Áder e Orbán, chi sono i due volti dell’Ungheria?

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L’Ungheria sta attraversando un periodo di grandi proteste che tentano di contrastare l’approvazione di due leggi molto controverse riguardanti il codice del lavoro e la creazione di un sistema parallelo di tribunali amministrativi che andrà a rafforzare il già solido controllo governativo sul sistema giudiziario. Le manifestazioni che hanno avuto luogo nella seconda settimana di dicembre palesano il malcontento generale dell’attuale situazione.

Chi sono i protagonisti dello scenario politico ungherese? Il focus attuale sarà sul Presidente della Repubblica János Áder e sul Primo Ministro Viktor Orbán.

János Áder nasce il 9 maggio del 1959, primogenito di una famiglia di classe media. Cresce nella conta di Gyὄr-Moson-Sopron, nella città di Csorna. 

Janos Ader all’anniversario della Rivoluzione di Velluto nel 2014

Laureato in giurisprudenza all’Eötvö Loránd University di Budapest lavora dal 1985 al 1990 come ricercatore all’interno dell’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle scienze ungherese.

Viktor Orbán nasce invece a Székesfehérvár il 31 maggio del 1963. Trascorre l’infanzia nella provincia di Fejér e si laurea a sua volta in giurisprudenza all’Eötvö Loránd University.

Il Primo Ministro dell’Ungheria Viktor Orban

Come Áder ha esperienza nella sociologia lavorando per il biennio 1987-88 come sociologo presso l’istituto di formazione manageriale del Ministero dell’Agricoltura. 

Il 30 marzo del 1988 Viktor Orbán fonda il partito conservatore Fidesz, Fiatal Demokraták Szövetsége,Alleanza dei Giovani Democratici, al quale aderisce anche Áder che guida la campagna elettorale del partito in due diverse occasioni, nel 1990 e nel 1994.

Orbán riveste la carica di Primo Ministro in due occasioni, nel 1998 con il governo di Gyula Horn e dal 2012 con il governo Áder.

Sempre nel 1998 Áder viene eletto Presidente dell’Assemblea Nazionale dell’Ungheria rivestendo tale carica fino al 2002. Nel 2009 Áder diviene parlamentare europeo e nel 2011 si occupa della stesura della riforma giudiziaria in Ungheria.

Il sistema giudiziario ungherese non è quindi nuovo alle modifiche attuate dal governo Il 28 novembre 2011, infatti, con l’adozione delle leggi sull’organizzazione e l’amministrazione dei tribunali, sullo statuto giuridico e sulla remunerazione dei giudici il pre-esistente Consiglio Nazionale dei Magistrati viene relegato ad un ruolo consultivo di supervisione dell’amministrazione centrale delle corti. La riforma conferisce pieni poteri alla persona del Presidente dell’Ufficio Giudiziario Nazionale, di nuova creazione. Tale concentrazione di poteri nelle mani di un individuo è singolare in Europa. Il presidente dell’UGN è eletto per nove anni dal parlamento, senza consultazione con il Consiglio Nazionale dei Magistarti. Al termine del mandato il Presidente resta in carica fino all’elezione del suo successore e trattandosi di un’elezione con la maggioranza di 2/3 l’esercizio interinale può protrarsi fino a diventare una proroga de facto del mandato.

I poteri del Prisidente sono innumerevoli, oltre cinquanta attribuzioni esclusive tra cui l’iniziativa legislativa nel campo giudiziario. L’UGN risulta quindi non essere un vero organo collettivo ma una semplice struttura amministrativa di supporto del Presidente in quanto il potere di proporre al Presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei magistrati, il potere di nomina dei presidenti e dei vice-presidenti e capi divisione dei tribunali e delle corti d’appello, il potere di decidere l’attribuzione dei casi e il traferimento di casi da un tribunale ad un altro sono concentrati in un’unica persona. Il Presidente dell’UGN deve presentare un rapporto sulle proprie attività al Consiglio Nazionale dei Magistrati ogni sei mesi e ai Presidenti della Corte Suprema e delle corti d’appello regionali e dei tribunali ogni anno. Non gli è fatto obbligo di riferire sui criteri adottati per le proprie decisioni che sono quindi sottoposte a un generico dovere di trasparenza e non ad un obbligo di motivazione. 

L’attuale approvazione della nuova legge sui tribunali desta quindi non poche perplessità proprio per la consapevolezza che questa andrà a rafforzare il controllo governativo sul sistema giudiziario che risulta già ferreo dal 2011.

János Áder nel 2012 vince le elezioni assumendo la carica di presidente dell’Ungheria. Contestualmente viene eletto vicepresidente della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.

Tra il 2013 e il 2016 l’Ungheria di Áder e Orbán ha espresso più volte la propria posizione sui migranti e la volontà di discostarsi dal modello europeo.

Siamo nei primi mesi 2013 quando l’Ungheria modifica la propria Costituzione chiudendo ogni possibilità di dialogo con l’UE muovendosi sulla linea di Orbán. Il Parlamento approva in quell’occasione, con 265 voti a favore, 11 contrari e 33 astensioni alcune significative modifiche che dando più poteri al governo riducuno la possibilità di intervento della Corte Costituzionale.

Gli emendamenti decisi dal governo e approvati dall’Assemblea limitano di fatto le competenze della Corte Costituzionale a cui rimane il potere di intervenire solo su questioni procedurali e non di merito.

Se nel 2015 Orbán aveva fatto discutere l’Europa con la costruzione di un muro arginante il feneomeno dell’immigrazione, dopo avere votato contro il piano europeo per la questione dei migranti, nel settembre 2016, Orbán torna a far parlare di sè annunciando un ricorso legale e una consultazione referendaria sostenendo che il piano europeo faliciterebbe l’ingresso di terroristi nel paese e accusando Bruxelles di voler ridisegnare l’identità culturale e religiosa europea. Il referendum, indetto da Áder, fa discutere in riferimento alle violazioni dei diritti umani che sembrerbbe implicare e alla manovra anti-europeista che il paese sembra intenzionato a seguire. La bassa affluenza alle urne non permette però di raggiungere il quorum e nel parlare alla stampa della propria sconfitta Orbán rimane comunque fedele alle proprie idee dichiarandosi intenzionato a non accettare le direttive UE sulla questione dei migranti.

Con i due terzi dei seggi conquistati e il terzo mandato esecutivo, l’ 8 aprile del 2018 Orbán, propostosi in campagna elettorale come difensore della nazione, ottiene il 48,9% dei consensi vincendo le elezioni legislative. Fidesz ha ottenuto 133 seggi  dei 199 del Parlamento ungherese. L’analisi della vittoria suggerisce una campagna improntata su poche ma significative mosse elettorali che hanno raggiunto anche le località più reote del paese che hanno evidenziato quanto costruiti fino a quel momento, facendo leva sulla percezione della gente sulla crescita economica del paese e sulla lotta all’immigrazione clandestina soffermandosi anche sulle associazioni a sostegno dei diritti umani a tutela dei migranti, come la fondazione Soros.

Questa vittoria però ha condotto il paese in una condizione di fermenti interni per le ultime approvazioni legislative che però, analizzando il pregresso, non sono altro che la manifestazione concreta di un orientamento di governo che si era già mostrato poco incline al confronto e fermo sulle proprie posizioni. Le figure di Áder e Orbán, dal simile percorso formativo e vicini fin dal loro ingresso in politica, risultano due prodotti sociali e politici da monitorare per comprendere quali saranno le prossime iniziative dell’Ungheria.

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