In Afghanistan, in due distinti attacchi avvenuti in diverse zone della capitale Kabul, sono morte almeno dieci persone.

Non c’è pace per L’Afghanistan, dove negli ultimi due giorni gli estremisti islamici hanno condotto due attentati suicidi provocando morti e feriti.

Nella mattinata di ieri, giovedì 30 maggio, un terrorista, al quale era stato impedito l’ingresso alla “Marshall Fahim National University“, un centro di addestramento militare, si è fatto esplodere provocando la morte di sei soldati cadetti e il ferimento di altrettanti aspiranti soldati. L’attacco terroristico è stato successivamente rivendicato dall’Isis.

Stamattina, nel quartiere di Yakatot, situato nella zona orientale della capitale, controllata dalle truppe Nato, un’autobomba è esplosa al passaggio di un convoglio militare americano, causando la morte di quattro civili, il ferimento di alcuni soldati americani e danneggiando seriamente gli edifici circostanti. L’attacco è stato rivendicato dai talebani.

I danni provocati dallo scoppio di un’autobomba a kabul

Nonostante il periodo del ramadan, considerato sacro dagli islamici, gli attacchi stragisti continuano, non curanti del fatto che in questi giorni alcuni rappresentanti talebani si trovino a Mosca per partecipare ai colloqui per giungere alla pace e alla stabilità dell’Afghanistan.

Nell’ultimo mese oltre all’ Isis anche i Talebani, che non accettano né il governo di kabul, presieduto da Abdullah Abdullah e sostenuto dai paesi occidentali, né le forze della Nato, presenti nel paese per garantire la sicurezza, hanno intensificato gli attacchi verso obiettivi militari.

Il capo del governo afgano Abdullah Abdullah

Gli attentati nel periodo del Ramadan

Le forze di sicurezza afgane e i contingenti militari stranieri dall’inizio del mese di maggio hanno subito diversi attacchi. Il 5 maggio, nei pressi di una stazione di polizia nel nord dell’Afghanistan, un’autobomba dei talebani aveva ucciso 7 persone, causando anche il ferimento di decine di civili. Il giorno successivo, nella zona di Farah, sette soldati afgani erano stati uccisi durante un attacco a un posto di blocco. Il 13 maggio, a Jalalabab, una serie di deflagrazioni provocate da bombe nei pressi di un mercato molto affollato, aveva provocato almeno tre morti.

Pochi giorni fa, il 22 maggio, a seguito dell’esplosione di un’autobomba nella provincia di Ghazni, nell’est del paese, sono morte quattro persone, tra cui due poliziotti e un bambino. Due giorni dopo, una bomba in una moschea di Kabul, ha provocato la morte di un religioso che stava celebrando la preghiera del venerdì e il ferimento di una quindicina di persone.

I colloqui per una pace duratura

Nei primi nove giorni di maggio, si è tenuta a Doha, in Qatar, la sesta fase dei colloqui tra Usa e talebani per cercare di riportare la pace in Afghanistan. A causa del gran numero di delegati che il governo di Kabul ha inviato nella capitale del Qatar, la conferenza, che avrebbe dovuto tenersi ad aprile, è stata rinviata al primo maggio. Una folta delegazione afgana, composta da leader politici, ministri, parlamentari, funzionari statale e capi tribali, per un totale di 250 persone, era presente a Doha, ma non ha potuto partecipare al vertice a causa dell’opposizione talebana. Nel corso della conferenza, durante la quale gli americani, guidati dal capo delegazione Zalmay Khalilzad, hanno cercato di mediare con la delegazione talebana, si è discusso del futuro dell’Afghanistan, ribadendo la necessità di dare pace e stabilità al paese. Durante i primi giorni dell’incontro, i talebani hanno chiesto agli americani una data precisa per il ritiro dei contingenti alleati dal territorio afghano. Il rappresentante della Nato in Afghanistan, Nikolas Kay, ha risposto che è impossibile stabilire una data per il ritiro delle truppe, in quanto la Nato abbandonerà il paese solamente quando sarà raggiunta una certa stabilità.

Il capo della delegazione americana Zalmay Khalilzad

Nel frattempo a Mosca sono iniziati una serie di colloqui, che proseguono in questi giorni, organizzati dalla diplomazia russa per cercare di risolvere la difficile situazione in Afghanistan. Al summit hanno partecipato alcuni esponenti dell’opposizione afgana, l’ex presidente Hamid Karzai e altri rappresentanti della realtà afgana. Nel corso delle trattative, alle quali ha partecipato anche in questo caso il delegato del governo americano Zalmay Khalilzad, i talebani hanno chiesto nuovamente il ritiro dei contingenti alleati dal paese, primo passo per giungere alla pace. Il governo di Kabul, con una dichiarazione del presidente Ghani, ha attaccato i membri dell’ Afghanistan presenti al vertice, dichiarando che gli stessi non hanno alcuna autorità per discutere del tema della pace nel paese. Pochi giorni fa il ministro degli esteri Serghei Lavrov ha chiesto il ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan, chiedendo che le varie fazioni presenti nel paese inizino dei negoziati per la pace.

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