Accanimento terapeutico: lasciateli andare in pace!

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in paceMolte volte in un letto ed in una stanzetta d’ospedale si consumano violazioni,  a mio parere, del diritto alla persona.
Parlando di diritto o privacy mi chiedo a questo punto dove può spingersi il limite dell’accanimento terapeutico.
In questi giorni in prima persona mi sono trovata in una situazione assurda, bloccata a letto con una persona come compagna di stanza, gravemente ammalata. Non condivido la scelta dei famigliari, ma sono le loro!
Non comprendo il comportamento poco etico o forse di normale routine dell’équipe medica di un ospedale.

Ho vissuto quattro giorni di angoscia .
Non trovo nel modo più assoluto sia giusto che un paziente estraneo debba essere costretto a sentire ogni valutazione, percorso terapeutico di un paziente arrivato all’ultimo tratto di vita, i medici responsabili che, con 12 dottorandi, tengono due volte al giorno la consulta medica.

“Se fosse mia madre” davanti al paziente ed un’estranea,”IO” giudizi su decisioni dei famigliari per non accettare la realtà di una fine , volendo continuare nelle terapie e loro medici sapendole inutili espresse a voce alta guardandomi con interrogazione.
Sicuramente non è un compito facile neanche per i medici quando esiste questa esagerata volontà da parte dei famigliari, che non riescono a recepire nel giusto senso ciò che gli viene spiegato.
mediciCredo che in certi casi i medici dovrebbero dire basta! oltre non si può .
Penso che la persona ammalata abbia diritto di non subire tanto dolore inutile seppur non ha la parola per dire basta, anche se i famigliari non accettano il distacco.
In quel letto ho visto pupazzetti,?cuscinetti ed un continuo chiamarla per :”SECONDO LORO”, stimolarla :”ma lei c’è la fa”.

Ma di cosa parlavano! Non è umano dare tutte queste sofferenze in più, quando il ciclo della vita è terminato, lo trovo solo egoismo personale ed accanimento terapeutico. 91 anni: lasciatela andare in pace.
Una cosa mi disturba molto: penso che non dovrebbero far condividere la stanza quando la situazione è così grave, visitarla ok ma la consulta in separata sede!
Non ho visto rispetto per la persona e neanche per chi era essendo fisicamente bloccato a rimanere all’ascolto.
Mi echeggia ancora nella testa :”ai ai ai”continuo, loro “che cosa ti fa male!amore” ecc per sei ore al giorno.
Pure le infermiere si sono rifiutate di trovare la vena per eventuali prelievi e sicure trasfusioni già richieste, dovendo così i medici far subire in rianimazione l’accesso venoso per via femorale dopo aver praticato un sondino per l’alimentazione in un ammalato con Ictus e per un eventuale se possibile amputazione dell’intera gamba Ischemica,
con lo stesso processo nel lato opposto compreso braccio.
Veramente sono disturbata da tutto ciò, lo capirei in un paziente giovane questo volere a tutti i costi trattenerlo.
Lo so sono percorsi difficili ma il bene non dovrebbe far posto ad un nostro bisogno ma bensì il meglio per i nostri cari
Ci sono percorsi diversi per affrontare tutto questo ,la terapia del dolore assistita; non cambia nulla ma almeno vanno serenamente.
Papa Francesco

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