Adolescenza e ipersessualizzazione nei new media

L'adolescenza e l'ipersessualizzazione nei new media. La deriva antropologica.

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Adolescenza

L’adolescenza è da sempre definita come un periodo sensibile dello sviluppo. E’ il passaggio dalla vita infantile a quella adulta, durante il quale l’adolescente è chiamato a costruire la propria identità. 

I social network come Facebook, Instagram, Snapchat, Tik Tok, rappresentano le nuove piattaforme attraverso le quali tutti gli adolescenti, oggi, si sperimentano e costruiscono la loro identità. Un’identità che va a soddisfare, il bisogno di affermarsi e di mettersi alla prova.

E’ con la diffusione delle nuove tecnologie, dei “new media”, che si è avuto un vero e proprio stravolgimento. Sia dal punto di vista sociale che psicologico. Essi offrono l’opportunità di sperimentare differenti ruoli e modi di essere.

I rischi, nonostante le numerose potenzialità offerte ai giovani, sono molteplici. Soprattutto in un periodo così delicato dello sviluppo.

Nell’ombra e nell’oscurità del web 2.0 e non solo, sono nascosti i ‘demoni’. Quel mondo rappresentato dagli adulti. Essi sono riusciti a spingere sempre più avanti, le loro abominevoli teorie sulla ipersessualizzazione degli adolescenti, a tal punto di cercare di normalizzazione la pedofilia.

Adolescenza violata

Precoce, spregiudicata, senza limiti. È in questo modo, che viene rappresentata la sessualità degli adolescenti, quando finisce sotto i riflettori dei media. L’ipersessualizzazione dell’adolescenza si inserisce in un quadro più ampio di cambiamenti nell’identità, che riguarda tutti noi, che viviamo nell’era digitale.

Quello dell’esposizione a contenuto pornografico in maniera pressoché illimitata. Fruibile con facilità e che diventa sempre più accettato socialmente. E’ innegabile che costituisce un rischio per gli adolescenti di oggi.

ll mondo adulto, appare sorpreso dalle notizie dei comportamenti dei giovani. Solo l’eccezionalità dell’evento rende loro, visibili e meritevoli di attenzione. Adulti molto più indulgenti nel valutare i propri comportamenti sessuali e relazionali, che si discostano sempre meno da quelli adolescenziali. Essi sono, almeno in parte, la matrice di quanto esprimono i giovani in tema di sessualità.

Per i ragazzi, sembra naturale esprimere ciò di cui possono più facilmente disporre. Una sessualità avvalorata da innumerevoli esempi dove il sesso è potere, merce di scambio, stereotipo di genere.

Nella società ipersessualizzata, il limite tra eccessivo e moderato dipende in questi casi dai genitori. Se la partecipazione ad una pubblicità, ad una sfilata o ad un film può essere intesa come una sorta di gioco fine a se stesso, in tutto il resto, se portato all’esasperazione, trionfa l’infanzia violata. A scapito del diritto di poter scegliere ciò che si vuole e chi si vuole essere quando si avranno la maturità e la consapevolezza per decidere.

Cosa possiamo fare dunque, contro la deriva antropologica? Possiamo ancora opporci all’indottrinamento dei bambini, allo scopo di imporre loro i modelli culturali dell’ideologia imperante, come l’ipersessualizzazione precoce?
Potremo anche in futuro sostenere che i ragazzini hanno diritto a essere lasciati in pace e vivere la propria adolescenza?
A che serve la loro precoce sessualizzazione?

Il corpo degli adolescenti in vetrina per costruire un personaggio

Partiamo dall’origine del fenomeno. Negli anni Venti del Novecento, un albergatore americano, per prolungare il soggiorno dei turisti, inventò Miss America. Successivamente sono state incluse altre categorie di partecipanti. Abbassando notevolmente l’età, in modo da comprendere il mondo dell’infanzia. I cosiddetti Child Beauty Pageants

Tutt’oggi, esistono concorsi di bellezza per bambine. Tra questi i Glitz Pageants, che vertono sulla trasformazione-imitazione delle stesse in pseudo-adulte. Sguardi e pose ammiccanti, trucco pesante, tacchi alti, extension. Abbronzatura spray, ciglia finte, lenti a contatto colorate, depilazione, denti finti e, addirittura, uso di botox.

In America, questi concorsi sono una vera e propria “istituzione”. Nel 2008 è partito un reality made in Usa sul tema: “Toddlers & Tiaras“. Un contest di bellezza per bambine e ragazze fino a 16 anni suddivise in diverse categorie (ad esempio, junior miss, little miss, pre teen, ecc.).

