Una donna di 69 anni è morta a causa di un infezione prodotta dall’ameba mangia-cervello, come riporta l’International Journal of Infectious Diseases.

Il fatto.

La donna soffriva, da tempo, da una grave forma di sinusite. I medici le hanno quindi prescritto una cura a base di lavaggi quotidiani con uno strumento chiamato neti-pot. Questo aggeggio si usa per i lavaggi nasali, è ottimo per pulire le vie respiratorie dal muco e dall’inquinamento atmosferico.

Sembra però che la donna non abbia usato le dovute accortezze; utilizzando una soluzione di acqua del rubinetto anziché quella sterile o fisiologica. L’acqua utilizzata si è rivelata infetta dal batterio letale.

Dopo trenta giorni di cura ha notato la comparsa di una macchia rossa sul lato destro del naso, la quale nonè migliorata nemmeno con mirate cure dermatologiche.

Successivamente, è apparso un sintomo ben più grave: le convulsioni. La donna, recatasi all’ospedale, viene sottoposta ad una tomografia computerizzata; esame diagnostico in grado di visionare le sezioni del corpo interessate. Ai medici appare una lesione al cervello di 1.5 cm, simile al cancro, ma è solo durante l’intervento per la rimozione che viene scoperta la verità. Il neurochirurgo Charles Cobbs, dello Swedish Medical Centeral, racconta che la parte di cervello lesionata è apparsa come una “poltiglia sanguinolenta”, generata dalle amebe che mangiavano le cellule cerebrali.

L’organo è stato dichiarato, quindi, ormai compromesso, con possibilità di salvezza quasi completamente nulle.

La salute della donna è andata peggiorando di giorno in giorno, a causa della necrosi emorragica, fino a quando i familiari hanno deciso di porre fine alla sua sofferenza interrompendo il supporto vitale.

Una tragedia simile era già accaduta qualche mese fa, quando un ragazzo è stato contagiato dall’ameba mangia-cervello durante un bagno in piscina con acqua non disinfettata dal cloro.

Cos’è l’ameba mangia-cervello.

L’ameba mangia-cervello, il cui nome specifico è Balamuthia Mandrillaris, è un microrganismo che si trova nel terreno e nell’acqua dolce: fiumi, laghi e piscine in cui l’acqua non è stata accuratamente filtrata o disinfettata dal cloro.

Questo parassita è lungo 20 millesimi di millimetro ed è invisibile ad occhio nudo. Penetra nel corpo umano attraversando le vie nasali ed arriva fino alle fibre nervose ed al cervello. Nella zona cerebrale si riproduce velocemente, mangiando le cellule e generando un’infezione; quest’ultima viene chiamata meningoencefalite amebica primaria. L’infezione si rivela letale nel 90% dei casi.

Poiché il contagio avviene solo tramite l’inalazione del batterio, è molto difficile contrarre questa patologia. Inoltre, l’ameba, deve trovare un ambiente ideale per svilupparsi: dopo aver attraversato il naso, deve raggiungere il cervello. Non sempre questo accade.

Le persone più a rischio sono coloro che praticano sport acquatici, come il nuoto o la vela, o che frequentano piscine con una manutenzione non adeguata.

I sintomi.

I sintomi legati all’infezione amebica si presentano con un iniziale forte mal di testa, seguito da nausea, febbre ed alterazione dei sensi.

E’ quindi consigliabile indossare un tappa naso quando si praticano sport acquatici ed utilizzare soluzioni fisiologiche o sterili durante gli sciacqui nasali.

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