Alla libreria Canova di Treviso “c’è chi dice no”

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Si è svolta ieri presso la Libreria Canova di Treviso la “presentazione” del libro Sulla strada giusta (edito da Rizzoli) di Francesco Grandis.

Il virgolettato è d’obbligo perché, come sostenuto dallo stesso autore, è stata una presentazione sui generis, senza letture di passi ed altre consuetudini di queste occasioni, ma un racconto, un racconto di vita. Nel suo libro, infatti, Francesco Grandis racconta la ricerca di quella che per lui era la sua strada giusta, del suo dire no al percorrere un cammino imposto dall’educazione ricevuta, dagli schemi della società; un percorso su cui siamo indirizzati da bambini, da ragazzi, perché “così fan tutti”.

L’autore ha messo nero su bianco la sua ricerca interiore, il suo peregrinare alla ricerca della sua strada giusta dopo essere giunto ad un punto di non ritorno, dopo essersi accorto della sua insoddisfazione per una vita dedita solo al lavoro (un buon lavoro soprattutto in tempi di crisi) per poter arrivare un domani alla pensione e potersi godere la vita. Francesco ha detto no, ha deciso di vivere il presente e godersi il bene più prezioso che ci venga dato, cioè il tempo, sacrificato sull’altare del profitto e del consumismo a discapito di una crescita personale e di una vita fatta di sapere, di conoscenze e di affetti. Per questo motivo ha abbandonato la strada che tutti dovrebbero seguire per cercare quella che, a suo avviso, lo avrebbe portato a vivere davvero e ad essere felice.

Il successo di Sulla strada giusta, di cui consiglio la lettura perché dopo che lo avrete letto forse la vostra vita non sarà più la stessa (cito l’autore), è stato confermato anche dalla partecipazione alla presentazione di ieri, ma non da un punto di vista numerico, ma qualitativo. Ieri sera, infatti, tra i partecipanti vi erano molti ragazzi, molti dei quali seguono Grandis già da tempo e hanno letto il suo libro, che, però, erano lì per incontrare chi ha avuto la sufficiente paura del futuro per dire no e per “ribellarsi al sistema”.

La presenza di questi giovani spettatori è stata la conferma, a mio avviso,  del disagio che le giovani generazioni (e non mi riferisco ai ventenni, ma anche a quelli di trenta e quaranta anni, spesso dimenticati) provano nell’affrontare un presente, ma, soprattutto, un futuro non più sereno che è stato loro rubato dalle generazioni precedenti. A questi ragazzi, spesso denominati bamboccioni, viene predicato ed “imposto” di cercare un lavoro, qualunque esso sia, a prescindere se dia soddisfazione o meno, perché bisogna arrivare alla pensione, perché così si vive da anni. Ci si dimentica, però, che questo sistema non funziona più e che proprio chi lo predica lo ha portato via a questi bamboccioni.

Francesco Grandis non ha dà ricette di vita, non è un guru e non si atteggia a tale, ma invita indirettamente ad una riflessione, a fermarsi e a porsi una “semplice” domanda: siamo davvero felici? Siamo tutti sulla strada giusta?

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