L’alcool è una delle principali sostanze che dà dipendenza e, negli ultimi 10 anni, ha causato direttamente o indirettamente la morte di oltre 435 mila persone in Italia. E’ questa l’inquietante fotografia che emerge dal Rapporto dell’Osservatorio Enpam-Eurispes, il più importante studio sull’alcolismo condotto a dieci anni dal precedente per analizzare l’evoluzione di questo problema sociale. In Europa l’alcool rappresenta addirittura il primo fattore di rischio per la salute e l’Italia supera la media mondiale con un consumatore di alcool su tre: il 60% degli italiani, infatti, consuma una o più dosi di alcolici al giorno. Secondo i dati rilevati dallo studio “nel nostro Paese si contano  8,6 milioni di consumatori a rischio, 2,5 milioni dei quali anziani e 1,5 milioni adolescenti”. Ad essere preoccupante è anche l’età in cui si inizia a bere (tra gli 11 e i 14 anni), ma anche la percezione del pericolo nel mettersi alla guida dopo aver bevuto. La ricerca è suddivisa in tre sondaggi: i primi due delineano un profilo dell’attuale consumo di alcool tra i cittadini e tra i ragazzi, coinvolgendo un campione probabilistico stratificato di circa 1100 e di oltre 2250 cittadini. L’ultima parte dello studio, invece, coinvolge l’opinione di un campione di circa 1000 medici sulle principali problematiche legate al consumo di alcolici.

“Con questa indagine, ampia ed articolata” ha commentato il Presidente dell’Eurispes, Gianmaria Fara, “abbiamo, a distanza di quasi trent’anni, fatto il punto sulla evoluzione del fenomeno e sulle sue derive. I dati che emergono testimoniano una cresciuta consapevolezza, ma anche la necessità di un impegno costante sul piano della prevenzione e del sostegno alle famiglie interessate, così come su quello culturale, della comunicazione e dell’informazione”.

“Questo studio” ha aggiunto il Presidente dell’Osservatorio Salute, Previdenza e Legalità dell’Eurispes, Vincenzo Macrì “è il primo di una serie di ricerche che mirano ad approfondire la diffusione dei consumi di alcool, tabacco, droghe, sintetiche e naturali, di psicofarmaci, con le conseguenti situazioni di dipendenza e gravi danni alla salute pubblica, alla sicurezza collettiva, alla vita stessa delle famiglie, quando qualcuno dei suoi componenti è vittima di dipendenza e delle patologie conseguenti”.

Il consumo di alcolici associato a divertimento e convivialità, ma anche per dimenticare

Rispetto all’ultimo studio sul consumo di alcool in Italia è cambiato molto il modo di concepire l’abitudine a bere alcolici. Se prima, infatti, il consumo di alcool era associato a dipendenza e depressione, oggi viene associato da un quarto degli italiani a situazioni di convivialità (23,8%), mentre il 17,1% lo accomuna a una sensazione di piacere, l’11,9% a un concetto di spensieratezza e il 10,6% a momenti di relax. Una visione abbastanza positiva dell’attitudine al consumare bevande alcoliche, mentre tende a scendere la percentuale delle persone che lo associa a immagini negative come fuga dai problemi (9,3%), perdita del controllo (9%) e pericolo (7,3%). Un altro dato allarmante che emerge dalla ricerca è la precocità con cui ci si approccia all’alcool. Il 15,8% del campione intervistato dichiara di aver bevuto il primo bicchiere tra gli 11 e i 13 anni, e tra i maschi la percentuale sale al 20,5%. Il 3,8%, addirittura, dichiara di aver assunto alcolici prima dei 10 anni. Cambia anche il modo di bere, che avviene spesso fuori dai pasti, in dosi massicce e in un tempo circoscritto, specie in momenti di convivialità come aperitivi, feste e serate in discoteca o nei pub. La tendenza a bere in compagnia è più accentuata tra i giovani 18-24 anni (45%), mentre tra i 25-34enni l’abitudine a bere quando se ne ha voglia raggiunge il 32,7%. Rispetto ai dati raccolti 10 anni fa, sono in aumento anche i casi in cui si beve eccessivamente. Un’attitudine più diffusa tra i giovani (il 60% tra i 18 2 24 anni, il 59% tra i 25 e i 34 anni) e spesso legata a stati d’animo particolari: il 28% del campione intervistato dichiara di bere in modo eccessivo “per piacere”, mentre un quarto degli intervistati fa uso eccessivo di bevande alcoliche per “stare meglio con gli altri” (dato in aumento del 12% rispetto a 10 anni fa) e il 23,7% dichiara che lo fa per “rilassarsi”. Aumenta anche la percentuale di chi ritiene che bere sia un modo per “affrontare una situazione complicata” (9,2% contro il 2,6%) e chi lo fa per “reagire a un insuccesso” (2,2% contro l’1,2%).

Il consumo di alcool risulta essere in aumento e sempre di più sono i casi in cui si beve per reagire ai problemi della vita. Se da una parte, dunque, si associa l’assunzione di alcolici a momenti di compagnia e relax, dall’altra appare chiaro che il fenomeno della dipendenza da alcool è ancora molto consistente. L’alcool non è solo pericoloso per la salute di chi lo assume: numerosi e sempre in aumento sono le vittime di incidenti stradali causati da autisti sotto l’effetto di sostanze alcoliche. Tuttavia, da questo primo sondaggio condotto da Enpam-Eurispes, emerge che solo il 35% degli intervistati considera rilevante il problema dell’alcolismo.

