Addio fantasmi di Nadia Terranova

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Addio fantasmi di Nadia Terranova, edito da Einaudi Stile libero nel 2018, è un romanzo familiare, in cui Ida, in prima persona, racconta la propria storia di dolore non vissuto, di turbamento interiore che genera ulteriore sofferenza e impossibilità di procedere con la vita.

Ida Laquidara vive e lavora a Roma, dove scrive finte storie vere,  quando viene richiamata dalla madre a Messina, la sua città natale, per aiutarla nella ristrutturazione di quella casa da cui lei si era allontanata scientemente per non fare i conti ogni giorno con i ricordi che, stando lì, inesorabilmente affiorano.

Una casa tormentata dai fantasmi ingombranti del passato e da un gocciolio incessante che non è penetrato solamente nei muri, ma anche nell’anima.

La madre ha deciso di rifare il tetto, che aveva iniziato a crollare già prima della partenza per la capitale di Ida, per poi poter mettere in vendita la casa e chiede alla figlia di aiutarla nella cernita delle cose da buttare.

Ida quindi, circondata dagli oggetti di sempre, è costretta non solo a scegliere cosa eliminare e cosa tenere, ma soprattutto a fare i conti con una ferita aperta, che non ha mai affrontato.

Il padre Sebastiano, stimato professore di latino e greco, una mattina di ventitré anni fa, dopo un lungo periodo di depressione, se ne è andato da quella casa brutta e trascurata e non vi ha più fatto ritorno. Una sparizione improvvisa che segna la vita di Ida, all’epoca tredicenne, e della madre, che esorcizzano il dolore senza condividerlo.

«Io e mia madre non sapevamo come riparare il danno e allora lo abitavamo.»

Vivono attorno a una voragine, si lasciano risucchiare dal dolore, lo abitano così come abitano nella casa piena di perdite e solo dopo anni decidono di porre rimedio al problema.

Il trauma della scomparsa del padre influenza tutti i rapporti  personali di Ida, segnati da paure e sospetti.

È sposata da dieci anni con Pietro, un medico con cui vive un rapporto ormai logoro, consumato, privo di passione, ma da cui non si riesce a staccare perché significa protezione e rifugio.

«I miei legami sapevano nascere dalla riconoscenza per chi individuava la mia voragine.»

Pietro comprende la sua sofferenza, la aiuta a superare i traumi causati dagli incubi notturni in cui si trova a vestire i panni del padre, la cui sparizione ha segnato un lutto non lutto, non lasciando una bara su cui piangere, ma infestando la casa di bare; il suo ricordo è ovunque.

Durante la permanenza a Messina e il doloroso ripasso di tutti gli oggetti dell’infanzia, Ida comprende che il suo mondo è fermo, rimasto ancorato alle sei e sedici di quel mattino in cui suo padre se ne è andato; capisce quanto i fantasmi, entrati in scena con la scomparsa del padre, siano diventati non solo ingombranti, ma anche un alibi, uno scudo, una protezione.

Il romanzo narra di come Ida dissotterri i ricordi rimasti incastrati nella propria mente. Non c’è un corpo da riesumare, ma tante tombe da lasciare andare. Si vede riappropriarsi man mano della vita che era fuggita via insieme a suo padre.

La scrittura è intensa, precisa e profonda, scandaglia le emozioni della protagonista, i suoi tormenti, la sua elaborazione, i suoi rapporti personali illustrandoli in maniera semplice, ma efficace.

L’approccio narrativo intimistico permette al lettore di immedesimarsi nel viaggio dentro al dolore di Ida.

Analizza con introspezione psicologica il rapporto tra uomo e donna, tra madre e figlia, tra padre e figlia, tutti legami familiari compromessi da un unico evento e dall’incapacità di rimediarvi.

Genera curiosità nel lettore che vorrebbe sapere come l’abbandono definitivo dei fantasmi ingombranti si ripercuota sulla vita di Ida, come e se cambia il rapporto con il marito.

Con una scrittura intensa racconta di come la memoria riaffiori costantemente nella vita di Ida, di come i ricordi si impossessino del suo presente tarpandole le ali per una vita serena e soddisfacente, ma anche di come l’elaborazione del dolore ridoni vita, ridoni la voglia di ridere.

Addio fantasmi, questo romanzo psicologico e formativo che dà voce ai fantasmi dell’essere che appesantiscono la vita, è entrato meritatamente nella dozzina dei finalisti al Premio Strega 2019.

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