Afragola (Napoli) – Morta la vedova nera della camorra

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Anna Mazza, la vedova di Gennaro Moccia, primo camorrista del paese di Afragola, in provincia di Napoli, muore ad 80 anni stroncata da un ictus.

Amata da coloro che tanto hanno avuto dagli affari criminalistici, odiata da chi per mano di quegli affari ha avuto tanto da perdere, la vedova nera della camorra, come la definí la stampa alla morte del marito, ha scritto la storia della camorra. Fu la prima donna a guidare un clan camorristico, a portare per mano i figli nel regno della criminalità, e a pagare amari scotti per la sua posizione : in primis la morte del marito, poi quella del figlio prediletto Vincenzo, detto “l’angioletto”.
Matriarca dal pugno fermo, per niente amante delle telecamere, tant’è che non si faceva mai riprendere o fotografare, con astuzia e abilità, si fece portatrice di un finto pentimento.. in realtà la sua crociata aveva il fine di cautelare i figli che rischiavano l’arresto all’indomani del pentimento del detenuto Galasso.
Scrisse  persino  al presidente della Repubblica, al Guardasigilli, ai vertici della Direzione nazionale antimafia, a don Ciotti, a don Riboldi, per sostenere la causa del figlio defunto, di cui diceva si fosse stancato e nauseato dell’ambiente criminale nel quale aveva operato per tanti anni per vendicare l’uccisione di suo padre.

Nel 1993 fu mandata al soggiorno obbligato  in provincia di Treviso, dove si scatenarono sommosse popolari, attentati incendiari, blocchi stradali, e dove fu oggetto di uno scontro tra quindici sindaci della Sinistra del Piave e l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino a cui chiesero  la revoca del provvedimento. Anche i leghisti intervennero portando lo stesso procuratore nazionale antimafia, Bruno Siclari, a riconoscere che col soggiorno obbligato si rischiava l’infiltrazione camorristica al Nord Italia. Rapidamente il Governo modificò la norma sul soggiorno obbligato con la legge 256 che disponeva l’esecuzione della misura nel luogo di dimora abituale del condannato.
Il 12 agosto, la Mazza, rientrò ad Afragola  con una scorta tutta al femminile. La sua capo scorta, Imma Capone, una donna distinta e dal bell’aspetto, fu gratificata dal clan per il suo impegno, con l’affidamento di una azienda semi fallita la “Motrer”, che riuscì a rifiorire in campo imprenditoriale. Fu così che la capo scorta spiccò il volo nel mondo camorristico , prese agganci con i Verde di Sant’Antimo, il clan dalla lunga militanza cutoliana, mentre i Moccia erano un caposaldo della Nuova Famiglia. Nel 2004 pagò caro il tradimento e fu uccisa dal clan Moccia nella piazzetta del Paese, a dimostrazione che la Signora Moccia dava ma il tradimento non perdonava.
É dunque finita l’era della vedova nera della camorra, ha negli anni lasciato dietro sé dolore e morte, ora invece descritta dai media come una colonna portante della storia, ma le pagine che ha scritto sono bagnate dal sangue e dalle pene di altra gente..
I funerali, dopo una lunga trattativa tra la famiglia e la Questura, sono stati nella basilica di Sant’Antonio ad Afragola, ma con il divieto imposto dal questore di fare il corteo di accompagnamento o altre manifestazioni pubbliche.

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