Si sono svolte ieri le elezioni regionali in Umbria, vinte con una larga maggioranza da un centro destra capitanato da Donatella Tesei (QUI PER SAPERNE DI PIU’ SU DI LEI). Al di là delle mere percentuali, di cui comunque vi abbiamo parlato QUI, da studente che vive ormai da 4 anni nel capoluogo dell’Umbria, la bellissima Perugia, avrei delle considerazioni da fare circa i risultati. Un’analisi delle elezioni regionali in Umbria deve tenere conto di molti fattori, che si originano nell’operato della precedente amministrazione (eletta a suo tempo con uno scarto di 400 voti) ma anche nella recente campagna elettorale. Vediamoli insieme.
Analisi Elezioni Umbria: la scarsa credibilità dell’asse PD-M5S
La precedente amministrazione ha eseguito un’uscita di scena anticipata e ricca di clamore per via dello scandalo sanità: uno scandalo che ha travolto politici, medici e professori universitari in un polverone immenso. Successivamente, i tentativi del PD di riacquistare credibilità sono stati piuttosto fiacchi e per niente convincenti: altre forze di sinistra, come ad esempio le associazioni studentesche, hanno gestito decisamente bene la questione prendendo delle distanze da chi ha commesso dei reati, ma i diretti interessati non sono riusciti in questa stessa operazione.
Oltretutto, raccogliere i cocci e presentare un candidato credibile è stato incredibilmente difficile per il PD, al punto che si è arrivati a presentare un candidato insieme al Movimento 5 Stelle soltanto dopo l’unione sancita dal nuovo governo. Un’unione che, dunque, ha mandato tre messaggi al popolo umbro: l’essere stata calata dall’alto e non per fare l’interesse della regione, l’essere stata concepita principalmente per contrastare un nemico molto forte, l’essere arrivata in maniera così tardiva da rendere impossibile il farsi un’idea concreta sull’effettiva credibilità del nuovo nome.
Per i 5 Stelle, poi, mettersi di colpo insieme a gente con una storia politica così longeva e da loro sempre osteggiati (anche a livello regionale) ha costituito una mossa pessima, ne ha azzerato la credibilità a livello regionale ed ha spinto verso destra un’altra buona parte del loro vecchio elettorato. I numeri di un tempo sono ormai un lontanissimo miraggio, e nessuno sembra pensare nemmeno vagamente che il trend possa essere invertito in un futuro prossimo: il M5S è ormai percepito da molti come la casta che ha sempre contrastato, e questo ne ha ucciso la credibilità. Come se non bastasse, le uscite di Conte che ha fatto notare quanta poca popolazione includa l’Umbria non hanno fatto altro che acuire l’astio degli autoctoni verso il Movimento, che seppur avesse intenzioni diverse è apparso come arrogante e sprezzante agli occhi dei più: un politico abile non avrebbe mai dovuto dire qualcosa del genere in un momento simile.
Analisi Elezioni Umbria: una destra forte e radicata
Che la lega persegua obiettivi che in realtà non fanno propriamente l’interesse dell’umbro medio è un qualcosa di chiaro a gran parte di coloro che “medi” non si considerano, ma dal punto di vista dei diretti interessati la situazione cambia. Dopo lo scandalo della sanità, infatti, il centro destra ha saputo reagire nel migliore dei modi: ha preso le distanze dai rivali, ha annunciato immediatamente il nome della propria candidata (con molti mesi d’anticipo rispetto a PD e M5S, dunque) e soprattutto ha portato avanti una campagna elettorale costante, visibile, rumorosa.
Come sempre, la campagna “politicamente composta” della sinistra ha fatto poca presa mentre quella urlata ed onnipresente della destra ha attirato le attenzioni di tutti con un Salvini che ha girato la regione in lungo ed in largo e si è soffermato a Perugia con particolare fermezza. Tutto ciò è accaduto mentre l’intero asse di destra si è ricompattato dopo le divisioni degli scorsi mesi, divisioni che tuttavia in Umbria sono state percepite molto poco: a livello locale, i tre grandi partiti di centro-destra hanno viaggiato su uno stesso binario anche nei momenti in cui Berlusconi andava contro il sovranismo di Meloni e Salvini. Il resto l’hanno fatto le argomentazioni, che come sempre puntano su pseudo-valori morali, paure ed insicurezze: parlare alla pancia e non alla testa è quanto di più efficace che ci sia
Perugia è più a destra dei piccoli centri, e l’intera Umbria snobba le liste civiche
Una convinzione diffusa fino a domenica inoltrata era che il PD nella regione avrebbe fatto almeno il 5% in meno che alle comunali di Perugia, dove ha recentemente ottenuto il 18%: una cifra bassina, ma del resto Perugia viene da 5 anni di un’amministrazione di destra molto apprezzata dal grosso dei cittadini, e lo scandalo-sanità in fin dei conti è avvenuto quasi tutto entro le sue mura. L’idea dietro cui era nato questo ragionamento è ideologicamente valida: i piccoli centri sono spesso molto più a destra di quelli grossi, generalmente aperti e multiculturali, ma i numeri hanno smentito ciò.
A livello regionale, infatti, il PD ha fatto il 22%: il 4% in più che a Perugia. Che ciò dipenda anche dalle questioni che hanno colpito in maniera diretta ed esclusiva la città? Può darsi, ma ascoltando i discorsi fatti in giro una cosa appare cristallina: agli autoctoni qui Salvini piace e tutti i suoi nemici, inclusi i giornalisti, fanno pena: sono sentimenti nazionali quelli che li spingono, non certo quelli locali che generalmente animano le persone durante questa tipologia di elezioni. Questi ultimi, già sottolineato, hanno comunque il loro peso, ma ad aver fatto la differenza è comunque un disegno più ampio che vige nella testa di molti.
Quest’ultimo argomento è probabilmente valido anche per il resto della regione: infatti in generale le liste civiche hanno tutte fatto pochissimo, il grosso è andato ai grandi partiti di carattere nazionale. La politica locale è ormai appassita, su tutti i livelli le persone votano al 90% in base a ciò che pensano di Salvini, che siano suoi fan o oppositori: nemmeno Berlusconi è mai arrivato a tanto, e ciò mi spinge a pensare che il declino del leader della lega sia ancora lontano – fermo restando che, prima o poi, arriverà.







