In fuga dalla guerra con un sogno in tasca e la musica nella testa: è la storia di Aeham Ahmad un ragazzo siriano, un pianista laureatosi al conservatorio di Damasco all’età di 23 anni. È il padre – un violinista non vedente – a farlo innamorare della musica, e sarà proprio la musica a “salvargli la vita”.

Inizialmente, Ahmad lavora nel negozio di strumenti musicali di suo padre e, in seguito – rischiando la vita ogni giorno – decide di portare il suo pianoforte per strada, con un carretto, cantando per la gente che vive costantemente sotto l’assedio delle truppe di Assad, dei bombardamenti e della fame. Con il suo pianoforte, nelle strade di Yarmouk, riesce così a trasmettere speranza e gioia alla gente: <<Nel 2012 è arrivata la guerra nel campo di Yarmouk, ma io ho deciso di rimanere e di continuare a suonare. Ho preso il mio pianoforte e l’ho portato in strada, dopo due o tre volte che suonavo sono iniziate ad arrivare delle persone intorno a me. I bambini ascoltavano e toccavano il piano, e questa è stata la migliore dimostrazione di bellezza contro chi vuole la guerra>>.

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Un giorno, mentre si trovava per strada con il suo pianoforte, gli uomini dell’Isis gli dissero che era proibito suonare per strada. Ahmad gli chiese il perché, ma loro – senza dare nessuna risposta – diedero fuoco al suo pianoforte. È proprio questo episodio che spinge Ahmad a lasciare il suo paese, incoraggiato soprattutto dalla madre. Così decide di fuggire – costretto a lasciare la Siria senza sua moglie e i suoi due figli – giungendo a Monaco nel settembre del 2015. Proprio qui, trova rifugio in un vecchio motel abbandonato dove c’è anche un pianoforte: <<Quando vedi persone morire pensi “io sarò il prossimo”, ma se hai un sogno da raggiungere, come suonare su un grande palco, questo ti spinge ad andare oltre. La musica ha salvato me, ma non il mondo forse>>.

In Germania, fin da subito, inizia salire sui palchi delle diverse città tedesche – Lipsia, Berlino, Stoccarda, Monaco, Bonn, Colonia – portando le sue canzoni tradizionali e suonando anche brani di Beethoven e Mozart, riuscendo a realizzare il suo sogno di suonare davanti ad una grande platea, lontano soprattutto dalla paura della guerra. Nel 2015 riceve il primo premio internazionale Beethoven per i diritti umani.

Proprio ieri, a Roma, Ahmad ha tenuto il suo unico concerto in Italia a “Notti di Musica al Castello” – una rassegna promossa dal Polo Museale del Lazio –presso Castel Sant’Angelo. Music For Hope è un evento che racconta il dramma della guerra in Siria, attraverso la fusione della musica classica con il canto arabo.

La storia di Ahmad oltre a commuovere e a toccare il profondamente il cuore, insegna a non arrendersi, neanche davanti alla guerra. È la dimostrazione che esiste sempre una “bellezza” da inseguire, anche fra le macerie e davanti alle morti disumane, perché la musica può salvare: <<Suonare per me è una vera terapia, quando vedi persone morire rimani scioccato e non dormi più. Con la musica riesci a superare tutto questo. Oggi casa è dove ho un piano. La mia casa è un palco. Quando io posso suonare e mia moglie e i miei figli sono con me: questa è casa. Non voglio diventare ricco, voglio solo suonare musica di speranza>>.

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