mercoledì, Luglio 24, 2024

Lo sfregio alla Pietà di Michelangelo, accade oggi

Era il giorno della Pentecoste il 21 maggio del 1972. Nessuno poteva immaginare che sarebbe divenuta una giornata tristemente nota. La giornata in cui si dovette assistere allo sfregio della Pietà di Michelangelo Buonarroti.

Il fatto

Quella domenica mattina di 47 anni fa, verso le 11.30, un uomo apparentemente innocuo eludendo la sicurezza entra nella Basilica di S. Pietro a Roma. Facendosi strada tra la fitta folla di visitatori, salta agilmente una balaustra, sfodera un martello di circa 5 Kg e dà sfogo alla sua pazzia.

Chi ne fu vittima? La Pietà Michelangiolesca, o Pietà Vaticana, un capolavoro unico al mondo, un miracolo dell’arte scultoria. L’uomo che si rese artefice di questa inspiegabile follia era un geologo ungherese di nome Làszlò Tòth. Al grido di “Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte” danneggiò gravemente il capolavoro di Buonarroti. Delirando, inferse un numero non precisato di colpi infierendo sulla figura della Madonna. Lasciò invece praticamente intatto il corpo del Cristo. Un vigile del fuoco lì presente, lo bloccò e trascinò fuori dal luogo violato, traendolo in salvo dal linciaggio della folla testimone del fatto. Non si riuscì mai a chiarire il movente di tale violenza. Molto probabilmente la reale causa fu uno stato di infermità mentale del perpetratore. Seguì, infatti, il suo internamento in un manicomio per circa due anni.

I danni

Le conseguenze dell’atto vandalico vennero subito passate al vaglio. Si comprese nell’immediato che l’entità dei danni subiti dall’opera d’arte fossero numerosi e molto seri. I violenti colpi provocarono la dispersione di oltre 50 frammenti di marmo bianco di Carrara, sul pavimento della cappella ospitante l’opera. La Vergine subì i danni più gravi. Il braccio sinistro si staccò del tutto. Il naso era completamente distrutto, così come le palpebre, lo zigomo sinistro e la mano sinistra. Numerose poi le fratture, scalfitture e scheggiature riscontrate lungo l’intera figura del complesso scultorio. Le immagini del volto deturpato della Vergine fecero il giro del mondo, scavalcando le barriere linguistiche e culturali. Scossero gli animi di molti fedeli ed amanti dell’arte, scatenando incredulità e sgomento.

Il Restauro

I lavori di restauro ebbero luogo, subito dopo aver concluso lo studio dei danni, nei laboratori dei Musei Vaticani. Lo storico dell’arte Deoclecio Redig de Campos, a capo della squadra di restauratori, sostenne che “La Pietà trae la sua forza espressiva in gran parte dalla purezza del marmo. Una statua così meravigliosamente rifinita che un semplice graffio sul viso disturba più della mancanza delle braccia della Venere di Milo”.  La fortuna si schierò dalla parte della Pietà. Infatti, fu possibile impiegare gran parte dei suoi frammenti originali. Il vero asso nella manica, però, fu la presenza di un calco in gesso della Pietà conservato nel Museo Storico Artistico di S. Pietro. Ad esso si fece ampio ricorso.                                                                            Il 25 marzo 1973, come annunciato dall’allora Papa Paolo VI, l’equipe rese l’opera restaurata fedelmente all’originale.                                                        Restituita alle preghiere dei fedeli, oggi la Pietà è protetta da un vetro a prova di proiettile!

“La bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza”

A tal proposito torna alla mente questa affermazione, volta ad ammonire, dell’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis. Ci invita infatti a riflettere, svelando l’aspetto deresponsabilizzante della più diffusa citazione di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”. Ma se non siamo noi i primi a salvaguardare la bellezza del nostro patrimonio artistico e culturale, come possiamo pensare che la bellezza da sola salvi sé stessa ed il mondo? È irreale. La bellezza da sola non potrà salvare nulla. Siamo a tutti gli effetti eredi di una fortuna non quantificabile in termini di preziosità. Ed è dinnanzi ad episodi come questo che ci rendiamo davvero conto di quanto questo lascito abbia un valore inestimabile. In quanto tale è da proteggere perché se è vero che esistono uomini capaci di emozionarsi dinnanzi alla poesia dell’arte, è altrettanto vero che ve ne sono altri capaci di azioni folli e distruttive.

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