Abolizione superbollo: il Parlamento torna all’attacco

Proposto un emendamento per eliminare l'odioso balzello, ma con un'amara sorpresa

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Alzi la mano chi vorrebbe l’abolizione del superbollo. Immaginiamo che le mani alzate siano parecchie, e quindi quello che vi stiamo per raccontare potrebbe riaccendere le speranze di tutti. In occasione dell’iter parlamentare sul Decreto Fiscale, è stato proposto un emendamento che prevede di cancellare la demoniaca tassa. Lieto fine? Non proprio. Infatti, oltre a questo, c’è un altro emendamento che invece farà arrabbiare molti. Ne parleremo tra un attimo. Ma prima, partiamo con la notizia principale.

Abolizione superbollo: che sia la volta buona?

La storia la conoscete tutti. Il superbollo nasce con il Governo Berlusconi 4, che nel 2011 aveva un disperato bisogno di fare cassa. Con la caduta di quest’ultimo, il successore del “Berlusca” Mario Monti la fa inasprire, introducendo un diabolico sistema per cui l’ammontare si calcola in base alla potenza del motore (cosa che ha portato a colpire molti modelli compatti, equiparati ai SUV!). Da allora la politica ha spesso promesso di abolire il detestato balzello, senza però compiere effettivamente un passo in quella direzione. Fino ad ora. Nel corso delle discussioni parlamentari sul Decreto Fiscale, alcuni senatori di Fratelli D’Italia hanno proposto un emendamento che prevede l’abolizione totale del superbollo. Ma c’è un problema: togliere questa tassa potrebbe comportare una perdita di gettito non indifferente per le casse dell’Erario. Va comunque detto che la stessa imposta è nell’elenco delle tasse giudicate poco profittevoli, argomento a favore della sua cancellazione. L’emendamento è al momento “parcheggiato” al Senato: occorre una votazione specifica per convertirlo in legge nazionale. E veniamo ora alla cattiva notizia.

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Per una tassa che potrebbe essere abolita, ce n’è un’altra che potrebbe entrare. Un altro emendamento, a firma PD, M5S e Italia Viva, propone l’abolizione dell’agevolazione fiscale per “autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i venti e i ventinove anni, se in possesso del certificato di rilevanza storica”. In sintesi, una youngtimer, iscritta all’ASI con certificazione CRS, potrebbe non godere più dello sconto sul bollo del 50% (in alcune regioni come la Lombardia è addirittura gratis!) riservato ai veicoli da collezione. L’idea nasce nel 2015 con il Governo Renzi, sorretto da quello stesso PD che ora la disconosce. Come per il superbollo, anche questo emendamento è in attesa di votazione, ma se dovesse passare, sarebbero guai. La proposta non vale comunque per le vetture che superano i trent’anni. Nei prossimi giorni sapremo come va a finire la storia, ma se consideriamo che questo emendamento serve a far fare cassa alle regioni, e che è proposto da partiti di maggioranza, la sua approvazione è assai probabile.


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Immagine in evidenza di Sauber Group, per gentile concessione