Abolizione ora solare, l’Ue ci pensa

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Abolizione dell’ora solare in Europa: mai più spostamento di lancette un’ora avanti l’ultima domenica di ottobre. E’ questa la proposta che sarà avanzata con tutta probabilità a breve dalla Commissione Europea, per andare incontro alla volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini che hanno partecipato a una consultazione comunitaria tra il 14 luglio e il 16 agosto. Un sondaggio lanciato dall’esecutivo dell’Unione Europea, che ha visto la partecipazione di 4,6 milioni di cittadini, molti dei Paesi del Nord, dal quale emerge la volontà dell’84% dei partecipanti di abbandonare l’ora solare e adottare l’ora legale tutto l’anno.

Il Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, entusiasta della grande partecipazione a questo sondaggio (il più partecipato della storia dell’Ue) ha dichiarato di voler procedere con l’abolizione dell’ora solare. “La gente vuole questo e lo faremo” ha dichiarato Juncker durante un’intervista alla televisione tedesca Zdf. Ma una consultazione pubblica non basta, da sola, a cambiare una direttiva europea in vigore dal 2000 che impone agli Stati membri di adottare l’ora legale, spostando le lancette un’ora indietro, l’ultima domenica di marzo e di tornare all’ora solare, riportando le lancette un’ora avanti, l’ultima domenica di ottobre. Una direttiva che aveva l’obiettivo di armonizzare le attività sociali ed economiche in Europa, e che adesso potrebbe essere messa in discussione. La proposta di Juncker, infatti, abolirebbe l’obbligo dell’ora solare, lasciando comunque agli Stati membri la possibilità di scegliere, dal momento che la scelta del fuso orario è di competenza nazionale. L’adozione dell’ora legale in Europa risale alla Prima Guerra Mondiale ed è stata ratificata nel 2000 con un direttiva, ma a breve potrebbe non essere più adottata da tutti gli Stati membri. Per modificare una direttiva europea sul mercato interno come questa, tuttavia, serve l’approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata, ovvero il 55% degli Stati membri, nonché il via libera dall’Europarlamento. Un tentativo in tale direzione era già stato fatto nel novembre 2017 dalla Finlandia, ma la sua proposta di abolire il passaggio da ora legale a ora solare era stato respinto dagli altri Stati europei. Lo scorso febbraio la commissaria europea ai trasporti, Violeta Bulc si era espressa contro l’ipotesi di abolire l’obbligo del doppio cambio di ora in Europa, perché lasciando a ogni singolo Stato la possibilità di scegliere si rischierebbe di creare confusione nel mercato interno.

L’indagine comunitaria ha riscontrato un grande successo, specialmente nei Paesi del Nord. Il motivo è legato alla possibilità, senza tornare all’ora legale, di avere un’ora di luce in più alla sera durante l’inverno, riducendo i consumi di energia elettrica e stimolando le persone a stare un po’ di più fuori, favorendo così anche le attività commerciali. Ma rinunciare all’ora solare è davvero così conveniente? Secondo Terna, la società italiana che si occupa della gestione della rete elettrica, l’ora legale consente un risparmio di circa 80 milioni di euro nel nostro Paese in termini di consumi elettrici. Ancora più interessanti sono i dati relativi all’inquinamento atmosferico. Grazie al cambio dell’ora, infatti, in questi anni sono stati immessi nell’atmosfera 320 mila tonnellate di anidride carbonica in meno. L’ora in più di sole durante l’estate consente, oltre a ridurre i consumi e l’inquinamento, di avere effetti positivi sulla salute e sull’umore delle persone. Eppure, parlando di salute, il cambio dell’ora comporta alcuni “effetti collaterali”, come l’effetto jet-lag che causa, in alcune persone, disturbi del sonno e periodi di maggiore irritabilità. Secondo alcune ricerche condotte in Olanda e in Belgio, inoltre, è stato rilevato che nei giorni immediatamente successivi al passaggio da ora legale a ora solare si verificano più incidenti stradali. Colpa del cambio dell’ora, ma forse complice anche l’arrivo del maltempo legato al cambio di stagione.

Abolendo l’ora legale si potrebbe godere di un’ora di sole in più alla sera, ma al mattino il sole sorgerebbe più tardi rispetto agli altri inverni. Uno studio condotto dalla JP Morgan nel 2016 ha rilevato che durante il periodo dell’ora legale i consumi si riducono fino al 3,5% in alcune città degli Stati Uniti. Le giornate più corte, infatti, non incoraggiano molto ad uscire di casa e fare acquisti. Per questo, avere un’ora di sole in più nelle serate invernali potrebbe avere un impatto positivo sulle attività commerciali, mentre l’attività nei campi dovrebbe forse rivedere i suoi ritmi.

Qualsiasi sia la direzione che vuole prendere l’Ue in merito all’ora legale, secondo Alexander Winterstein, portavoce dell’esecutivo comunitario, è necessario prendere una decisione “vincolante per tutti gli Stati membri”, al fine di evitare di creare confusione nel mercato interno. Nei prossimi mesi l’Europarlamento e i Capi di Stato saranno chiamati a votare la proposta di mantenere l’ora legale tutto l’anno, senza passare all’ora solare durante l’inverno. I Paesi del Nord Europa sono propensi, come dice il sondaggio, ad abolire l’ora solare. Il compito degli altri Stati sarà quello di valutare, al proprio interno, pro e contro di questo cambiamento.

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