Oggi è in uscita “Ahi Maria 40th, la raccolta definitiva di Rino Gaetano” un quadruplo cofanetto che racchiude tutta la carriera dell’artista calabrese fra i più amati di sempre.

Rino Gaetano

Ahi Maria 40th, la raccolta definitiva di Rino Gaetano

Si tratta di 48 canzoni in 4 dischi. I brani sono stati rimasterizzati in 192KHz/24bit per l’occasione, inoltre il cofanetto contiene anche interpretazioni di altri artisti – Daniele Silvestri, Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, PFM, Giusy Ferreri – versioni live ed una demo inedita di “Ahi Maria” che la famiglia Gaetano ha voluto rendere disponibile. Il brano proprio quest’anno compie 40 anni dalla sua prima uscita in “Resta Vile Maschio”.

La raccolta è disponibile in due versioni: 4 CD hardcover book con un libretto di 40 pagine in cui è racchiuso un ritratto inedito di Rino Gaetano scritto con l’aiuto della famiglia – in particolar modo la sorella Anna e i nipoti Alessandro e Maurizio – e 2 LP.

Il cofanetto contiene successi intramontabili, amati anche dalle nuove generazioni: Gianna, Berta filava, Mio fratello è figlio unico, Sfiorivano le viole, Spendi spandi effendi, Nuntereggae più, Ma il cielo è sempre più blu, Aida e tantissimi altri brani: <<Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale>>.

La notte del 2 giugno 1981

È la notte del 2 giugno del 1981 a strapparlo via dalla vita: la sua auto si scontra con un camion, nel quartiere Montesacro, vicino la sua abitazione. Cinque ospedali rifiutano il suo ricovero, tra questi: l’ospedale San Camillo, perché non è attrezzato per potergli prestare soccorso, e il Policlinico Umberto I che non ha il reparto di traumatologia funzionante. Le gravi ferite riportate in testa non gli permettono di resistere a lungo, Rino Gaetano muore agonizzante poche ore dopo senza aver ricevuto nessuna cura. Inizialmente viene rifiutato anche al cimitero di Verano, dove riposano gli artisti più famosi. Poi, grazie ad alcune pressioni, viene finalmente trasferito lì.

Un evento drammatico che lo stesso autore sembrava aver predetto 11 anni prima, nel testo della sua canzone La ballata di Renzo – un uomo rifiutato da tre ospedali ed anche dal cimitero di Verano – mai apparsa in nessun disco: <<Quando Renzo morì io ero al bar la strada era buia si andò al S. Camillo e lì non l’accettarono forse per l’orario si pregò tutti i Santi ma s’andò al S. Giovanni e li non lo vollero per lo sciopero. Quando Renzo morì io ero al bar era ormai l’alba e andarono al Policlinico ma lo si mandò via perché mancava il vicecapo c’era in alto il sole, si disse che Renzo era morto ma neanche al Verano c’era posto>>.

Una coincidenza che tutt’oggi fa riflettere. Alcuni si sono chiesti se realmente fosse “solo un caso”, altri ancora hanno ipotizzato che la notte del 2 giugno dell’81 non fu solo un semplice incidente stradale, ma qualcosa di più grande. Bruno Mautone, avvocato, in un suo libro sostiene che Rino Gaetano sia stato ucciso da un’organizzazione massonico-esoterica, “Rosa Rossa”, che lo stesso Rino conosceva bene e che più volte aveva denunciato in diversi testi: <<La Rosa Rossa, quando te la presentano sembra bellissima, onori, gloria, soldi, potere, poi però un giorno scopri la verità. E allora la tua vita cambia radicalmente, perché sei in trappola>>. Rimangono comunque solo ipotesi e, a 38 anni dalla sua morte, c’è ancora un mistero a velare quella tragica notte.

“Il cielo è sempre più blu”

Rino Gaetano è stato un artista scomodo, poco compreso, preso anche per “matto”, capace di denunciare ogni situazione senza paure. Le sue canzoni  venivano ballate, ma al tempo stesso usate nelle manifestazioni politiche. Un artista che, attraverso la sua musica, è stato capace di unire un popolo. Le sue canzoni oggi sono cantate da tutti, artisti e non, perché la sua voce ha rappresentato la voce di tanti.

Ciò che è stato Rino Gaetano, ce lo ricordano ancora oggi i suoi testi. In particolar modo “Ma il cielo è sempre più blu”, la canzone più amata: chiunque tu sia – calzolaio o contadino – e qualunque cosa tu abbia fatto – vivere d’amore, giocare col fuoco, rubare o lottare – non ha importanza, perché le diversità sociali non contano: il cielo è per tutti. Anche nelle situazioni più drammatiche e disparate, c’è una speranza per ognuno di noi, una prospettiva migliore, “un cielo sempre più blu”.

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