Dopo aver approvato una legge che rende l’aborto completamente illegale (clicca quì per saperne di più), lo stato americano dell’Alabama ritorna a far parlare di sé. Anche questa volta, la governatrice Kay Ivey ha apposto la sua firma su una legge che sta facendo discutere il mondo intero, per quanto in maniera meno accesa. La nuova legge prevede infatti che sia legale somministrare il trattamento della “castrazione chimica” a chiunque sia condannato per pedofilia, e dunque in seguito ad aver compiuto degli stupri su minori di 13 anni. Questo il commento della Ivey in seguito all’approvazione:

Questa legge è un passo necessario per garantire una protezione a tutti i bambini dell’alabama

Prevista in passato come pena alternativa al carcere (e quindi su base “volontaria”) per chiunque fosse condannato per l’allora reato di omosessualità in UK, a partire dalla seconda metà del Novecento la castrazione chimica era praticamente sparita dai codici penali di tutto il mondo: questo anche per i pareri contrastanti della comunità scientifica al riguardo del trattamento.

Ciononostante, negli ultimi anni l’argomento castrazione chimica è diventato popolare per via delle proposte di svariati politici in giro per il mondo di utilizzarla nei casi di reati sessuali. Un esempio a noi tutti molto noto è quello dei Ministro Dell’Interno Matteo Salvini, che da molti anni ha fatto di questa tematica un cavallo di battaglia, affermando di voler applicare la castrazione chimica su chiunque venga condannato per stupro, indipendentemente da chi sia stata la sua vittima.

Ma cos’è davvero la castrazione chimica? Per farla breve, consiste in un trattamento farmacologico che mira ad inibire completamente l’istinto sessuale negli uomini che vi si sottopongono, attraverso un’assunzione costante (e possibilmente monitorata) dei farmaci prescritti. Non si tratta dunque di una modalità di castrazione definitiva come quella classica, che asportando i testicoli impedisce la produzione di testosteroni ed altri ormoni, ma di una “cura” che inibisce la produzione di questi ormoni finché viene seguita.

In caso di interruzioni, la produzione degli ormoni sessuali tornerebbe a poco a poco ai livelli iniziali, rendendo di fatto vano il trattamento. Questo significa che, per funzionare in via definitiva, l’assunzione dei farmaci deve durare per l’intera vita di chi vi si sottopone: qualora esso venga quindi applicato in maniera coercitiva saranno dunque necessari controlli estremamente rigorosi e duraturi, che potrebbero risultare problematici qualora riguardassero numerose persone.

OPINIONE: PUÒ LA CASTRAZIONE CHIMICA RENDERE INNOCUO UN PEDOFILO O UNO STUPRATORE?

In quanto persona laureata in biologia, personalmente non posso esimermi in questa sede dal dare un parere tecnico alla questione. In Italia ed ovunque alcune forze politiche vogliano introdurre in qualsiasi modalità la castrazione chimica, quelle che vi si contrappongo spesso sostengono che reprimere l’impulso sessuale non possa reprimere l’impulso violento. In altre parole, tale tesi afferma: qialora il pedofilo o lo stupratore dovessero non essere più in grado di rispondere all’impulso di commettere una violenza per via sessuale, essi lo farebbero in un altro modo. Ebbene, senza entrare nel merito della questione morale né tantomeno di quella politica ma mantenendo il mio discorso nella più pura sfera scientifica, mi ritrovo costretto ad affermare che questa tesi è assolutamente valida.

L’eliminazione dell’impulso sessuale andrebbe infatti a creare una situazione di frustrazione in qualsiasi individuo: il trattamento non agisce infatti sull’apparato nervoso, e non può quindi contrastare una naturale risposta allo sconvolgimento dell’equilibrio ormonale scatenato dalla castrazione chimica. Questo andrebbe dunque addirittura ad amplificare l’istinto violento, spingendo lo stupratore seriale od il pedofilo a cercare un altro modo di seviziare la sua vittima, una modalità alternativa per placare l’impulso emesso dal proprio cervello. Il punto fondamentale è che, nonostante le questioni etiche e culturali rendano difficilissimo accettarlo, chi commette queste reati non è altro che un malato mentale e trattarlo come tale sarebbe l’unico modo per risolvere davvero il problema.

Questo non significa certo lasciare la persona libera di agire soltanto perché malata: la libertà di ciascuno finisce ovviamente dove inizia quella degli altri, dunque neutralizzare chi costituisce un serio pericolo per la società è senza dubbio un dovere civico. L’unico modo per farlo davvero è però somministrare cure che guariscano la malattia, non certo trattamenti che agiscano solo su un sintomo. Queste persone andrebbero dunque confinate in ospedali psichiatrici e sottoposte a cure atte a recuperarli, ad annientare il disturbo psichico che li trasforma in mostri, nella speranza di poterle un giorno reinserire nella società senza correre rischi.

Se si vuole operare per risolvere in via definitiva il problema degli stupri, indipendentemente dal “target” delle vittime, la cura psichiatrica è assolutamente l’unica modalità che può essere efficace. Farlo attraverso la castrazione chimica sarebbe come provare a curare un tumore al cervello con una bustina di OKI: magari per un po’ il dolore alla testa sparirebbe, ma il tumore rimarrebbe là pronto a causare danni, ben più letali del mal di testa.

Un rischio concreto è, dunque, che una persona sottoposta a castrazione chimica possa trasformarsi da stupratore seriale ad assassino seriale. Da pervertito a serial killer, per utilizzare un linguaggio più pop, e tutto perché invece di eliminare l’impulso violento il trattamento ha eliminato solo quello sessuale. In definitiva, per annullare problematiche dipendenti da ragioni scientifiche l’unico modo è sempre attuare processi che, seguendo un rigoroso metodo scientifico, possano annientare il problema alle fondamenta senza alterare null’altro nell’equilibrio che si va a toccare. Vale per le malattie fisiche e psichiche come per l’ambiente: le soluzioni sommarie portano solo altre problematiche, spesso addirittura peggiori di quelle iniziali.

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