Abusi nello Xinjiang: Cina interrogata all’ONU

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Abusi nello Xinjiang: Cina interrogata all’ONU

L’ONU ha rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale si chiede di interrogare la Cina sui presunti abusi nella regione dello Xinjiang. La regione, posta dell’estremo occidentale del Paese, ospita dei campi di detenzione per la minoranza uigura. Pechino ha respinto le accuse, definendole “tentativi di manipolazione politica”.

Abusi nello Xinjiang: cosa dichiara l’ONU?

Decine di paesi hanno espresso preoccupazione per i presunti abusi nella regione occidentale della Cina, lo Xinjiang. A tal proposito, il capo dei diritti dell’ONU ha deciso di pubblicare un rapporto, a lungo richiesto, sulla situazione della regione. L’ambasciatore olandese dell’ONU Paul Bekkers ha affermato: “Continuiamo a essere gravemente preoccupati per la situazione dei diritti umani nella regione autonoma uigura dello Xinjiang”. Nella dichiarazione congiunta, a nome di ben 47 Paesi, si indica una serie di “rapporti credibili” secondo cui oltre un milione di uiguri e altre minoranze musulmani venivano detenuti arbitrariamente. La stessa Pechino ha ammesso la presenza di campi, affermando tuttavia che si tratta di “centri di formazione professionale” per combattere “l’estremismo”.

Nella dichiarazione si esprime anche preoccupazione per “segnalazioni di torture”, nonché “altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti, sterilizzazione forzata, violenza sessuale e di genere”. Si fa anche riferimento a lavoro forzato e separazione forzata di bambini dalle loro famiglie da parte delle autorità. Nel documento Bekkers chiede ai Paesi interessati di “ripetere il nostro appello alla Cina affinché affronti con urgenza queste preoccupazioni e ponga fine alla detenzione arbitraria di uiguri musulmani e di persone appartenenti ad altre minoranze”. Si invita inoltre Pechino a fornire agli esperti delle Nazioni Unite un accesso “significativo e illimitato” per osservare e valutare la situazione nella regione in modo indipendente.

Il responso di Pechino

Il governo cinese ha subito reagito alle richieste dell’ONU. L’ambasciatore Chen Xu ha affermato che si tratta di mere “menzogne e voci per attaccare la Cina”. “Respingiamo categoricamente queste accuse”, ha affermato. Ha addirittura accusato i paesi firmatari di “ipocrisia”, accennando a “tentativi di manipolazione politica”.


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