Adolfo Wildt: scultore delicato

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Adolfo Wildt

Adolfo Wildt (1868-1931 ), nasce in una famiglia  di origine svizzera, milanese da alcuni secoli. Il 13 marzo 1931 Mario Sironi su Il Popolo d’Italia, scriveva: «È morto Adolfo Wildt, scompare uno spirito delicato e umanissimo».

Scolpitura o Scultura ?

Adolfo Wildt preferisce il termine scolpitura per sottolineare la gestualità. Drammaticità nei tratti. Il marmo sprigiona luminosità dalla sua superficie liscia e levigata, un senso di eternità. Volti scavati per dare forma al dolore, occhi svuotati e bocche aperte per permettere al dolore di uscire e ad ottenere così sollievo.La drammaticità diventa eternità. Nell’Autoritratto ( Maschera del Dolore), opera realizzata nel 1909, rappresenta il periodo di 3 anni di non creatività. Da notare gli occhi, le sopracciglia inarcate,ma in particolare la bocca aperta con i denti che vuole essere un grido di disperazione .

Busto di San Francesco, ma quale?

Ovviamente quello di Assisi, volto esile con occhi da bambino.Opera in marmo e bronzo, opera del 1926.Volto magrissimo, ridotto pelle e ossa, deperito, scavato in un biancore che sembra avvicinarsi alla trasparenza, lineamenti incavati. Tutto questo per esprimere la spiritualità francescana.

Cosa ci dice Margherita Sarfatti di Adolfo Wildt?

Sarfatti disse: “logico,incisivo, chiaro… Non si contenta mai di incidere, di ridefinire e di levigare…”. Wildt talmente stimava la Sarfatti, critica d’arte italiana, che fece un suo ritratto (1930). Scultura in marmo su base in bronzo. Secondo la studiosa Rachele Ferrario, l’opera voleva “bloccarla nel tempo immobile della classicità”.

La Quadriennale d’arte di Roma – prosegue online

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