Siamo davvero a conoscenza di quale sia la prima causa di riscaldamento globale? Si parla spesso di inquinamento provocato dalle fabbriche, centrali elettriche e combustibili fossili delle automobili, che di certo sono parte integrante di questo fenomeno, ma non ne sono la fonte primaria. In realtà i principali fattori scatenanti sono l’allevamento animale e l’agricoltura legata ad esso.

Prima di spiegare come questi due elementi possano incidere sull’ambiente e, quindi, sulla nostra vita, parliamo di come si verifica questo cambiamento di temperatura.

Effetto serra e gas serra

L’effetto serra è il meccanismo fondamentale per la regolazione della temperatura del nostro pianeta.

Senza di esso la temperatura terrestre sarebbe di -6° C anziché 15° C. Sono proprio i gas serra i responsabili di questo processo, che permettono ai raggi solari di attraversare l’atmosfera riscaldando, in questo modo, la Terra. Di contro essi ostacolano il passaggio verso lo spazio di parte delle radiazioni infrarosse provenienti dalla superficie della Terra e dalla bassa atmosfera.

I principali gas serra coinvolti sono: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O) e clorofluorocarburi. Questi gas sono presenti in natura in quantità tale da mantenere stabile la temperatura terrestre. L’attività antropica ha però contribuito ad una loro immissione eccessiva, che ha inevitabilmente portato ad un aumento del grado di calore.

In che modo l’allevamento di bestiame inquina?

L’impatto che l’allevamento ha sull’ambiente è notevole. Esso contribuisce ai cambiamenti climatici, all’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua e alla perdita di biodiversità. L’insieme delle attività dell’allevamento producono il 18% delle emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra, risultando quindi più inquinanti dei trasporti, che invece ne generano il 14%. Questi gas sono prodotti direttamente o indirettamente dall’industria zootecnica.

Anidride carbonica (CO2)

L’allevamento produce il 9% dell’anidride carbonica derivante dalle attività antropiche. Essa può essere emessa in modo diretto tramite la respirazione animale e in modo indiretto tramite l’energia utilizzata per i trasporti. Questi ultimi riguardano il trasporto di alimenti verso gli allevamenti (soia, grano) e il trasporto di prodotti animali verso il consumatore (latte). Per esempio il trasferimento annuale di soia dal Brasile alla Svezia provoca un’emissione di trentaduemila tonnellate di CO2. Infine, un altro aspetto importante è la deforestazione a scopo pascolo: la perdita di alberi contribuisce all’aumento di anidride carbonica.

Metano (CH4)

Si calcola che gli allevamenti producano il 37% di questo gas, il quale ha un potere riscaldante 20-25 volte maggiore della CO2 e permane nell’atmosfera per 5-15 anni. La maggior parte del metano origina dalle fermentazione microbiche che degradano la fibra nel processo di digestione del bestiame. Anche la decomposizione delle feci rilascia metano nell’ambiente la cui emissione va dai 10 ai 17 milioni di tonnellate l’anno. Le specie animali che ne producono in maggior quantità sono i suini e le bovine da latte.

Protossido di azoto (N2O)

L’emissione di questo gas nell’ambiente è devastante: il suo potere riscaldante è 296 volte più elevato rispetto alla CO2. L’azoto viene utilizzato in agricoltura come fertilizzante e viene prodotto dagli animali allevati attraverso l’ammoniaca (NH3). Il suo rilascio da parte del bestiame raggiunge 23 milioni di tonnellate l’anno.

 

Cambiamenti climatici e prospettive future

Se l’andamento degli eventi descritti rimarrà tale, si stima che entro il 2100 la temperatura aumenterà da 1,4° C a 5,4° C. I risultati di questo incremento sono già visibili a tutti noi: nell’ultimo periodo abbiamo assistito a disastri ambientali quali imponenti inondazioni, scioglimento dei ghiacciai e siccità. I cambiamenti climatici sono ormai diventati evidenti ed è indispensabile impegnarsi per evitare che la situazione si aggravi ulteriormente.

La FAO ha previsto che il consumo di carne nel mondo crescerà del 73% entro il 2050, raggiungendo i 465 milioni di tonnellate l’anno. Pertanto è importante che i consumatori siano informati, in modo tale da poter prediligere prodotti eco-sostenibili e prestare maggior attenzione all’ambiente. Oltre a questo, è fondamentale la riduzione degli sprechi e delle quantità utilizzate da parte dell’industria zootecnica.

 

 

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