Albrecht Dürer: simbolismo, matematica e alchimia

Dürer era un artista universale, raffinato e colto. Dedito con rara sapienza, a diverse discipline, quali la scrittura, la poesia, l’incisione. Ed anche alla pittura e alla scienza.

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Albrecht Dürer

Chi era Albrecht Dürer? Dürer era un artista universale, raffinato e colto. Dedito con rara sapienza, a diverse discipline, quali la scrittura, la poesia, l’incisione. Ed anche alla pittura e alla scienza. Ed è proprio in merito a questi ultimi due aspetti che intendo soffermarmi.

La relazione che intercorre con i suoi studi matematici ma anche ermetici ed occultistici che dimostra quanto l’artista abbia fatto dell’occultismo un’opera d’arte. Albrecht, nato a Norimberga il 21 maggio 1471, figlio di un orafo ungherese, iniziò a imparare questo mestiere con il padre. Da lui apprese le tecniche di incisione sui metalli. Come pittore, fece il suo primo viaggio in Italia dal 1494 al 1495, dove imparò molto sul nuovo stile rinascimentale dell’arte italiana. In particolare sul nuovo metodo di prospettiva lineare.

Dürer si convinse che questo stile di composizione basato sulla matematica era il vero nucleo dell’arte. Tornò in Italia dal 1505 al 1507 per saperne di più su questa tecnica. Qui frequentò, soprattutto a Venezia, anche ambienti Neoplatonici che lo portarono ad esplorare vie esoteriche, e dove conobbe Raffaello Sanzio.

La quadratura del cerchio

Qual è ‘l geometra che tutto s’affige per misurar lo cerchio, e non ritrova, pensando, quel principio ond’elli indige,…”

Dante Alighieri XXXIII canto del paradiso – Divina Commedia

Parto quindi, da questa citazione di Dante che ben rende il problema della rettificazione o quadratura del cerchio. Cosa c’entra con Dürer? Lo scoprirete in seguito.

La costruzione di un segmento con la stessa lunghezza di una data circonferenza o di un quadrato con la stessa area di un dato cerchio, è stato uno dei problemi centrali della matematica per millenni, e che ha dato origine ad una vera e propria malattia, il “morbus cyclometricus”, e in certe epoche ha assunto dimensioni di epidemia.

Questa spasmodica ricerca di pi greco “peripheria circuli”, cioè il rapporto tra l’area del cerchio e il quadrato del raggio, nel XV secolo coinvolse anche grandi artisti tra cui uno dei maggiori rappresentanti del Rinascimento tedesco, Albrecht Dürer (1471-1528).


Arte e matematica: ‘dipinti’ con i numeri


Il simbolismo di Dürer nell’arte

Albrecht Dürer, per molto tempo subì il potere e il fascino del Pi greco. Troneggiava nella sua mente, nelle sue mani, nelle sue opere. L’autoritratto (che vediamo qui sotto) raffigura Albrecht in posa come un cristo, scena voluta, scelta pensata. In alto a sinistra troviamo la sua firma, ma non vi sembra strana? Generalmente quando si firma lo si fa in basso a destra ma qui no. Prendete ora una lente e ingranditela. Notate qualcosa? Nulla?

Se fate attenzione l’iniziale del suo nome, la lettera A, la rappresenta a forma di Pi Greco con la D, iniziale del suo cognome, al suo interno, ma il suo vero cognome, in origine, era Ajtos che etimologicamente deriva dalla parola “Porta”, che poi è anche lo stemma della loro famiglia. Mentre a destra troneggia l’iscrizione latina “Così io, Albrecht Dürer da Norimberga, sono riuscito a ritrarmi con colori caratteristici nei miei 28 anni“. Splendida è in tal senso la firma di Dürer così riconoscibile e sintetica da diventare un “brand” ante litteram, un logo che non sfigurerebbe tra quelli di oggi.

La Melancholia I di Albrecht Dürer

La porta verso dove? Verso la “Conoscenza” si potrebbe dire, ma di quale conoscenza? 
Una conoscenza del mondo, delle sue leggi matematiche ma anche dell’esoterismo che nasconde. Nella concezione esoterica il pi greco, simboleggiava il passaggio dall’armonia del cerchio, i cui punti sono tutti equidistanti dal centro, al quaternario simbolo delle 4 dimensioni spazio-temporali.

Per capire fino a che punto Dürer ha fatto dell’occultismo, un opera d’ arte, prenderemo come esempio la Melancholia. Un’opera che fa parte di un trittico, di tre vie, di tre porte che conducono alla Conoscenza. 

Notate con quanta sapiente cura Albrecht Dürer ne rappresenti la via. Ma la porta di cui parla l’artista, non si aprirà mai se non si hanno le chiavi. Psiche al centro e al suo fianco un putto che rappresenta l’ Amore. Quell’ amore triste…malinconico appunto. L’ intera opera è poi di una simmetria tale da non lasciare dubbi su dove si possano trovare le chiavi, la via da percorrere e la porta. Questi sono i 3 elementi importanti.

L’opera è piena di simboli, appartenenti al mondo dell’alchimia e della matematica. Dalla campana alla clessidra. Un cane scheletrico, attrezzi da falegname, una scala a 7 pioli (7 sono le operazioni per giungere alla pietra filosofale). Ma uno merita di essere raccontato, ed è il quadrato magico in alto a destra.

Il quadrato magico di Albrecht Dürer

Questo quadrato magico è molto complesso e matematicamente interessante. Il 34 è il suo numero magico. Questo quadrato è molto complesso e matematicamente interessante. 

Infatti non è solo la somma dei numeri delle linee orizzontali, verticali e oblique a dare 34. Ma anche la somma dei numeri dei quattro settori quadrati in cui si può dividere il quadrato oltre ai quattro numeri al centro. Questi se sommati danno 34, così come i quattro numeri agli angoli.

Inoltre se si prende un numero agli angoli e lo si somma con il numero a lui opposto si ottiene 17 e se si prendono i numeri centrali dell’ultima riga si trova il numero 1514, anno in cui è stata creata l’opera ed è anche l’anno in cui morì la madre. 

Melencolia I

Alchimia geometrico-matematica

L’alchimia geometrico-matematica era una branca dell’alchimia che intendeva il linguaggio di Dio come un’espressione geometrico-matematica. Per questo motivo si lavorò molto alla cosiddetta quadratura del cerchio, cioè la trasformazione di un cerchio in un quadrato.

Il cerchio conteneva, a giudizio degli alchimisti, il principio divino. Il quadrato era la terra, cioè il mondo ordinario. Riportare il cerchio alla forma del quadrato avrebbe permesso di ricavare un numero potente. Una quintessenza ottenuta attraverso una formula, forse in grado di produrre l’energia creatrice di Dio. La quadratura del cerchio, che oggi sappiamo geometricamente impossibile, impegnò numerosi studiosi, tra i quali Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci che si allontanò diversi mesi dalla pittura per risolvere quel problema.

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