Aborto ancora illegale in Nuova Zelanda, ma il governo non ci sta

La Nuova Zelanda ha ancora una legge sull'aborto risalente al 1931: un vero problema per le neozelandesi, ma per fortuna presto tutto potrebbe cambiare...

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La Nuova Zelanda è stata spesso considerata una nazione pioniera per quanto riguarda i diritti delle donne, ma ciononostante c’è un ambito in cui è rimasta incredibilmente indietro: l’aborto. Fa strano pensare che nella prima nazione in cui le donne hanno avuto il diritto di voto l’aborto sia ancora illegale in molti casi, eppure così: colpa di una legge decisamente anacronistica che fu approvata nel 1931, anno in cui la Nuova Zelanda passò dall’essere una colonia con un certo grado di autonomia del Regno Unito ad essere una nazione indipendente. Tale legge stabiliva che le donne potessero ricorrere all’interruzione della gravidanza qualora essa costituisse un rischio per la loro salute fisica e mentale e, per quanto pochi medici la rispettassero, ai tempi era sicuramente una legge molto all’avanguardia. Il problema è che non è stata mai superata.

Certo, negli anni tale legge ha subito aggiornamenti che hanno ampliato il numero di casi in cui è possibile ricorrere all’aborto, ma la situazione rimane drammatica: per ottenere la possibilità di abortire entro le prime 20 settimane di gravidanza bisogna perseguire una trafila burocratica immensa e ricevere quindi un’autorizzazione che attesta che c’è appunto la necessità affinché la donna che fa richiesta abortisca, la quale deve essere validata da due medici differenti e viene formulata dopo almeno tre incontri con personalità differenti – un numero che può lievitare a dismisura qualora questi abbiano obiezioni in merito all’aborto in questione.

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Non è chiaramente raro che le cose vadano talmente per le lunghe, quindi, da far scadere il termine delle 20 settimane, ma questo non è l’unico problema: l’aver subito uno stupro e l’essere molto giovani non sono indicate chiaramente come ragioni che giustificano un aborto, e poiché si ha appunto bisogno del parere di due “esperti” differenti, che sono pur sempre persone, non sempre storie analoghe vanno a finire nello stesso modo. Qualora una donna esegua un’interruzione di gravidanza non consentita la pena può arrivare anche a 14 anni di carcere.

Nuova Zelanda si aggiorna: la legge sull’aborto potrebbe presto cambiare

Le cose potrebbero però cambiare presto grazie all’intervento dell’attuale primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern. Donna, ed in quanto tale particolarmente sensibile alle tematiche che riguardano il suo genere, Jacinda aveva fatto della riforma della legge sull’aborto una delle sue principali promesse elettorali nel 2017, ed ora sta mantenendo la parola data portando avanti un disegno di legge completamente nuovo sull’aborto. A differenza di quanto accadrebbe in nazioni meno progressiste, in Nuova Zelanda circa il 77% della popolazione è d’accordo con la visione della Ardern, motivo per il quale nessun ostacolo sembra poter impedire che questa legge venga approvata.

La minoranza di neozelandesi antiabortisti è però forte e mediaticamente rilevante, come afferma il presidente della Abortion Law Reform Association of New Zealand, Terry Bellamark. Lei e Jacinda Ardern non hanno però paura di andare contro la lobby conservatrice: la Ardern ha in particolare sottolineato come spesso le donne debbano mentire sulla loro salute mentale per ottenere quello che in quasi tutte le altre nazioni sviluppate è un semplice diritto, e che trova che ciò sia estremamente scorretto. Dopo aver pronunciato questa dichiarazione, la premier ha infine annunciato una volta per tutte che il governo sta lavorando proprio sull’agognata legge sull’aborto: vedremo dunque cosa seguirà nei prossimi mesi, nella speranza che le neozelandesi siano finalmente libere di vivere la propria vita.