Abuso di posizione dominante, l’Antitrust interviene su Google

0
232

L’Antitrust interviene nuovamente sul motore di ricerca Google. Il provvedimento riguarda l’utilizzo scorretto della pubblicità da parte di Google. L’accusa è di posizione dominante nel mercato della pubblicità online. Secondo l’Antitrust, sono stati utilizzati i dati degli utenti in maniera scorretta, impedendo a tutti i concorrenti di poter competere nel mercato adeguatamente.

Come raccoglie i dati Google?

In sostanza il grande motore di ricerca, con la grande quantità di dati raccolta, attraverso le proprie applicazioni si è rifiutata di fornire le chiavi di decriptazione dell’ID Google alle altre aziende. Google ha tracciato con i propri dati raccolti nel web, tutti gli utenti, facendo un’opera certosina di targhettizzazione, che non tutte le aziende possono disporre.

L’antitrust ha aperto un’istruttoria: abuso di posizione dominante

Al centro della questione sono finiti nuovamente i dati degli utenti. l’Antitrust ha aperto un’istruttoria, abuso di posizione dominante, contestando l’art. 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea sull’utilizzo dei dati per fini pubblicitari. In tutta Italia sono scattate le perquisizioni nelle sedi di Google.

A tutti noi è capitato navigando in internet di cliccare su un prodotto che ci interessava, improvvisamente siamo stati invasi attraverso una pubblicità mirata su quel determinato tipo di prodotto.

Oggi, la raccolta di dati per Google, come altra aziende, è sicuramente una fonte di ricchezza preziosa. Nel 2019 la raccolta pubblicitaria soltanto in Italia ha raggiunto la somma di 3,3 miliardi, il 22% delle risorse del settore dei media. Attraverso i cosiddetti cookie, banner, pop-up o altre tipologie di pubblicità un’agenzia richiede i dati e può personalizzare nello specifico una campagna pubblicitaria.


Dipartimento di giustizia statunitense: Google ha violato la legge antitrust


L’accusa è di posizione dominante, Google attraverso Google Maps, gmail, drive, docs, Youtube, gestisce una quantità enorme di dati personali. Secondo l’Antitrust tutti insieme questi dati, hanno un’influenza forte sulla concorrenza, nel mercato del digital advertising. Tutto questo arreca un danno sia ai consumatori sia ad altre aziende, finendo con il passar del tempo di creare un mercato privo di concorrenti. Scoraggiando uno sviluppo tecnologico e contrastando la possibilità ad altre società comunque di poter scegliere una pubblicità meno invasiva.

Commenti