Almanacco Del 17 Novembre

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E’ il 322° giorno dell’anno, 46ª settimana. Alla fine del 2020 mancano 44 giorni.

A Roma il sole sorge alle 07:03 e tramonta alle 16:47 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 07:27 e tramonta alle 16:49 (ora solare)
Luna: 9.36 (lev.) 18.47 (tram.)

Santi del Giorno

Sant’Elisabetta d’Ungheria (Religiosa)
Sant’Eugenio di Firenze (Diacono)

San Florin (Sacerdote)
San Giordano Ansalone (Sacerdote Domenicano, Martire)
Sant’Aniano d’Orleans (Vescovo)
Sant’Ilda (Badessa)
Santi Acisclo e Vittoria (Martiri di Cordova)

Sant’Elisabetta d’Ungheria è la protettrice dei panettieri.

Etimologia

Elisabetta, il nome deriva dall’ebraico Elisheba, composto da El, Dio, e scheba, sette, il numero della perfezione; significa pertanto “Dio è perfezione” oppure “Dio è giuramento”. Esistono peraltro altre interpretazioni: infatti per alcuni sarebbe composto da El e da shabat, ovvero sabato. Il sabato era ed è per gli ebrei il giorno del riposo e della preghiera, quindi il nome potrebbe significare anche “il mio Dio è riposo”.

Proverbio del giorno

Donna pelosa donna virtuosa

Aforisma del giorno

Noi diamo credito alle nostre sciocchezze quando le diamo alle stampe. (M. de Montaigne)

Sei nato oggi? 

Il nome deriva dall’ebraico Elisheba, composto da El, Dio, e scheba, sette, il numero della perfezione; significa pertanto “Dio è perfezione” oppure “Dio è giuramento”. Esistono peraltro altre interpretazioni: infatti per alcuni sarebbe composto da El e da shabat, ovvero sabato. Il sabato era ed è per gli ebrei il giorno del riposo e della preghiera, quindi il nome potrebbe significare anche “il mio Dio è riposo”.

Oroscopo quotidiano

Oroscopo di Martedì 17 Novembre 2020

Accadde Oggi

La “difesa della razza” è legge

17 novembre 1938

Con la firma di Vittorio Emanuele III viene promulgato il regio decreto che adotta la “dichiarazione sulla difesa della razza”. Su proposta del Duce Benito Mussolini ed emesso dal Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre, questo provvedimento esclude gli ebrei italiani dal servizio militare e dalle cariche pubbliche e limita la libera proprietà immobiliare, la gestione delle aziende private e l’esercizio delle professioni.

Migliaia di persone si ritrovano all’improvviso straniere in patria e senza lavoro. Il decreto del 17 novembre, insieme a quelli promulgati fin dal mese di settembre, fa parte delle cosiddette “leggi razziali”, che hanno legittimato il razzismo nell’Italia fascista. Verranno abrogate il 20 gennaio 1944 dal governo Badoglio, trasferitosi a Brindisi durante il Regno del Sud.

Engelbart brevetta il mouse

martedì 17 novembre 1970 (50 anni fa)

Engelbart brevetta il mouse: Il topo più celebre della storia fu inventato da un ingegnere elettronico americano, Douglas Engelbart, che il 17 novembre del 1970 ricevette il brevetto del primo mouse.

Animato dalla volontà di migliorare il modo di lavorare delle persone, Engelbart (scomparso nel 2013 e al quale si deve anche l’ideazione dell’ipertesto) mise a punto, nel 1963, un rudimentale dispositivo di puntamento, costituito da un involucro di legno che racchiudeva un meccanismo di dischi metallici.

In grado di muoversi solo in senso orizzontale e di determinare gli spostamenti sul piano di lavoro, il dispositivo era dotato inoltre di un pulsante che, a seconda del tipo di pressione esercitata (i click), trasmetteva segnali elettrici al sistema.

Gli venne dato un nome banale, mouse, per la forma che vagamente richiamava quella di un topo, nella prospettiva che una sua successiva commercializzazione avrebbe comportato la scelta di un nome più serio. Ma così non fu. L’invenzione non ebbe subito un utilizzo pratico e si dovette attendere qualche anno perché venisse perfezionata ad opera di un collega di Engelbart, Bell English.

Quest’ultimo vendette il brevetto alla Xerox, che realizzò nel 1973 il primo mouse “a pallina” e il primo computer dotato di mouse (lo Xerox Star). Una dimostrazione del suo funzionamento conquistò un giovanissimo Steve Jobs, che ne sviluppò una versione più avanzata per Lisa, primo modello di personal computer della Apple, e successivamente per il Macintosh.