Adolescenza, social e canoni estetici

E’ della scorsa settimana la notizia che non è passata inosservata, ed ha suscitato scalpore. La copertina pubblicata da Netflix, circa una delle ultime pellicole in programma: “Cuties”. La storia di una ragazzina di undici anni di famiglia senegalese, la quale si ribella alla ferrea educazione familiare e decide di ‘vivere l’Occidente’.

Frequenta così un gruppo di twerking dance, ovvero un ballo che si pratica spingendo i fianchi all’indietro o scuotendo i glutei. Spesso in posizione bassa e accovacciata, grazie al quale la ragazzina esplora la propria sessualità e il proprio corpo. Se non riuscite a visualizzare il movimento, semplicemente immaginate qualcuno che sculetta velocemente con le ginocchia piegate.

In copertina, dunque, vengono ritratte ragazzine di undici anni seminude con sguardi ammiccanti. Appena uscito negli Stati Uniti, lo show è stato rapidamente sepolto dalle critiche per la giovanissima età delle protagoniste e la loro “sessualizzazione”. Il modo in cui le ragazzine vengono mostrate è troppo seducente.

Sotto la valanga di commenti negativi, la piattaforma americana ha rapidamente chiesto scusa e ha rimosso la copertina incrimanata con una meno provocante.

Donne in miniatura

La brutalità di un sistema come il nostro sta nel fatto che un modello culturale e ideologico viene imposto alla società. Sfrutta forme subdole di manipolazione, ormai dirette in massima parte verso i bambini e adolescenti. Studiati per far presa su adulti, ormai resi fragili, senza difesa e spirito critico.


Il fenomeno di ipersessualizzazione femminile si esplicita nel far apparire bambine come donne in miniatura. Conseguentemente vengono trasformate in oggetto sessuale da esibire. L’ipersessualizzazione femminile è connessa all’ipersessualizzazione della società. Intesa come la costante stimolazione di natura sessuale diffusa da media e social (ad esempio, il sexting è la condivisione di immagini sessualmente esplicite tramite dispositivi mobili o altri mezzi su Internet).


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I rischi per l’adolescente

I giovani, utilizzano ciò che appartiene loro ed è più riconosciuto e riconoscibile: il Corpo. Divenuto il principale veicolo identitario.

Facile da personalizzare, dipingere, ornare, vestire e scolpire. Capace di esprimere un forte potere seduttivo. Formidabile strumento di conferma del passaggio all’età adulta. Reso ancor più significativo dall’attuale contesto iper-sessualizzato che ne testimonia un indiscusso valore.

Sicuramente questi fattori possono portare anche a fenomeni inquietanti, come quello dell’adescamento di minori. Sarebbe auspicabile, però, che, come adulti, sentissimo questa  responsabilità educativa, senza necessariamente arrivare a parlare di fenomeni estremi di questo tipo.

Il ruolo degli adulti

In quest’ottica quindi, assumono un ruolo fondamentale i contesti di sviluppo all’interno dei quali l’adolescente si sperimenta. La famiglia e la scuola. La famiglia ha il compito di informarsi e comprendere le caratteristiche delle nuove tecnologie e l’’impatto che esse hanno sui propri figli. La scuola d’altra parte, deve rendere possibile l’integrazione di questi strumenti nel percorso didattico, al fine di permettere una maggiore competenza e consapevolezza dei ragazzi nel loro utilizzo.

Il rapporto Arte – Adolescenza

Anche il rapporto dell’arte con l’adolescenza, è spesso mosso da faccende alquanto insidiose. Nel 2017 è stata lanciata una petizione contro Thérèse Dreaming – dipinto da Balthus nel 1938 e conservato al Metropolitan Museum of Art di New York – accusato di promuovere la pedofilia.

Lo stesso dicasi per Egon Schiele. I suoi disegni erotici hanno creato non pochi problemi durante la sua breve vita.

La prima musa dell’artista, è la sua giovane sorella Gerti minore di quattro anni. La ritrae spesso nuda e con la quale ha un legame morboso e piuttosto ambiguo. La suae vita breve è piuttosto travagliata. Un evento in particolare segna la sua esistenza. Nel 1912 viene arrestato con l’accusa di corruzione di minorenne e diffusione di disegni osceni.


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L’accusa di pedofilia

Schiele viene accusato di aver sedotto e violentato la quattordicenne Tatiana von Mossig, figlia di un ufficiale del Ministero della Marina in pensione. Avrebbe inoltre esposto disegni pornografici alla vista di minori. Ma l’accertamento medico richiesto in seguito alla denuncia smentisce l’accusa e assolve il giovane. 

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