Giovani: si beve per sballo e con poca attenzione

Se i dati del primo sondaggio sono allarmanti, tanto di più lo sono quelli della seconda parte, incentrata sul consumo di alcolici da parte dei giovani. Anche in questo caso i momenti in cui si consumano maggiori dosi di alcolici sono quelli legati al divertimento. La cosa più allarmante, tuttavia, è che una buona parte dei giovani intervistati dichiara apertamente di aver provato a eccedere nel bere per puro sballo. Un terzo degli intervistati afferma di aver giocato con gli amici a chi beve di più (33,1%) e un’identica percentuale rivela di aver visto un amico o un conoscente riprendersi o lasciarsi riprendere in video mentre beveva. Una tendenza, questa, legata alla diffusione dei social network, che in alcuni casi portano gli adolescenti a spingersi oltre il limite per essere accettati dalla loro comunità di amici e conoscenti. L’indagine rivela anche una scarsa conoscenza da parte dei giovani riguardo alla pericolosità di guidare o di salire in auto con qualcuno che ha bevuto. I giovanissimi studenti tra gli 11 e i 14 anni d’età ammettono con maggiore frequenza (30%), di aver viaggiato su un mezzo guidato da qualcuno che avesse bevuto alcolici. 

D’altra parte reperire bevande alcooliche, nonostante il divieto di vendita ai minori di 18 anni, non sembra essere un problema. Il 45,6% dei minori intervistati ha dichiarato di non aver mai comprato alcolici, mentre il restante 54,4% di essi dichiara di averlo fatto. Di questi, oltre un quinto dichiara che non gli è “mai” stato chiesto il documento di identità (21,7%), al 16,4% gli è stato chiesto “raramente”, ad uno su 10 gli è stato chiesto “qualche volta” e solo al 5,9% “spesso”. In particolare, il 30,8% dei ragazzi tra 11 e 14 anni ha acquistato alcol e ad un quinto di questi non è mai stato chiesto il documento di identità (20%).

I medici: dipendenza da alcool più pericolosa di fumo, droghe sintetiche e cocaina

L’ultima parte dello studio condotto da Enpam-Eurispes ha coinvolto circa mille medici, ai quali sono state richieste risposte professionali in merito al consumo di alcool e alla dipendenza che può derivarne. Secondo i medici l’alcool è la più diffusa delle dipendenze: nove su dieci sostengono che si tratta della sostanza psicotropa più diffusa e di quella che miete il maggiore numero di vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina. Una delle cose più preoccupanti e che non contribuisce a trovare soluzioni per questo fenomeno, è il fatto che non è possibile stilare un identikit dell’alcolista. Secondo quanto emerge dal sondaggio, infatti, il consumo eccessivo non appartiene ad una particolare tipologia di paziente, ma “attraversa” l’intera società: secondo quattro medici su dieci (39,4%) queste persone non appartengono a nessuna categoria in particolare, per poco più di tre su dieci (31,8%) si tratta di persone che stanno vivendo un periodo di difficoltà o depressione, per il 23,5% di soggetti socialmente inseriti, solo per il 5,3% di persone senza fissa dimora o sbandati.La maggior parte dei medici intervistati, tuttavia, è concorde nel constatare un pericoloso aumento in questo decennio del numero di problemi legato al consumo di alcolici e questo aumento sembra riguardare in misura maggiore il Sud Italia.

Volendo fare una fotografia dell’attuale tendenza al consumo di alcolici possiamo dire che: si inizia a bere più precocemente (93,7%), le donne bevono più che in passato (93,3%), si beve di più lontano dai pasti (90,5%), si bevono più superalcolici (78,5%), si associa più spesso il consumo di alcol a quello della droga (73,2%), sono più frequenti gli episodi di ubriacatura (71,4%). Secondo il parere di 7 medici su 10 le motivazioni che spingono le persone a bere non sono legate a problemi o disagi, quanto piuttosto a momenti di ricerca di divertimento e sballo.

Prevenzione e cura

Buona parte dei medici intervistati nell’ultima parte dell’indagine non ripone grande fiducia nelle strutture mediche dedicate alla cura e al sostegno dei pazienti con problemi legati all’alcool. Per il 53,8% sono “scarsi”, per il 29% sono “insufficienti”, per il 16,2% sono invece “sufficienti” e solo l’1% ritiene siano “ampiamente sufficienti”. La proposta che traspare dalle risposte dei medici è quella di promuovere una cultura del bere responsabilmente e in quantità limitate, evitando di mettere a rischio la propria salute e quella degli altri. Oltre la metà dei medici crede debba essere la scuola a dover provvedere a dare una corretta educazione in merito ai ragazzi (51,3%). L’altra metà si divide tra chi ha fiducia nelle campagne di sensibilizzazione (16,6%), chi chiede di ripensare le immagini mediatiche (9,9%), chi ritiene utile un maggior servizio di consulenza (8,7%), chi vorrebbe regole più restrittive per la vendita di alcolici (7,5%) e chi vede la soluzione nell’incremento e nel miglioramento dei centri di assistenza e di recupero (6%).

 

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