Allo stesso Jobs fu riconosciuto il merito di aver realizzato l’assetto definitivo del mouse, cui si sarebbero ispirate le versioni successive, sia quelli a funzionamento meccanico, sia quelli dotati di sistema ottico o laser.

Inaugurato il canale di Suez

mercoledì 17 novembre 1869 (151 anni fa)

Inaugurato il canale di Suez: C’è la firma di un italiano dietro il progetto di un’opera ingegneristica tra le più grandiose della storia e con maggiori conseguenze sul piano politico-commerciale. Lì dove avevano fallito i Faraoni, i Persiani e finanche Napoleone Bonaparte, riuscì il trentino Luigi Negrelli, pioniere dell’ingegneria ferroviaria e civile.

Il suo progetto fu approvato dalla Società di studi costituita nel 1846, allorché venne ripresa l’annosa questione del taglio dell’istmo di Suez (unica cerniera tra i continenti africano e asiatico, compresa nella parte più a nord-est dell’Egitto), che da sempre separava il Mediterraneo dal Mar Rosso, costringendo le navi europee dirette in Asia a circumnavigare l’Africa.

Affidati alla Compagnia universale del Canale di Suez e finanziati grazie all’abile opera diplomatica di Ferdinand de Lesseps, vice console di Francia ad Alessandria, i lavori partirono nel 1859, per concludersi dieci anni dopo. Inaugurata ufficialmente il 17 novembre del 1869 alla presenza dei più potenti sovrani del pianeta, su tutti l’imperatrice francese Eugenia, l’opera, lunga 163 km, venne salutata come uno strumento di progresso e a disposizione di tutti i popoli.

In tale ottica, nel 1888 maturò la convenzione di Costantinopoli, approvata per consentire il libero passaggio sia in tempo di pace che di guerra. Tuttavia, il canale finì per essere oggetto di contesa prima tra le potenze coloniali e poi tra le stesse e l’Egitto, con quest’ultimo che arrivò a nazionalizzarlo nel 1956. Un atto che scatenò la dura reazione delle Nazioni Unite, con la conseguente interdizione alla navigazione nel 1957, e in seguito un conflitto con Israele, destinato a chiudersi verso la fine degli anni Settanta.

Riaperto alla navigazione internazionale nel 1975 e interessato da lavori di ampliamento (conclusi nell’estate del 2015 e costati 14 miliardi di euro), attualmente il Canale di Suez misura 193 km e rappresenta una cruciale rotta commerciale per l’industria petrolifera e non solo.

Nati in questo giorno

Sophie Marceau

data di nascita: giovedì 17 novembre 1966 (54 anni fa)

Sophie Marceau: Il suo ruolo di “Ambasciatrice del fascino francese” dice tutto sulla bellezza ed eleganza del personaggio, amata in patria e all’estero fin da giovanissima.

Nata a Parigi come Sophie Danièle Sylvie Maupu, a 13 anni col nome d’arte Sophie Marceau debutta al cinema e diviene già una star: il ruolo di Vic Berreton in Il tempo delle mele di Claude Pinoteau la fa entrare nel cuore di milioni di adolescenti. Il successo l’accompagna nel primo sequel della storica pellicola, che le regala nel 1983 il Premio César come “Miglior attrice promettente”.

Nella fase adulta conferma il suo talento nel passare da ruoli romantici ad altri drammatici, in film come “Braveheart” (1995), “Anna Karenina” (1997) e “Il mondo non basta” (1999), 19° capitolo della saga dell’agente 007. Apprezzata anche come regista, concorre al ruolo di Marianne, simbolo della Francia, poi assegnato a Laetitia Casta.

Giò Pomodoro

data di nascita: lunedì 17 novembre 1930 (90 anni fa)
data morte: sabato 21 dicembre 2002 (17 anni fa)

Giò Pomodoro: Fratello del famoso scultore Arnaldo, tra i maggiori del Novecento, Giorgio, in arte Giò Pomodoro, si ritagliò con la sua produzione un ruolo di primo piano tra gli astrattisti del secolo scorso.

Nato ad Orciano di Pesaro, nelle Marche, e morto a Milano nel dicembre 2002, apprese l’arte orafa a Pesaro e dal 1955 cominciò ad esporre presso note gallerie di Milano, Venezia e Roma. Avvicinatosi al gruppo Continuità, se ne distaccò approdando al “ciclo della materia, del vuoto e della geometria”, in cui optava per uno sviluppo plastico della materia.

