Afghanistan: si sospendono gli aiuti per disciplinare i talebani

Il Fmi ha sospeso gli aiuti internazionali perché il regime talebano non gode della legittimità internazionale

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Il tema degli aiuti all’Afghanistan si basa sulla questione se i talebani sono meritevoli del prosieguo degli aiuti economici da parte delle agenzie intenzionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Su cosa si basano gli aiuti?

Gli aiuti all’Afghanistan si basano sulla fiducia della comunità internazionale nel regime talebano, ora al potere. Nell’ultima settimana, i talebani hanno promesso relazioni pacifiche con gli altri paesi dell’area. Inoltre, questi vogliono incentivare i diritti delle donne e mantenere i media indipendenti nel paese. Però, la questione che si pongono alcuni ex diplomatici ed accademici è che, nota la brutale repressione degli anni novanta, sia ora impossibile fidarsi del nuovo regime. In particolare perché i talebani, allora, impedivano alle ragazze di andare a scuola ed uccidevano o sfiguravano dissidenti pubblicamente. La situazione di tensione nel paese sembra sull’orlo di una guerra civile tra i talebani stessi e la resistenza nazionale afgana.


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Gli aiuti stranieri all’Afghanistan: le opinioni

L’agenzia di stampa internazionale Reuters riporta l’opinione del professore della Stanford University e autore del libro “Afghan Modern: The History of a Global Nation”: Robert Crews. Quest’ultimo ha dichiarato che l’Afghanistan si trova in una situazione difficile dal punto di vista umanitario e politico, un vero e proprio paradosso. Infatti: “Se sei un operatore umanitario in un ospedale statale, stai servendo un regime la cui legittimità è in bilico”. “Ma se tutti vanno a casa, lo stato crollerà?”. Perciò, la fuga che sta avvenendo in questi giorni dall’Afghanistan degli operatori umanitari porterà al tracollo del regime dei talebani o della popolazione afgana stessa. L’Afghanistan è dipendente dagli aiuti stranieri. Le organizzazioni internazionali che operano per conto degli stati nazionali si trovano in difficoltà, se gli stati per cui lavorano non accettano la legittimità dello stato talebano. Perché non accettando la legittimità dello stato, non saranno consentiti aiuti e di conseguenza la popolazione afgana sarà in estrema difficoltà.

La dipendenza dagli aiuti stranieri

Mentre, l’ex ambasciatore americano in Afghanistan, Michael McKinley, sottolinea il fatto che il bilancio statale del governo afghano è finanziato per il 70-80% da donatori internazionali. Tra cui l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, l’USAID. E senza il supporto economico estero il paese rischia il collasso economico. L’economia talebana, in precedenza, era basata sul narcotraffico e questo tipo di finanziamento non ha permesso loro di rimanere al potere. Ritirare tutti gli aiuti e non impegnarsi coi talebani potrebbe creare una crisi ancora più grande. Daniel Runde, un esperto di sviluppo del Centro di studi strategici e internazionali di Washington, ha dichiarato che: “Ci sarà un’enorme tentazione di staccare la spina e andarsene, ma l’abbiamo fatto nel 1989 e l’11 settembre è successo 12 anni dopo”. Infatti, dopo il ritiro degli aiuti internazionali l’Afghanistan è divenuto la culla del terrorismo.


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Miliardi di dollari di aiuti investiti Afghanistan

Dal 2002, i governi e le società di cooperazione internazionali hanno investito miliardi di dollari in progetti di sviluppo del Fondo Fiduciario per la Ricostruzione dell’Afghanistan. Il solo governo statunitense ha stanziato 145 miliardi di dollari dal 2002 come mostra un rapporto del 30 luglio dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione afgana. Anche la Banca Mondiale sta contribuendo con più di 2 miliardi di dollari nella ricostruzione afghana. Inoltre, ha ancora all’attivo 27 progetti per la modernizzazione del Paese. In totale la Banca Mondiale ha contribuito per 5.3 miliardi di dollari.

Il ritiro del personale

Venerdì scorso, il personale della Banca Mondiale e delle altre istituzioni internazionali è stato evacuato per il rischio alla propria sicurezza. Il volo da Kabul a Islamabad ha portato in salvo 350 dipendenti che stavano lavorando per la distribuzione di fondi nel paese. Una nota interna della Banca Mondiale, visionata da Reuters, ha confermato che il suo personale con sede a Kabul, compresi i dipendenti afgani, è stato evacuato.


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Afghanistan: l’erogazione di aiuti è sospesa

I due organi internazionali hanno dichiarato che in caso di situazione di emergenza le decisioni vengono prese dai loro membri. In entrambe le organizzazioni, gli Usa sono il maggior erogatore di fondi. Così, citando una mancanza di chiarezza sul riconoscimento del governo afgano da parte dei suoi membri, il Fondo Monetario Internazionale ha sospeso l’accesso dell’Afghanistan alle risorse del Fondo. Compresi circa 370 milioni di dollari che dovevano arrivare il 23 agosto. Questi aiuti facevano parte di una risposta globale del FMI alla crisi economica dovuta alla pandemia. Di conseguenza è sospeso anche l’accesso alle riserve del Fondo Monetario Internazionale in diritti speciali di prelievo (DSP). Questi, infatti, possono essere convertiti in denaro sostenuto dal governo. I DSP sono l’unità di scambio del FMI basata su sterline, dollari, euro, yen e yuan. La sospensione delle spedizioni di dollari fisici da parte di Washington ha causato il deprezzamento della valuta afgana che è scesa ai minimi storici.

Aiuti sospesi: non la prima volta

Il FMI ha preso misure simili contro altri regimi non riconosciuti dalla maggioranza dei suoi membri. Ciò è accaduto nell’aprile 2019 quando l’accesso ai diritti speciali di prelievo (DSP) è stato bloccato dopo che più di 50 paesi membri hanno rifiutato di riconoscere il presidente Nicolas Maduro come leader legittimo del Venezuela. Il FMI ha, anche, fermato i pagamenti al Myanmar, nel 2021, quando la giunta militare ha preso il controllo del paese tramite un colpo di stato.

Mancanza di riconoscimento unanime

Le aziende, comprese le grandi imprese di social media degli Usa e i gruppi di risorse naturali sono divisi su come trattare con i talebani. Al momento non c’è chiarezza sul riconoscimento politico del nuovo governo afghano all’interno della comunità internazionale stessa. Ryan Crocker, che ha servito come ambasciatore in Afghanistan nel 2011-2012 e che ha criticato aspramente l’uscita militare degli Stati Uniti dal paese, ha detto che fidarsi dei talebani non dovrebbe essere un’opzione. Mentre Runde ha dichiarato che: “Dovremmo concedere un qualche livello di valore alle dichiarazioni che stanno emergendo dalla leadership talebana. I talebani dovranno dimostrare che fanno sul serio”. Ciò che è certo che la sospensione dell’assistenza finanziaria possa essere usata come leva per incoraggiare i Talebani a non permettere gli abusi che molti temono e che secondo alcuni rapporti stanno già avvenendo.