Abusi alle ginnaste. Bullismo al femminile

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In queste settimane sta tornando alla ribalta la denuncia di abusi subiti dalle ginnaste, che sono vittime di bullismo al femminile.

In queste settimane sta tornando alla ribalta dei principali mezzi di comunicazione la denuncia di abusi subiti dalle ginnaste, che sono vittime di bullismo al femminile. Attraverso TV, radio e social appare una problematica della quale si parla sempre più spesso.

Si tratta del bullismo, termine che deriva dall’inglese bullying.

Essa vede coinvolti i giovani, maschi ma anche femmine. Si riferisce a un fenomeno allarmante. Chi ne è oggetto è vittimizzato o prevaricato. Ciò avviene attraverso azioni offensive ripetute nel corso del tempo, sia da coetanei che da persone di età diversa.

Il bullismo è caratterizzato dall’intenzionalità di provocare un’offesa. Per definirsi tali, i comportamenti devono avere carattere di sistematicità, cioè continui nel tempo e nella direzione. Contemporaneamente, devono avere carattere di asimmetria di potere che può essere fisico e/o psicologico.

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La notizia attualissima è che molte ragazze ginnaste hanno subito vessazioni, offese e violenza psicologica da allenatrici. Inoltre, i loro allenamenti sono definiti “sadici”. Questo mette certamente in cattiva luce il mondo dello sport, che invece dovrebbe essere esempio di aggregazione e strumento educativo e sociale.

Il bullismo si declina anche al femminile: la “criminalità femminile” viene considerata come un fenomeno vero e proprio, a partire dal XIX secolo. Infatti, aumentano gli atti criminali compiuti da donne. Esse si dimostrano astute, rancorose e false proprio come i criminali di sesso maschile.

I fatti di cronaca confermano, contrariamente all’immaginario collettivo, che le ragazze e anche le donne sono attrici di comportamenti prevaricatori sistematici e continuati. Esse, quindi, sono protagoniste di atti di bullismo, che però è meno vistoso di quello maschile. Ciò perché può non comprendere la fisicità, ma si tratta di un maltrattamento psicologico. Questo maltrattamento distrugge l’immagine esterna ed interna, attraverso l’esclusione, la ridicolizzazione, lo sbeffeggiare e il calunniare.

Bisogna considerare che da sempre lo sport riveste un ruolo fondamentale nella nostra cultura. Ricopre una funzione educativa. Ciò perché può trasmettere modelli di vita e di comportamenti, come pure gli aspetti della disciplina, del rispetto e dell’impegno.

Da piccolini lo sport è gioco e divertimento. Giocando, si impara ad osservare le regole, a stare con adulti e bambini. Da adolescenti, lo sport aiuta a formarsi come persone, diventa mezzo per educare.

Nel caso delle ginnaste vittime di violenza psicologica, quello che si conosce al momento -poiché ora la procura ha aperto un’inchiesta- è che esse sono state costrette sicuramente a seguire un rigido regime alimentare. Hanno dovuto ascoltare frasi umilianti sul proprio aspetto fisico.

Chiaramente un conto è stimolare le sportive a puntare all’armonia fisica ai fini dell’attività sportiva e del benessere fisico e psicologico. Ben altro è ricevere offese proprio da istruttrici e istruttori. Alcune di queste ragazze sono cadute nel tunnel dei disturbi alimentari o hanno pensato al suicidio. 

Subiscono violenza fisica ma anche sottomissione psicologica e abusi emotivi. Sono vittime di bullismo al femminile e abusi.

Infatti, le ragazze hanno denunciato che la propria allenatrice utilizzava la bilancia. Se si registrava un aumento di peso, erano costrette a correre un’ora con i pesi alle caviglie. Oppure, erano appesi pubblicamente tabelloni con il peso delle ragazze e quello da raggiungere. Se mangiavano poco, ricevevano i complimenti. Così, alcune sono entrate nel tunnel di disturbi alimentari, come l’anoressia.

Le ragazze non sempre possono comprendere il confine tra la durezza degli allenamenti e il maltrattamento. Possono essere spinte oltre i limiti, fisici e mentali. Sono vittime di abusi che possono passare inosservati. Infatti, tali comportamenti sono percepiti come necessari per raggiungere il successo.

Adesso, è emerso che sono pervenute denunce contro chi ha definito le ragazze ‘elefante’, ‘ippopotamo’. Sono arrivate denunce contro chi ha costretto le atlete a spogliarsi davanti alle altre, mentre venivano schernite da maestre, e altro ancora al vaglio degli inquirenti.

Le ragazze sporgono denuncia e i sentimenti comuni sono di rabbia, rammarico, dolore per questa parte di sport che è rimasta sommersa per troppo tempo.

Pertanto, oltre alle indagini degli inquirenti, anche la Federazione Ginnastica d’Italia vuole comprendere e svolgere ricerche sull’accaduto.

Nel caso di responsabilità individuali accertate, si costituirà parte civile per essere vicino alle atlete e fare chiarezza.

In generale, è lecito domandarsi se si può parlare di “cultura della violenza”?

Certamente si nota come il fenomeno sia molto diffuso. Stopparlo è possibile tecnicamente attraverso programmi di prevenzione. Questi coinvolgono sia le scuole che le famiglie come pure gli ambienti sportivi, formando e informando. Con determinate azioni educative, si può intervenire con i ragazzi. Possono essere sostenuti attraverso consulenze e terapie psicologiche quando necessario. Chiaramente, quando sono gli adulti ad attuare comportamenti del genere verso i giovani, è necessario che questi ultimi abbiano gli strumenti per riconoscere di essere vittime. In tal caso, possono rivolgersi agli adulti di riferimento e uscire dal dramma.

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Dunque resta come strategia fondamentale il controllo e la guida degli adulti. In primis devono essere presenti e vigili i genitori a casa e i docenti a scuola.

E’ necessario che gli adulti di riferimento possano comprendere cosa si ha di fronte, le caratteristiche dei soggetti coinvolti, gli indicatori per capire il disagio dei ragazzi

E proprio i ragazzi devono sapere che traggono beneficio dalla condivisione della problematica con altri adulti.

Infatti, questi permettono di acquisire la consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Consentono di favorire lo sviluppo e la valorizzazione dei talenti dei soggetti in evoluzione.