Alleati strategici di Cuba contro tentativi di ingerenze esterne

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Alleati strategici di Cuba

Gli alleati strategici di Cuba, Russia, Cina e Iran avertono gli Usa a fermare ogni tentativo di destabilizzazione contro l’isola. Queste dichiarazioni arrivano subito dopo il sostegno alle “proteste” da parte del presidente statunitense Joe Biden.

Perché gli alleati strategici di Cuba avertono gli Usa?

A Mosca, il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov incontra l’ambasciatore cubano Julio Garmendia Peña. La parte russa esprime solidarietà con il governo e il popolo di Cuba. Inoltre, i russi promettono pieno sostegno agli sforzi verso la più rapida normalizzazione della situazione. Le parti esprimono fiducia che la situazione tornerà presto alla normalità. Condannano i meri tentativi dell’interferenza straniera e di altre azioni distruttive per destabilizzare Cuba. La Cina dichiara che l’embargo degli Usa è la causa principale della carenza di medicine ed energia a Cuba. L’embargo, condannato il mese scorso per la 29a volta consecutiva dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in un voto quasi unanime di 184-2. Zhao invita Biden a revocare le sanzioni e a non interferire negli affari interni di uno stato sovrano. Anche, l’Iran condanna le sanzioni illegali degli Usa, fattore importante nelle difficoltà economiche del popolo cubano.


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In che modo gli alleati strategici di Cuba difendono l’isola caraibica?

Da sempre, paesi come Cina, Russia e Iran rafforzano le loro relazioni dando sostegno economico a Cuba. L’aiuto russo-cinese durante la pandemia globale dava manforte al settore economico ma soprattutto quello energetico. Le prese di posizione sia all’ONU che in altre occasioni danno un forte segnale agli Usa su un suo possibile intervento. Queste manifestazioni orchestrate ad hoc iniziavano subito dopo l’assassinio del Presidente Haitiano da sicari colombiani e statunitensi. Evento che il governo cubano giudica come un’azione indiretta degli Usa. Stesso tentativo in Venezuela, dove l’obbiettivo è il Presidente Maduro. Il tentativo in quel caso fallisce. Due ex marines statunitensi vengono catturati. Un modus operandi il quale non cela le intenzioni di destabilizzare governi con l’utilizzo di mercenari. La formula è la stessa anche nel recente tentativo di uccidere Lukashenko. il Presidente della Bielorussia.

I Media nel contesto delle rivoluzioni colorate

Secondo analisti, la disinformazione è la leva principale nel contesto di un tentativo di golpe o destabilizzazione dei governi. Dove chi protesta è una minima parte della popolazione. Di recente l’eurodeputo irlandese Clare Daly denunciava che i sostenitori di Navalny sono solo il 4%. La stessa cosa anche in Bielorussia con l’oppositrice di Lukashenko. Individui che l’Occidente vende come eroi di libertà tralasciando le azioni illegali da essi fatte. I stessi media che non parlano mai in difesa di Julian Assange o di altri elementi considerati nocivi per una certa politica liberale. Un’operazione che ha due pesi e due misure. Per Cuba, tutto questo non è molto diverso. Se il governo di Cuba è così odiato, perché il Presidente scende in piazza a sostenere lo stato di diritto??