Addio a Giampaolo Pansa, il giornalista che segnò un’epoca

Vicedirettore di Repubblica e codirettore de l'espresso, muore all'età di 84 anni.

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Vicedirettore di Repubblica e codirettore de l’espresso, muore all’età di 84 anni.

Senza Giampaolo Pansa, è complicato pensare al giornalismo di oggi. Per oltre mezzo secolo è stato il protagonista della carta stampata. Nacque nel 1935 a Casale Monferrato, a 26 anni già scriveva per la Stampa, scrivendo anche per anche testate e lasciando il suo segno ovunque. Il suo nome è legato al disastro del Vajont, raccontato sul quotidiano diretto da De Benedetti. Sul giornale di Italo Pietra dedicò alcune righe sul cambiamento dell’Italia nel periodo del grande boom economico, nel 1969 fu incaricato di scrivere sulla strage di Piazza Fontana per la Stampa e pochi anni dopo per il Corriere della Sera, sventò insieme al collega Gaetano Scardocchia, lo scandalo Lockeed, sulle corruzioni avvenute in USA. Nel 1977 si sposo con Repubblica, e da qui iniziò il suo lungo sodalizio con Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo, l’anno successivo diviene vicedirettore e insieme a Scalfari, sarà colui che scriverà sul terrorismo italiano di quell’epoca. Autore di autorevoli Reportages, viene ricordato per il suo “Giornalismo Dimezzato” e per il suo Dalemoni (intesa BerlusconiD’Alema), viene così definito il suo lessico, a causa delle sue personali affermazioni volte a parlare della situazione politica italiana dopo l’inchiesta di Mani Pulite.

Nel suo studio

Altri Incarichi

Pochi sanno, però nel 1984, ebbe il ruolo di rubrichista per l’Espresso, ideando la famosa rubrica Chi Sale, Chi Scende. I titoli dei suoi saggi, furono oggetto di polemica, famoso uno dei quali diede nome al suo libro autobiografico Il Rompiscatole. Di origine antifascista, negli anni ‘90 inizio a esplorare quelle zone oscure del Partigianato. Il sangue dei vinti, primo successo pieno di polemiche, questo scritto comporta la visione di partigiani e aguzzini nazisti, nelle vesti di coloro che avendo perso il loro sangue, avrebbero restituito al popolo italiano la patria. Al gusto storico, lui affiancò il gusto narrativo, il libro divenne bestseller, e diede vita al ciclo detto Dei Vinti, dove scrivendo delle lotte partigiane, cercava così di varcare la coscienza cittadina, in un’epoca in cui Berlusconi e la sua destra, cercavano di demolire la storia antifascista del Paese. Per ogni critica, Pansa reagiva a modo suo, dedicato altre critiche nei libri successivi, senza mai negare e rinnegare l’affetto per il suo vecchio collega Scalfari.

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