Alberobello – Pajare e Caseddhi i furneddhi e trulli

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Che cosa sono i trulli

Il termine trullo deriva dalla parola greca trullo, che significa cupola. Si tratta di tipiche costruzioni presumubilmente molto antiche, realizzate in pietra a secco, dalla tipica forma circolare con il tetto conico.

Si pensa che i primi trulli siano stati costruiti addirittura durante l’età del bronzo, tuttavia i trulli che ancora oggi sono presenti sul territorio pugliese sono tutti abbastanza recenti e testimoniano l’abitudine che si aveva di distruggere e ricostruire nuovamente il trullo qualora esso fosse danneggiato.

Ecco perchè tra i più antichi ve ne sono solamente alcuni risalenti al Rinascimento, posti nella zona delle Murge. Molto noti e visitati sono i meravigliosi trulli di Alberobello, che sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Com’è strutturato un trullo?

A livello architettonico, il trullo si compone di un modulo centrale circolare attorno al quale possono, in alcuni casi, svilupparsi ulteriori moduli sempre circolari; in questo caso il trullo avrà il caratteristico aspetto a più punte.

I pugliesi sono soliti chiamare i mattoni in pietra grezza con i quali vengono edificati i trulli chianche o chiancarelle: si tratta di mattoni che, oltre a conferire alla struttura un aspetto estetico piacevole e caratteristico, garantiscono anche un buon livello di impermeabilizzazione.

La muratura è inoltre particolarmente spessa: vi accorgerete, infatti, che se un trullo dall’esterno sembra grande, i suoi ambienti interni risultano particolarmente ristretti. Altri particolari da notare durante la visita di un trullo sono la quasi totale mancanza di aperture (con eccezione della porta d’ingresso ovviamente), e la presenza di una finestrella sulla sommità, così da consentire un sufficiente ricambio dell’aria. Queste caratteristiche fanno si che all’interno di un trullo non si soffra il caldo d’estate ma nemmeno il freddo d’inverno.

Per quanto concerne il tetto, esso è una struttura conica autoportante, costituito da una serie di mattoni interni detti chianche, e rivestito da una serie di lastre posizionate perfettamente in cerchi concentrici nella parte esterna, dette chiancarelle.

Alla sommità del tetto, la chiave di volta è spesso impreziosita da motivi scultorei decorativi di tipo scaramantico, esoterico e spirituale, che sporgono dal cono conferendogli il suo aspetto caratteristico.

Dov’è possibile vedere un trullo?

Non pensate di poter vedere i trulli in tutta la regione: infatti, la zona di maggior interesse dei trulli sono le Murge, un’area calcarea dove si presume che queste costruzioni siano state presenti sin dall’antichità.

Nello specifico, potrete vedere diversi trulli nella Valle d’Itria ed in particolare nella cittadina di Alberobello, in provincia di Bari. Il centro storico di questa cittadina è assolutamente pittoresco e se vi recate in Puglia vale sicuramente la pena di spendere qualche ora per una visita ad Alberobello. Altre località dove potete vedere i trulli sono Putignano e Locorotondo (in provincia di Bari), Martina Franca (in provincia di Taranto), Ostuni, Fasano, Cisternino e Ceglie Messapica (in provincia di Brindisi).

A cosa serviva il trullo?

Il trullo era un’abitazione contadina dove il cozzaro, ovvero il contadino che lavorava la terra di un padrone, riponeva i suoi attrezzi da lavoro e, all’occorrenza, dormiva con tutta la sua famiglia. Le nicchie interne al trullo si trasformavano così in vere e proprie stanzette, dotate di un giaciglio di paglia e separate le une dalle altre da tende.

Tenete presente che, ad eccezione del Trullo Sovrano di Alberobello, i trulli sono tutti disposti su di un unico livello. All’interno del trullo potrete osservare anche una serie di travi di legno alle quali si appendevano attrezzi e stoviglie ed aventi quindi una funzione più pratica che strutturale.

Narra la leggenda…

La leggenda vuole che i trulli servissero ai contadini per evadere le tasse, da un lato avvisandosi l’un l’altro tramite veri e propri segnali di fumo fatti uscire attraverso il foro superiore presente sul tetto.  Dall’altro tramite un procedimento abbastanza semplice: alla vista del padrone che si avvicinava per la riscossione, il contadino toglieva rapidamente una pietra del tetto per farlo crollare completamente e dare l’impressione che non vi fosse nessuno. Quando il padrone si fosse allontanato, sarebbe stato sufficiente ricostruire il tetto.

Altre tipiche costruzioni contadine: furneddhi, pajare e caseddhi

Photo by il miosalento.com
Photo by il miosalento.com

In altre zone della Puglia, sia nel nord barese che in Salento, sono presenti altri tipi di costruzioni contadine realizzate in pietra ed utilizzate da pastori e contadini sempre per riporre gli attrezzi, per ripararsi in caso di maltempo o per riposare.

Nella zona di Torricella, Lizzano e Sava potrete trovare le cosiddette pajare, realizzate con pietre calcaree presenti il loco, che contestualmente alla costruzione della pajare venivano quindi tolte dal campo che si intendeva coltivare rendendolo perfettamente lavorabile. Le pajare, dette anche caseddhi, ma pure pagghiari o furni, hanno forma troncoconica e si sono evolute con il passare del tempo, trasformandosi in piccoli edifici caratteristici spesso a due piani, dotati di un focolare ed utilizzati per seccare pomodori, peperoni, fichi e così via.

Per la realizzazione di queste strutture tipiche pugliesi erano utilizzate delle pietre di tipo calcaree, rimosse soprattutto dai campi, poiché questa ne impedivano la coltivazione. Naturalmente, il tipo di pietre raccolte non erano tutte uguali ed anzi c’erano pietre a chianca, tondeggianti e più o meno lavorabili, che davano poi origine a determinate costruzioni.

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