Invitato ad esporre tre volte alla Biennale di Venezia, una alla galleria internazionale di Parigi e una alle gallerie Marlborough e Martha Jackson di New York, nel 1978 curò le scenografie de “La forza del destino” di Verdi, in cartellone all’Arena di Verona.

Tra i motivi delle sue opere pubbliche in pietra e bronzo, ispirate all’idea di fruizione sociale dell’opera d’arte, il sole è il più ricorrente.

Carlo Verdone

data di nascita: venerdì 17 novembre 1950 (70 anni fa)

Carlo Verdone: Degno erede della grande tradizione della commedia all’italiana, e in particolare del celebre Alberto Sordi (al quale è stato spesso accostato), con le sue pellicole rappresenta, da oltre trent’anni, l’italiano medio con le proprie abitudini e manie.

Romano doc, Carlo Gregorio Verdone mastica di cinema fin da piccolo, grazie all’attività del padre Mario, critico cinematografico e docente universitario di Storia del cinema. Laureatosi in Lettere a “La Sapienza”, debutta in TV alla fine degli anni Settanta, acquisendo popolarità grazie a trasmissioni come Non stop, dove si presenta nei panni di personaggi comici che in seguito riprende sul set.

Fa il botto già con il primo film, Un sacco bello, che nel 1980 gli vale un David di Donatello come “attore emergente”. Nelle prove successive, da Bianco, rosso e Verdone (1981) a Il mio miglior nemico (2006), passando per Compagni di scuola (1989) e Maledetto il giorno che ti ho incontrato (1992), si costruisce la fama di regista e attore tra i più rappresentativi del panorama nazionale, premiato dalla critica e al botteghino.

Appassionato di musica rock e tifosissimo della Roma, è nel cast de La grande bellezza di Paolo Sorrentino, insignito dell’Oscar al “miglior film straniero” nel 2014. Dopo vari rinvii, a causa della chiusura delle sale cinematografiche per la pandemia, il film Si vive una sola volta uscirà a fine gennaio 2021.

Nati… sportivi

Nani

data di nascita: lunedì 17 novembre 1986 (34 anni fa)

Nani: È un calciatore portoghese, di origini capoverdiane, nato a Praia (capitale di Capo Verde). Il suo vero nome è Luís Carlos Almeida da Cunha.
Dopo aver giocato nello Sporting Lisbona, dal 2007 al 2014 è un’ala del Manchester United, con cui vince quattro volte la Premier League, una Champions e una Coppa del mondo per club.

Nell’estate 2014 ritorna a giocare, in prestito dal club inglese, nella capitale portoghese. Nel luglio 2015 si trasferisce in Turchia per giocare nel Fenerbahçe. Un anno dopo vola in Spagna per indossare la maglia del Valencia, ma il 31 agosto 2017 va in prestito alla Lazio. Nel luglio 2018 è nuovamente un calciatore dello Sporting Lisbona. Il 18 febbraio 2019 sottoscrive un contratto con l’Orlando City Soccer Club, in Florida.

Con la Nazionale lusitana arriva terzo agli Europei 2012 e alla Confederations Cup 2017, partecipa alla conquista del titolo continentale di Francia 2016.

I Doodle di Google

Giò Pomodoro

17 novembre

Giò Pomodoro: Tra i più rappresentativi scultori del Novecento italiano, Giò Pomodoro si è affermato dal dopoguerra come uno dei maggiori esponenti, insieme al fratello Arnaldo, di quel movimento artistico che ha saputo superare il filone neorealista, puntando a forme astratte e innovative.

Un doodle locale, visibile in Italia e “scolpito” alla maniera di Giò, ha salutato nel 2011 l’ottantunesimo anniversario della nascita dell’artista pesarese. Sparse tra collezioni private e pubbliche ed esposte tra Londra, Parigi, New York, San Paolo del Brasile, le sue opere più note sono quelle incentrate sulla fruizione sociale dell’opera d’arte come il Sole-Luna-Albero installato a Monza.

Angolo Lettura

Il tamburo di latta

domenica 17 novembre 2013 (7 anni fa)

Il tamburo di latta: Questa settimana consigliamo il romanzo “Il tamburo di latta”, scritto dal premio nobel per la letteratura Gunter Grass nel 1959.

Il protagonista è Oskar, un bambino che a tre anni decide di non crescere più fisicamente, da allora resta un nano dal fisico deforme. A trenta anni viene rinchiuso in un manicomio dove, accompagnato dal suono del suo inseparabile tamburo di latta, racconta le vicende della sua famiglia, di tutta la sua vita.

