Allarme da scienziati australiani per la ripresa della barriera corallina

0
224

L’allarme sulla ripresa della barriera corallina è arrivato questo lunedì, dagli scienziati del governo australiano, impegnati nello studio da 35 anni.

Quali sono i problemi per la ripresa della barriera corallina?

I problemi riscontrati sono causa dei cambiamenti climatici. La Barriera Corallina è una delle più grandi formazioni del mondo, tipica dei mari e oceani tropicali. E’ composta da formazioni rocciose sottomarine biogeniche costituite e accresciute dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi facenti parte della classe Anthozoa, phylum Cnidaria. L’allarme arriva proprio pochi giorni prima che l’UNESCO inserisse il grande sistema della Barriera Corallina nella sua lista come in via di estinzione.

Cosa dice lo studio?

L’Australian Institute of Marine Science (AIMS) ha affermato che i coralli sono attualmente in una “finestra di recupero“. Recuper che arriva dopo una tregua che ha seguito un decennio di stress da calore e cicloni. Ma tali opportunità stanno diventando più rare a causa dell’impatto del cambiamento climatico,  come ha affermato l’agenzia governativa. Dal 1995 ad oggi i dati raccolti indicano che “La crescente importanza degli eventi meteorologici estremi legati al clima e delle epidemie di stelle marine corona di spine sta causando pressioni più gravi e frequenti, dando alla barriera corallina meno opportunità di recupero come questa“.

La ripresa della barriera corallina è variata?

Gli autori dello studio hanno calcolato che la popolazione di coralli sia crollata di più del 50% nel complesso. Ma con variazioni interne importanti. A finire decimati sono in particolare i coralli ramificati e un’altra specie della famiglia Acroporidae, i cui esemplari sono soprannominati “coralli tavola”. Due specie fondamentali. Non solo perché garantiscono l’habitat necessario per una grande quantità di pesci e altra flora e fauna marina. Ma anche perché, soprattutto i secondi, sono la chiave di volta di quella grande architettura naturale che è la Grande Barriera Corallina. E ad oggi, la porzione più settentrionale della barriera ormai ne è del tutto sprovvista. Anche, Britta Schaffelke, direttore del programma di ricerca presso l’AIMS, ha affermato che le ultime scoperte hanno fornito “un barlume di speranza… che la barriera corallina abbia ancora resilienza”. Ma ha aggiunto che la sua “prospettiva per il futuro è ancora molto scarsa a causa dei pericoli del cambiamento climatico e di altri fattori che stanno impattando sugli organismi che compongono la barriera corallina”.


Persi metà dei coralli della Grande Barriera Corallina


La barriera corallina e l’Unesco

L’Australia conservatrice, sta così affrontando il declassamento del patrimonio mondiale, quindi ha inviato il ministro dell’ambiente del paese a Parigi per incontrare i funzionari dell’UNESCO e persino portando ambasciatori chiave in un viaggio di snorkeling nella barriera corallina la scorsa settimana. Ma l’UNESCO, ha esortato Canberra, capitale dell’Australia, restia a impegnarsi, in un piano a lungo termine a zero emissioni nette, entro il 2050. Il governo ha affermato che il 23 luglio, informerà della sua decisione e che spera di raggiungere l’obiettivo “il prima possibile” senza danneggiare la sua economia dipendente sia dalle materie prime, ma anche dalla barriera corallina che prima del coronavirus, valeva circa 4,8 miliardi di dollari all’anno di entrate turistiche, perciò teme il declassamento. Ed ha insistito sul fatto che “affrontare il cambiamento climatico richiede anche uno sforzo globale“. Inserito nella lista del Patrimonio Mondiale nel 1981, la Grande Barriera Corallina è uno dei sette siti a livello globale minacciati di declassamento.