ALFONSO SIGNORINI REGISTA DELLA “TURANDOT”

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Debutterà il 14 luglio prossimo, giorno dell’inaugurazione del 63° Festival Puccini di Torre del Lago.
Un Alfonso Signorini nuovo, anche se la sua passione per l’opera e per la musica tanto nuova non è.
Da sempre ama l’opera e suona al pianoforte brani di Back, Notturni e Preludi di Chopen.
Non a caso il titolo del suo ultimo libro, che uscirà a breve, sarà proprio “Chopen”.
Da ricordare nel suo “filone” da scrittore, il romanzo dedicato a Maria Callas, dal titolo”Troppo fiera, troppo fragile”.
Molto in lui richiama la musica, il suo mondo, i suoi artisti, nonostante il suo lavoro come Direttore di “Chi”, passando per il gossip e l’opinionista, nel suo cuore racchiudeva il sogno e il desiderio di diventare il
regista di un’opera lirica.
Quel sogno ora si è realizzato, non l’ha cercato, gli è stato proposto.

Alfonso Signorini: Turandot e il teatro

Ha accettato al volo, anche se la sua prima esperienza con la “Turandot”non è stata molto idilliaca.
Anzi, è stata tragica.
Ed ha lasciato in lui un segno nel tempo.
Infatti, nel 1973, alla Prima della Scala andava in scena “Turandot”, ma al primo atto ebbe un attacco di panico, dovuto probabilmente per lo stress degli esami, che lo portò in ambulanza e in ospedale.
Ma il destino mischiò le carte e lo fece ritornare alla “Turandot” nelle vesti di regista.
La “sua” Turandot seguirà la tradizione, la modernità che tenta di “stravolgere” storia e personaggi non fa per lui, Signorini punta di più su un linguaggio fruibile, semplice e moderno, che aiuti alla comprensione del testo.
La storia è ambientata in una Cina fuori dal tempo, che lascerà ampia immaginazione al regista-Signorini,
come l’eventuale presenza di statue di leoni all’ingresso.
Fiabesca anche il resto della narrazione, ricca di colori, di cristalli che richiamano il personaggio della principessa, in contrasto con l’oscurità di un amore sofferto e della morte, come avviene nella vita.
Il tocco del regista e la novità della “versione Signorini”, sarà, nel sottolineare la figura di Liù come centrale, considerandola la vera “eroina” della storia.

Alfonso Signorini: Turandot il finale

Il finale potrebbe racchiudere una sorpresa: Turandot trasformata dall’Amore, prenda una corona e la deponga sul capo di Liù che giace nel sepolcro.
Un’opera dalle caratteristiche classiche con un tocco di innovazione, che vedrà alla direzione dell’orchestra Alberto Veronesi, ai costumi Fausto Puglisi, colui che vestì anche Madonna e Beyonsè.
Carla Tolomeo firma le scene, seguendo i suggerimenti di Signorini, amante del barocco.
La principessa sarà interpretata da Martina Serafin, mentre il personaggio di Liù nasconde il nome di
Carmen Giannattasio, tenore Stefano La Colla.

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