Afghanistan: la protezione temporanea non è l’unica soluzione per l’Europa

Per aiutare immediatamente la popolazione afghana l'Unione Europea deve prima agire velocemente nelle regioni confinanti

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Europa

Gli attentati all’aeroporto di Kabul hanno aumentato il rischio alla sicurezza della popolazione afgana. L’Unione Europea deve rispondere alle violazioni dei diritti umani perpetuate nel paese per mezzo dell’apertura di corridoi umanitari. Oltre che, l’attivazione della inutilizzata direttiva di protezione temporanea per proteggere le afghane e gli afghani che si trovano già in Europa, da anni.

Quali sono le preoccupazioni europee?

L’Unione Europea, nella giornata di ieri, ha espresso la preoccupazione per la sicurezza della popolazione afghana. David McAllister (PPE, DE, Commissione per gli affari esteri), Maria Arena (S&D, BE, Sottocommissione per i diritti umani), e Petras Auštrevičius (Renew, LT, Delegazione per le relazioni con l’Afghanistan) hanno rilasciato la seguente dichiarazione di condanna per l’attentato all’aeroporto: “Condanniamo nei termini più estremi il barbaro attacco all’aeroporto di Kabul, nel mezzo di una densa folla che aspettava disperatamente l’evacuazione. Questo atto barbarico contro persone innocenti è imperdonabile. Chiediamo a coloro che sono di fatto al potere dal 15 agosto 2021 di chiedere conto ai responsabili di questo atto terroristico. I talebani devono assumersi la responsabilità della sicurezza delle zone sotto il loro controllo”.


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L’Unione deve agire

I tre leader europei hanno chiesto agli Stati membri dell’Unione e alle nazioni partner di continuare l’evacuazione sicura e ordinata dei cittadini stranieri e afghani che desiderano lasciare il paese. Inoltre, altri 76 membri del Parlamento Europeo hanno, alcuni giorni fa, mostrato preoccupazione per la situazione in Afghanistan per mezzo di una lettera aperta. La missiva era indirizzata alla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, all’Alto Rappresentante Joseph Borrell e al Commissario per gli affari interni, Ylva Johansson. La preoccupazione degli eurodeputati riguarda il deterioramento delle condizioni di sicurezza della popolazione in Afghanistan. E la necessità che l’Unione europea debba agire in quanto “campione dei diritti umani in tutto il mondo”.

La soluzione dei 76

Come si evince dalla lettera per prevenire la crisi migratoria e mettere in sicurezza gli afghani è necessario attivare immediatamente dei corridoi umanitari. Nella lettera si legge che: “L’urgenza di questa azione è resa ancora più forte dal fatto che abbiamo già le basi legislative e regolamentari per farlo. Ma, non le abbiamo mai utilizzate. Infatti, la direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea stabilisce uno status di protezione di gruppo. Questo può essere applicato a situazioni di crisi derivanti da un afflusso massiccio di persone in fuga da una condizione di grande pericolo come quella attualmente in corso in Afghanistan. La Commissione europea dovrebbe agire come un mediatore umanitario. Mettendo insieme e incoraggiando gli Stati membri a stabilire programmi completi ed efficaci per proteggere i rifugiati afghani”.


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Che cos’è la direttiva sulla protezione temporanea?

La direttiva 2001/55/CE nasce dal Consiglio Europeo del 20 luglio 2001. Questa riguarda: “le norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi”. L’ambito di applicazione è molto stretto e concerne gli sfollati stranieri. Ossia coloro che sono fuggiti da zone di conflitto armato o di violenza endemica. Oppure quelle persone che sono soggette a grave rischio di violazioni sistematiche o generalizzate di diritti umani o che abbiano già subito tali violazioni. Per il Consiglio d’Europa del 2001, gli sfollati sono coloro che hanno dovuto:

  • abbandonare il proprio paese;
  • essere evacuati;
  • rimanere nel paese d’arrivo, perché non possono essere rimpatriati in condizioni stabili e sicure a causa della grave situazione del paese d’origine.

Come si ripartisce l’afflusso massiccio?

L’afflusso massiccio è definito come: “l’arrivo nella Comunità di un numero considerevole di sfollati, provenienti da un paese determinato o da una zona geografica determinata. Sia che il loro arrivo avvenga spontaneamente o sia agevolato, per esempio mediante un programma di evacuazione”. L’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati dovrebbe essere accertata con decisione del Consiglio. L’esistenza di un afflusso massiccio è determinata dal Consiglio a maggioranza qualificata, su proposta della Commissione. Gli obblighi riguardanti l’accoglienza devono essere equi e suddivisi tra gli Stati Membri dell’Unione.

Quanto dura la protezione temporanea?

La durata della protezione temporanea è di un anno. Questa è rinnovabile fino ad altri due anni in caso di persistenza dei motivi e non pregiudica la possibilità di chiedere protezione internazionale. Le persone protette hanno accesso ad una serie di diritti in materia lavorativa, sociale, sanitaria, nonché per il ricongiungimento familiare.


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La direttiva per la protezione temporanea inutilizzata

Finora, la direttiva non è mai stata attivata. La protezione temporanea era nata, nel 2001, per supportare gli sfollati in fuga della guerra in Kosovo. Nel 2011, il governo italiano ne richiese l’attivazione, durante gli arrivi via mare, al fine di accogliere le persone provenienti dalla Tunisia. Differentemente, da quest’ultimo caso, oggi la richiesta di utilizzare questa procedura arriva proprio dagli europarlamentari europei, non da un singolo stato, allo scopo di dare una risposta coordinata dell’Unione riguardo la crisi afghana.

Come attivare la direttiva di protezione temporanea?

La Commissione europea deve fare una proposta che spieghi perché è necessaria e chi può richiedere la protezione temporanea. Oltre a ciò deve rendere nota la data di inizio del processo. La maggioranza dei Paesi dell’Unione deve poi votare per far scattare la direttiva. A quel punto, i rifugiati vengono suddivisi tra gli Stati membri secondo la loro capacità di accoglienza.


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L’alternativa alla protezione temporanea: il pensiero di Ylva Johansson

Secondo la Commissaria agli affari interni, Ylva Johansson, la soluzione della protezione temporanea è un meccanismo non urgente per la protezione immediata degli afghani . La Commissaria ha dichiarato a Euronews che: “Il meccanismo di protezione temporanea è un modo rapido per inquadrare legalmente le persone che si trovano nell’Unione europea come rifugiati, e questo direi che non è il tema più urgente. Quel che preme, oggi, è sostenere gli afgani in Afghanistan. Sostenere le donne e le bambine afghane, aiutare gli afgani nei paesi confinanti, impedire alle persone di affidarsi ai trafficanti di esseri umani e intraprendere viaggi estremamente pericolosi”.

Aiutare gli afghani al confine

La Commissaria nella sua intervista ha dichiarato che: “Non dovremmo aspettare che le persone arrivino ai nostri confini esterni mettendo le proprie vite in pericolo. Dovremmo essere lì in questo preciso momento ad offrire loro un modo sicuro per essere evacuati e poi accolti nell’Unione europea e ricevere la protezione internazionale. Ma, l’aiuto fondamentale da dare agli afghani in questo momento è nella regione. Per questo continueremo a dare pieno sostegno all’Agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr, che opera sia in Afghanistan, che nei paesi limitrofi”.