salute rilasciato da non più di una settimana. “Il Regolamento ha l’obiettivo di ridurre al minimo i disagi al regolare svolgimento dell’attività sanitaria della struttura e al contempo permettere l’accesso degli animali in visita ai pazienti con evidenti ricadute positive per il processo di cura. La Direzione sanitaria delle strutture individuerà un ‘team di operatori esperti’ che sarà formato per permettere il corretto svolgimento e gestione della visita”.

Gli animali di affezione possono aiutare i pazienti a superare lo stress da ricovero e l’ansia causata dalla malattia. L’affetto, la vicinanza e il calore che trasmettono possono contribuire a rassicurare chi si trova in un momento di fragilità, in particolare ciò vale per gli anziani e i bambini. Siamo convinti che, accanto a cure e prestazioni sanitarie di qualità, sia possibile realizzare nei nostri ospedali momenti di simpatia, di benessere e di armonia a favore dei pazienti, con il coinvolgimento degli animali da compagnia. Una nuova opportunità di pet therapy, che si vuole introdurre per realizzare, anche in questo modo, una sanità sempre più vicina ai cittadini.

«A decidere in quali reparti gli animali avranno libero accesso sarà poi il direttore sanitario della struttura che dovrà anche stabilire se l’incontro potrà avvenire nelle singole stanze o in un locale apposito» conclude Mauro Cervia. «E anche indicare chi si occuperà dei controlli e di accompagnare gli animali in corsia».
Insomma, il primo importante passo è stato fatto. Ora gli ospedali lombardi dovranno procedere autonomamente per dare la possibilità, al più presto, agli animali di confortare i loro padroni ricoverati.

Andando a ritroso nel tempo, nel dicembre 2014, la Regione Toscana ha varato apposite “Linee di indirizzo per l’accesso degli animali d’affezione in visita a degenti presso strutture sanitarie e ospedaliere pubbliche e private accreditate” in cui sono specificate le regole nel rispetto delle esigenze sanitarie e ambientali, delle condizioni dei pazienti ricoverati e del benessere degli animali. Restando tra i confini toscani, va ricordato che nel dicembre del 2017, in tutti i presidi ospedalieri dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro (Firenze, Empoli, Prato e Pistoia) è stato adottato il regolamento per l’accesso degli animali d’affezione in visita ai degenti nelle strutture ospedaliere. Come riportato nel regolamento, l’accesso degli animali da compagnia è finalizzato ad “assicurare la continuità della relazione empatico-affettiva tra il paziente e il suo animale” e a “generare un effetto motivazionale utile a superare le difficoltà in atto del degente“.

Dal canto suo, invece, la Regione Emilia-Romagna, con delibera del 23 dicembre 2013, ha approvato la disciplina per l’accesso di animali d’affezione nelle strutture ospedaliere pubbliche e private in caso di paziente ricoverato. Le varie esperienze, insomma, dimostrano che, pur nel giusto rispetto delle regole, qualcosa si sta muovendo e che l’accesso degli animali nelle strutture ospedaliere italiane stia pian piano divenendo realtà. I primi importanti passi sono stati mossi. D’ora in poi ci aspettiamo un futuro completamente in discesa.

Edoardo Stucchi

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