Adolf Hitler detiene il poter assoluto: la Germania ai suoi piedi. Accadde il 2 Agosto 1934

Pezzi di storia spietata

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Adolf Hitler

Il 2 Agosto 1934 Hitler raccolse tutto il potere della Germania nelle sue mani

Adolf Hitler, il Führer, il 2 Agosto 1934 ebbe nelle proprie mani le due cariche supreme, quelle cioè di cancelliere e di presidente dello stato, ribattezzato Terzo Reich. Hitler personificò il potere assoluto della Germania. Per scoprire la sorgente sociale e politica del potere che il Führer riuscì a riunire nella sua persona bisogna andare un po’ a ritroso nel tempo. Bisogna ritornare al quadro sociale, politico ed economico del primo dopoguerra.

La fine del primo conflitto mondiale si accompagnò a un vuoto di potere con sviluppi drammatici e ad una terribile crisi economica. Anche in Germania, come in tutti gli altri stati europei, la crisi post-guerra fu assai acuta. Subito nel territorio proteste e agitazioni di massa vollero la testa del Kaiser Guglielmo II il quale abdicò e prese la via dell’esilio il 9 novembre 1918. Dopo l’abdicazione di Guglielmo II si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente e la socialdemocrazia risultò in maggioranza. L’Assemblea si riunì a Weimar e elaborò una nuova Costituzione che entrò in vigore nell’agosto 1919. La Germania divenne dunque una repubblica federale e dovette far fronte ad un terribile collasso economico che sconvolse l’intero territorio. Il sistema produttivo sprofondò provocando una disoccupazione dilagante. L’iperinflazione, il lavoro sempre più carente abbassarono molto la qualità della vita. Angoscia, malcontento, fama di riscatto comportarono un clima feroce e agguerrito.

In un clima arroventato dai disordini sociali e dalla grave situazione economica, si costituì a Monaco, nel gennaio 1919, il Partito dei lavoratori tedeschi di estrema destra al quale aderì anche un ex caporale di origine austriaca, Adolf Hitler. Questi, abile oratore, incluse nel partito altri gruppi affini e nel corso del 1920 lo trasformò nel Partito nazionalsocialista dei lavoratori, più comunemente noto come Partito nazista, il cui emblema era la croce uncinata o svastica. Il Partito creò al suo interno anche una struttura paramilitare, le cosiddette SA, “reparti d’assalto”.

Il Partito nazionalsocialista si distinse presto per i metodi terroristici, per lo squadrismo e per un largo uso della violenza contro i militanti della sinistra. Adolf Hitler, capo carismatico del partito, cercò di imporre un regime autoritario e anticomunista. Ciò che giocò a favore di Hitler fu la disperazione e il malcontento delle masse popolari, causati da una crisi che faticava a diradarsi. Fra le masse dunque rinacquero la sofferenza e la rabbia e questi sentimenti trovarono sfogo nel nazionalismo più esacerbato. In tale clima infuocato il nazionalsocialismo di Adolf Hitler prevalse sui partiti moderati di Weimar. Il Führer inoltre si accattivò le simpatie dell’industria, della finanza e dell’esercito.

Il successo nazista e Adolf Hitler dittatore

Nel settembre 1930 il nazismo conseguì un significativo successo elettorale, nel marzo 1932 invece Hitler si presentò come candidato alle elezioni presidenziali tedesche, ma senza successo a causa dello straordinario ascendente goduto dall’avversario e presidente della Repubblica di Weimar Paul Ludwing Hindenburg. Fu proprio Hindenburg però a nominare Hitler cancelliere nel 1933: da quel momento la situazione precipitò. I nazisti riuscirono a dare inizio a una politica fondata sul terrore, infliggendo un colpo decisivo alla democrazia grazie a un decreto straordinario, emanato già il 28 febbraio, in base al quale venivano drasticamente limitate le libertà politiche e civili. Dunque Hitler, che sin dal 1921 assunse il titolo di Führer, ebbe via libera per iniziare la più spietata delle dittature, eliminando con brutalità inaudita ogni forma di opposizione. Il regime di terrore fu messo in atto con ferocia e crudeltà attraverso la Gestapo e le SS. Nel 1934 Adolf Hitler ottenne il potere assoluto stroncando ogni forma di opposizione interna ed esterna al partito.

Hitler è stato il protagonista di una parabola apocalittica ma con una differenza: la parabola è stata più che mai reale. Una realtà distopica, raggelante e crudele. L’epoca hitleriana è stata una storia di odio e di ingiustizia ove, usando le parole di Orwell, niente era apparentemente proibito tranne pensare, amare e vivere.