Senza ombra di dubbio il Novecento è stata la culla di notevoli innovazioni e trasformazioni su ampio spettro. La sociologia, già disciplina piuttosto giovane, e la sociologia della musica in particolare ebbero in quegli anni un grosso exploit.

http://www.treccani.it/enciclopedia/avanguardia/

Theodor Wiesengrund Adorno

Attenzione specifica merita sicuramente il pensiero di Theodor Wiesengrund Adorno. Filosofo, sociologo, musicologo e accademico tedesco, Adorno è stato esponente della Scuola di Francoforte, istituto socio-filosofico di stampo neo-marxista. Si è distinto per la sua critica radicale alla società e al capitalismo avanzato. Le sue opere sono sia di carattere sociologico che inerenti alla morale e all’estetica ma troviamo anche degli studi che mettono in discussione i pensieri  filosofici di Hegel, Husserl e Heidegger. Con l’avvento del Nazismo prosegue le sue attività prima a Parigi e poi negli Stati Uniti. Qui, partecipa al lavoro collettivo Princeton Radio Research Project, progetto di ricerca sul carattere della comunicazione musicale attraverso i nuovi strumenti radiofonici. In questo modo egli si focalizza sullo studio dell’industria culturale e della comunicazione di massa e sul suo impatto nella produzione e nell’ascolto.

Filosofia della musica moderna

Nel 1948 pubblica quel saggio che lo rende noto, ovvero Filosofia della musica moderna, dove scrive <<le sole opere che contano sono quelle che non sono più opere>> e vuole dimostrare come nella società capitalista avanzata l’unica via di sopravvivenza della musica sia l’antitesi con la società stessa; così facendo la musica <<conserva la sua verità sociale grazie all’isolamento: ma proprio questo la fa alla lunga inaridire […] giacché anche il discorso più solitario di un artista vive il paradosso di parlare agli uomini grazie alla sua solitudine, rinunciando a una comunicazione divenuta banale.>>

http://www.treccani.it/enciclopedia/theodor-wiesengrund-adorno_%28Dizionario-di-filosofia%29/

Il centro del pensiero di Adorno

Nessun musicologo prima di lui si era tanto impegnato a cogliere i profondi nessi che legano il mondo della musica a quello dell’ideologia. Adorno, pur utilizzando gli strumenti del pensiero marxista, evita di cadere nel “facile sociologismo”, ovvero quello che cataloga l’opera d’arte come un riflesso della struttura economica della società.
La sua analisi parte dall’opera e dalla struttura musicale, per individuare come in essa prenda forma e si strutturi l’ideologia. Il centro del suo pensiero si rivela essere il rapporto fra musica e società, con un particolare conseguente accento sul problema della valutazione estetica. La sociologia tradizionale, di ascendenza positivista, tendeva invece ad accantonare questo concetto, dimenticandosi che il valore estetico è un fatto sociale esso stesso.
Compito del sociologo è individuare le funzioni della musica nelle diverse società.

La Musica Nuova

Secondo Adorno, la Musica Nuova va ascoltata in modo diverso e verso di essa è necessario proiettare un pensiero estetico differente. E’ infatti il puro concetto di opera d’arte a essere messo in discussione: rinnegare tale concetto è l’unica via del musicista per poter parlare, per esprimersi in modo sconvolto.
Oltretutto, Adorno si chiede se il mondo borghese pre-capitalistico sia stato veramente così pacificato, integrato e privo di contraddizioni: forse l’opera tradizionale ha solo l’apparenza di opera in senso classico ma, a un esame più intimo, rivela anch’essa le sue fratture segrete.  Egli sottolinea << Dall’inizio dell’età borghese tutta la grande musica si è compiaciuta di simulare questa unità, come se fosse perfettamente compatta e di giustificare attraverso la propria individualità le leggi generali e convenzionali a cui si è sottoposta…>> e ancora dice <<…solo in seno a un’umanità redenta, pacificata e soddisfatta l’arte cesserà di vivere>>. Inoltre scrive <<in ogni musica […] appare la società antagonista nella sua totalità>>; nella Musica Nuova l’antagonismo si manifesta come <<divergenza tra interesse generale e individuale, mentre l’ideologia ufficiale vuole che entrambi armonizzino>>.

L’arte nella società moderna

L’arte <<non deve garantire o rispecchiare la pace o l’ordine ma costringere ad apparire ciò che è posto al bando sotto la superficie, e quindi resistere all’oppressione della facciata>>. In base a quanto detto, la musica può assumere una funzione stimolante nella società: può denunciare la crisi, la falsità dei rapporti umani e smascherare l’ordine costituito.
Secondo Adorno, la musica è simile al linguaggio ma non è linguaggio; essa vive in questa continua tensione dialettica che si riflette sulle sue vicende storiche.

Le soluzioni di Schönberg e Stravinsky

Nella società moderna, industrializzazione e capitalismo hanno soffocato l’autonomia, la libera creatività e hanno prodotto una standardizzazione sempre crescente, tanto da ridurre l’arte stessa a prodotto commerciale. Immerso in questa situazione, Adorno vede solo due strade possibili per la musica: quella di Schönberg e quella di Stravinsky, i due poli diametralmente opposti del mondo musicale contemporaneo.
Stravinsky rappresenta l’accettazione della società e la pietrificazione dei rapporti umani, rispecchia l’angoscia e la disumanizzazione della realtà contemporanea.
Schönberg rappresenta la rivolta, la protesta, la rivoluzione radicale senza compromessi.
Ma Adorno sostiene che la dodecafonia è una denuncia destinata ad autodistruggersi, in quanto pura protesta. L’innovazione viene progressivamente livellata e così neutralizzata. L’espansione del materiale sonoro è ormai giunta ormai al limite estremo: la spinta eversiva dell’avanguardia è forse ormai esaurita.

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http://www.treccani.it/enciclopedia/igor-fedorovic-stravinskij/

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