Oskar osserva e commenta il mondo degli uomini definiti “normali”, ne svela le crudeltà e le meschinità. La storia del tamburino è intrecciata inscindibilmente con quella della Germania di inizio Novecento, pre e post nazista.

Un libro intenso, a tratti grottesco e fantasioso, una favola sprezzante e impetuosa, anarchica. Nel 1979 è uscito il film tratto dal romanzo “Il tamburo di latta”, vincitore, nel maggio dello stesso anno, della Palma d’oro come miglior film del festival di Cannes.

Di seguito un breve brano del libro: «Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c’è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.

Il mio infermiere non può dunque essermi nemico. Ho preso a volergli bene, a questo controllore appostato dietro allo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; così, nonostante lo spioncino che gli è d’ostacolo, impara a conoscermi.

Il brav’uomo sembra apprezzare i miei racconti, perché appena gli ho raccontato qualche fandonia per mostrarmi la sua gratitudine mi fa vedere la sua ultima composizione di nodi. Non vorrei affrontare il problema di stabilire se sia un artista.
Una mostra delle sue creazioni sarebbe però accolta con favore dalla stampa, e attirerebbe anche qualche compratore.


Egli fa nodi con spaghi comuni che dopo le ore di visita raccoglie e districa nelle camere dei suoi pazienti, creando complessi fantasmi cartilaginosi; poi li immerge nel gesso, li lascia irrigidire e li infilza su ferri da calza, fissati sopra zoccoli di legno.
Spesso accarezza l’idea di colorare queste sue opere. Io lo sconsiglio, gli addito il mio letto metallico laccato di bianco e gli chiedo di immaginare questo letto così perfetto dipinto a vivaci colori. Allora, alzando le sue mani di infermiere, inorridito se le mette nei capelli, tenta, col suo viso un po’ troppo rigido, di dare espressione simultanea a tutte le ansie che lo assalgono, e desiste dai suoi variopinti piani.


Il mio candido letto metallico è dunque un termine di paragone. Per me è persino qualche cosa di più: rappresenta la meta finalmente raggiunta, è la mia consolazione, e potrebbe diventare la mia fede se la direzione del manicomio mi permettesse di apportare qualche cambiamento: vorrei far elevare le fiancate perché nessuno mi si avvicini troppo».

Scomparsi oggi

Doris Lessing

data di nascita: mercoledì 22 ottobre 1919 (101 anni fa)
data morte: domenica 17 novembre 2013 (7 anni fa)

Doris Lessing: Fedele testimone del proprio tempo, è stata una scrittrice di grande passione civile che non ha mai mancato di prendere posizione sulle grandi questioni del secondo Novecento.

Nata a Kermanshah, nell’Iran occidentale, Doris May Tayler (il vero nome) è vissuta fra tre continenti, da giovane nell’Africa britannica, raccontata attraverso le vite dei coloni inglesi e le miserie degli indigeni, in capolavori come L’erba canta (1950).

Negli anni ha denunciato la dittatura staliniana, la corruzione dei regimi africani, come quello di Mugabe, e in ultimo le guerre al terrore dell’America di Bush. Con Il taccuino d’oro (1962), divenuto un caposaldo della letteratura femminista, ha sfiorato il Nobel per la Letteratura, che l’è stato assegnato nel 2007, in quanto «cantrice dell’esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa».

Apprezzata anche per il ciclo di romanzi di fantascienza “Canopus in Argos”, è scomparsa Londra nel novembre del 2013.

Muore Totò Riina

17 novembre 2017

Alle 3,37 Totò Riina ha smesso di vivere, non è sopravvissuto agli ultimi due interventi e a cinque giorni di coma. Era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma, in regime di 41 bis (il carcere duro per i reclusi più pericolosi) ormai da 24 anni. E’ stata disposta l’autopsia “trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti”, spiega il procuratore di Parma, Antonio Rustico.

I familiari non sono riusciti a incontrarlo prima che morisse, nonostante il permesso straordinario ricevuto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri, viste le condizioni del detenuto, aveva autorizzato la visita. Secondo indiscrezioni, la figlia minore del boss è rimasta a Corleone. Riina aveva quattro figli: uno è detenuto e sta scontando l’ergastolo per quattro omicidi, mentre il minore, dopo una condanna a otto anni per mafia, è sorvegliato speciale. La più piccola delle due figlie femmine vive a Corleone, la maggiore invece si è trasferita da anni in Puglia.

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