Abiy Ahmed autorizza l’apocalisse nel Tigray: combattimenti in atto

Ultimatum alle forze tigrine

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Abiy Ahmed

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha autorizzato l’operazione finale nel Tigray. Mercoledì sera era scaduto l’ultimatum. Il governo tigrino non ha accettato la resa. La recrudescenza del conflitto potrebbe portare ad un aumento di vittime e sfollati. La comunità internazionale continua a spingere per una soluzione pacifica del conflitto. Nel frattempo migliaia di profughi stanno raggiungendo il Sudan.

Perché Abiy Ahmed ha ordinato l’offensiva?

Dopo l’ultimatum alle forze tigrine, Abiy Ahmed ha deciso di dare una svolta al conflitto del Tigray. Il premier etiope ha dato seguito all’ultimatum annunciato domenica scorsa. Fin da subito il TPLF ha rifiutato la resa, affermando di voler continuare i combattimenti. Già nella mattinata di ieri Abiy Ahmed ha autorizzato l’attacco per la conquista di Makalle. In un tweet il presidente etiope ha dichiarato: “Il tempo concesso ai criminali del TPLF per la resa è scaduto. Ora inizia la fase finale“. Il capo del governo ha poi chiesto ai cittadini di Makalle di rimanere in casa. Ciò dimostra che l’esercito etiope darà vita a un’offensiva su larga scala al fine di conquistare Makalle.

L’attacco finale

Secondo Al Jazeera i pesanti combattimenti avrebbero costretto alla resa numerosi combattenti tigrini. La notizia non può essere confermata a causa del blocco delle telecomunicazioni imposto da Addis Abeba nella regione. Quello che è certo è che nel conflitto in corso sono rimasti uccisi migliaia di combattenti e di civili. L’offensiva in atto da ieri potrebbe portare ad un peggioramento della situazione. Attualmente non si hanno informazioni certe sui combattimenti e sulle condizioni della popolazione. Visto lo stato di guerra, nella regione potrebbero mancare importanti risorse essenziali. Il premier Abiy Ahmed ha più volte rifiutato l’ingresso nella regione alle organizzazioni umanitarie.

Abiy Ahmed continua a rifiutare gli aiuti internazionali

Il presidente etiope ha più volte rifiutato la mediazione della comunità internazionale. Inoltre non ha autorizzato l’intervento delle organizzazioni di sostegno alla popolazione civile. Il governo etiope continua a rifiutare qualsiasi interferenza esterna nel conflitto. “Fino a quando l’Etiopia non chiederà aiuto, la comunità internazionale deve rimanere fuori dal conflitto” ha dichiarato Abiy Ahmed. il premier ha poi aggiunto: “Gli altri stati devono rispettare il principio di non intervento sancito nel diritto internazionale”.

Una situazione complicata

Il rifiuto dei mediatori da parte di Abiy Ahmed e il lancio dell’offensiva finale stanno ulteriormente esacerbando il conflitto. Le forze governative stanno combattendo per conquistare Makalle. In molti però pensano che il capoluogo tigrino non sia l’ultima roccaforte del TPLF. Migliaia di ribelli potrebbero infatti asserragliarsi nelle zone rurali del paese. Si tratta di aree impervie molto difficili da conquistare. In questo caso potrebbe crearsi una sorta di guerriglia di resistenza. Per questo i combattimenti potrebbero durare ancora a lungo.

Nel frattempo l’UNHCR ha annunciato che sosterrà il Sudan nell’accoglienza dei profughi. Decine di migliaia di etiopi, infatti, hanno già raggiunto il paese vicino. Vista la recrudescenza del conflitto nei prossimi giorni ci sarà un forte aumento del numero di sfollati.


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