Adolf Eichmann: 58 anni fa venne giustiziato nel carcere di Ramla

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Ex colonnello delle SS naziste, Adolf Eichmann fu condannato a morte dall’Alta Corte israeliana.

Sono passati cinquantotto anni dall’esecuzione di Adolf Eichmann nel carcere di Ramla, evento che metteva fine al “processo del secolo“, che aveva lo scopo di vendicare sei milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio nazisti.

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Il processo contro l’ex gerarca nazista, catturato in Argentina da alcuni agenti del Mossad capitanati da Rafi Eitan, si era aperto l’11 aprile 1961 presso la “Beith Hà Am“, la casa del popolo di Gerusalemme.

Il processo del secolo: lo stato di Israele contro Eichmann

<<Siete voi Adolf Eichmann, figlio di Adolf Karl Eichmann?>> Con queste parole il presidente della Corte suprema del neonato stato di Israele, Moshe Landau, diede il via a quello che fu il primo processo mass-mediatico della storia. Circa seicento giornalisti, provenienti da tutto il mondo, diedero ampio spazio ai dibattimenti, e ciò permise per la prima volta al popolo ebraico di rompere il silenzio sull’olocausto e di vendicare i milioni di ebrei uccisi nel corso della seconda guerra mondiale.

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Per la prima volta gli israeliani processavano un potente gerarca nazista, colui che coordinò il trasferimento degli ebrei nei campi di concentramento. Per i crimini compiuti da Adolf Eichmann tra il 1939 e il 1945, il Procuratore Generale dello stato di Israele Gideon Hausner, coadiuvato da altri Pubblici Ministeri, formulò quindici capi d’accusa che si riferivano ai crimini compiuti contro gli ebrei, ai crimini contro l’umanità, e all’appartenenza al regime nazista.

La corte incaricata di giudicare Adolf Eichmann

Nel corso del dibattimento furono rese note le atrocità commesse dai nazisti contro gli ebrei nei campi di sterminio, testimoni oculari e sopravvissuti alla Shoà ebbero modo di raccontare le violenze subite nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.

Di fronte alle pesanti accuse del tribunale israeliano, la linea difensiva dell’avvocato tedesco Robert Servatius, legale di Eichmann, fu quella di convincere la corte che l’ex gerarca nazista era un mero esecutore di ordini inappellabili, un burocrate il cui unico compito era quello di rendere esecutive scelte che provenivano dalle più alte cariche naziste. Adolf Eichmann quindi, secondo l’avvocato Servatius, non avrebbe potuto opporsi agli ordini provenienti dagli alti ranghi nazisti.

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Eppure l’ex colonnello nazista, che seguì il processo all’interno di una gabbia con vetro antiproiettile posta all’interno dell’aula, non diede mai segni di pentimento e non condannò mai le atrocità compiute dalla Germania nel corso del secondo conflitto mondiale.

La condanna di Adolf Eichmann

In seguito alle numerose testimonianze degli ex deportati, che descrissero le responsabilità dei gerarchi nazisti nelle atrocità commesse nel corso della “Soluzione finale”, il presidente dell’Alta Corte israeliana Moshe Landau pronunciò la sentenza di condanna a morte per Eichmann “per aver spietatamente perseguito lo sterminio degli ebrei”.

Pochi minuti prima della mezzanotte del 31 maggio 1962, Adolf Eichmann, soprannominato “la Belva“, per via della ferocia con la quale perseguì lo sterminio del popolo ebraico, venne impiccato nel carcere di Ramla.

Fu la prima e unica esecuzione capitale avvenuta nello stato di Israele. Il processo ad Adolf Eichmann e la sua condanna permisero al neonato stato ebraico di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul genocidio degli ebrei, contribuendo anche a rafforzare il senso di identità del nuovo stato di Israele.

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