Accade 15 anni fa. Ci lasciava Papa Giovanni Paolo II. L’italia chiede il suo aiuto contro il Coronavirus

Fu il Papa dei giovani e della famiglia. Il primo a viaggiare in tutto il mondo e a lanciare un anatema contro la criminalità organizzata. Chiese perdono per tutti i crimini commessi dalla Chiesa. Concesse la sua misericordia persino all'uomo che tentò di ucciderlo. Stasera alle 21 un rosario e una preghiera per chiedere la sua intercessione contro la pandemia

0
532

Erano le 21,37 del 2 aprile 2005 quando Papa Giovanni Paolo II lasciava questa terra. Era un sabato. Giovanni Paolo se ne andava all’età di 84 anni. Da tempo malato di Parkinson, si arrese dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, già abbastanza precarie.

Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono“, con queste parole Giovanni Paolo, oggi Santo, si congedava dal mondo. Il Papa che aveva chiesto più volte mea culpa per i tanti, troppi peccati commessi dalla Chiesa cattolica nel corso dei secoli, lasciava la terra chiedendo perdono per l’ultima volta nel suo testamento.

Il 30 marzo 2005 fu l’ultima volta che si mostrò in pubblico, prima di morire.

Apparve, come tante volte aveva fatto nel corso della sua vita, alla finestra su piazza San Pietro. Vi rimase per poco tempo, tentando inutilmente di parlare. Sul suo volto i segni dell’affaticamento della malattia.

L’intero mondo pianse la sua dipartita. Ai funerali presenti tutti i Capi di Stato, insieme ad un’enorme folla di fedeli, giunti da ogni Paese.

Sono trascorsi ben 15 anni da allora, ma il suo ricordo è ancora vivo tra credenti e non.

E alle 21 di questa sera l’Italia si unirà in preghiera con un rosario e una supplica. Una supplica a San Giovanni Paolo II, affinché interceda nella lotta contro la pandemia di covid-19.

Non lasciatevi vivere, ma prendete nelle mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro“.

Mai come oggi le parole di San Paolo Giovanni II, possono essere da monito ad ognuno di noi. Credenti o meno. In giornate di paura e isolamento come quelle che stiamo vivendo, diventa necessario l’invito a non abbandonarsi alla semplice sopravvivenza.

La pandemia di coronavirus non ha permesso che si potessero svolgere a Roma le celebrazioni in programma per i cento anni dalla nascita di Karol Wojtyla. In primis la grande messa che Papa Francesco avrebbe dovuto presiedere in piazza San Pietro, domenica 17 maggio, vigilia del compleanno del suo predecessore.

Ma ciò nonostante il ricordo dei fedeli in tutto il mondo, soprattutto in Italia e in Polonia, è abbastanza intenso e viaggia anche grazie ai social.

Il pontefice dei record…

È stato lui il primo Papa non italiano dopo 455 anni e il primo polacco nella storia. Il suo pontificato, durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni, è stato il terzo più lungo della storia.

Primo papa a viaggiare per ben 104 paesi. Coprendo distanze impensabili per i suoi predecessori.

Le sue esequie sono state accompagnate da un unico grido in piazza: “Santo subito“. Grido accolto dalla Chiesa.

Nel 2011 è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI. Nel 2014 santo da Papa Francesco. Tutto in tempi record.

Un papa, ma soprattutto un uomo comune

Wojtyla è stato sicuramente un Pontefice straordinario, anche per la lunghezza del suo regno, quasi 27 anni. Nonostante ciò, viene descritto come un uomo normalissimo.

Se sbaglio mi corriggerete”, con queste parole si presentò ai fedeli di tutto il mondo per scusarsi del suo italiano non perfetto. Era il 16 ottobre 1978 quando Karol Wojtyla si affacciò dalla finestra di San Pietro. 

In una piazza gremita pronuncia le sue prime parole da successore di Pietro.

Fin dai primi giorni del suo pontificato, fu chiaro a tutti che questo sarebbe stato un Papa destinato a rimanere nella storia.

Fu il Papa dei giovani

La grande forza di Papa Wojtyla fu la sua vicinanza ai giovani, agli indifesi, ai sofferenti, ai malati. Nel 1985 ha inaugurato la Giornata Mondiale della Gioventù, divenuta da allora un appuntamento fisso e imperdibile per i “Papa Boys“.

Viene anche ricordato col soprannome di “atleta di Dio“, per la sua grande passione per lo sport e la montagna.

Il Papa del perdono

Giovanni Paolo fu il papa del “mea culpa“, facendosi carico di tutti i crimini commessi dalla Chiesa. Un perdono che chiese anche dal letto di morte. Nel marzo del 2000 si recò in Terra Santa. Davanti al Muro del pianto rinnovò il “mea culpa” nei confronti degli ebrei.

Nello stesso anno, in occasione del Giubileo del 2000, chiede perdono per tutti i peccati della Chiesa. Anche per quelli verso le altre confessioni cristiane. Celebri i suoi appelli per la pace e la denuncia del terrorismo, nel tentativo di scongiurare la guerra in Iraq dopo l’attentato alle Torri Gemelle.

Il gesto che ancora oggi rimane un esempio di misericordia e amore verso il prossimo è il perdono che Papa Wojtyla concesse a colui che attentò alla sua vita. Era il 13 maggio 1981 quando un killer turco, Alì Agca, lo colpì con tre colpi di pistola all’addome, ma non lo uccise.

Nel Natale del 1983, Papa Wojtyla incontrò in prigione il suo attentatore e gli concesse il suo perdono.

L’intercessione di San Giovanni Paolo II contro il coronavirus

Oggi, nel quindicesimo anniversario della sua morte, anche papa Francesco ricorda il suo predecessore.  Alle 21 sarà recitato il rosario nella cappella San Giuseppe Moscati del Policlinico Gemelli di Roma. 

Al termine, la supplica a San Giovanni Paolo II. Una preghiera rivolta a Papa Wojtyla, affinchè interceda contro la pandemia di coronavirus.

L’evento sarà trasmesso su TV2000 e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana.

Commenti