È allarme stupri in Italia negli ultimi giorni. In queste ore l’opinione pubblica italiana è stata scossa dal tentativo di violenza sessuale a Rimini da parte di due aspiranti poliziotti della Scuola di Polizia di Brescia nei confronti di una turista tedesca di 19 anni. Nella stessa città, solamente 24 ore dopo, un’altra turista di 26 anni, questa volta di nazionalità danese, sarebbe stata vittima di un tentato stupro da parte di un venditore di rose bengalese di 36 anni regolare sul territorio nazionale, già in precedenza al centro di denunce per tentata violenza sessuale.

Sempre in Emilia Romagna, questa volta a Parma, si sarebbe compiuto nelle scorse ore un altro stupro ai danni di una 21 enne. Al centro delle indagini Federico Pesci, noto imprenditore di 46 anni e il suo pusher di fiducia di nazionalità nigeriana. Delle ultime ore è anche la notizia della tentata violenza a Menaggio, nei pressi di Como, nei confronti di due ragazzine minorenni. Ad essere accusati quattro ragazzi ancora non arrestati. Vista la giovane età delle vittime le forze dell’ordine stanno cercando di svolgere le indagini con il massimo riserbo e delicatezza.

 

Ma come funziona la legislazione che punisce lo stupro in Italia?

In Italia la violenza carnale è punita ovviamente con il carcere, con pene che possono arrivare anche fino ai dodici anni di reclusione, ma nonostante questo i casi non sembrano diminuire.

Il codice penale italiano punisce gli atti di violenza sessuale (articolo 609-bis) come la condotta di colui che con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o minaccia o mediante abuso di autorità costringa taluno a compiere o subire atti sessuali e quella di colui che induca un altro soggetto a compiere o subire atti sessuali e quella di colui che induca un altro soggetto a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o.psichica della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

L’articolo 609-ter c.p., prevede invece le aggravanti, cioè circostanze che se accadute durante il reato possono portare ad un aumento della pena (ad esempio l’utilizzo di sostanze alcoliche).

Importanti passi avanti nel nostro paese sono stati fatti sul concetto di consenso e su quanto l’assenza di questo aspetto incida in un aumento della pena. Su questo argomento fondamentale è stata la Convenzione di Istanbul (incentrata sulla violenza sessuale e violenza domestica)firmata l’11 maggio 2011 (che l’italia ha ratificato con altri 32 paesi), uno dei documenti internazionali più autorevoli in materia.

Nel nostro paese un importante passo avanti in materia è stato fatto nel 1996 quanto il reato di stupro è diventato ufficialmente reato contro la persona e non più reato contro la moralità pubblica e il buon costume (fondamentale è stato il caso di Franca Viola, la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore).

 

Le pene

In Italia le pene contro il reato di stupro sono regolate dagli articoli 609-septies, 609-ter e 609-bis.

Il 609-septies del codice penale prevede che lo stupro e altri tipi di violenza sessuale siano perseguiti solo dopo che la vittima decida di presentare una querela di parte entro sei mesi dall’ipotetico reato.

Il reato di stupro è punito, secondo l’articolo 609-bis, dai cinque ai dieci anni. L’articolo 609-ter stabilisce invece la pena della reclusione dai sei ai dodici anni nel caso di violenza nei confronti di minori di 14 anni, verso minori di 16 anni il cui colpevole dia un genitore (anche adottivo) o un tutore, la violenza sia commessa con l’uso di armi, sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti. Altri casi sono quello in cui la violenza sia commessa da persona traviata o che simili la qualità di pubblico ufficiale o di incarichi di servizi pubblici, quando la vittima è in una situazione di limitazione della libertà personale o se la violenza avviene all’interno o nelle immediate vicinanze di eventuali istituti di istruzione o formazione frequentato dalla persona colpita.

Per approfondire il tema della stupro e della violenza domestica in Italia può essere utile leggere il rapporto SDGs 2018 ISTAT sul tema. Come viene riportato i numeri di casi sono purtroppo costanti, ma sembrano maggiori le situazioni in cui viene individuato un colpevole. Rimangono invece molto alti gli atti di violenza fisica e verbale contro le donne, portando l’italia ad uno dei primi posti in Europa per numero annuo di femminicidi e denunce (anche se esiste un grande sommerso).

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