Abiti con tè kombucha: tutto quello che c’è da sapere

In questi ultimi anni la moda si sta interessando sempre di più alla produzione di abiti a base di tè kombucha: vediamo quali sono pro e contro di questi vestiti sostenibili.

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Cose da sapere su abiti con tè kombucha
Vantaggi e svantaggi degli abiti con tè kombucha.

Una bevanda che diventa materia prima per l’abbigliamento. È quanto sta accadendo in questi anni al kombucha, il tè probiotico che sta diventando un punto fermo dell’alimentazione dei giovani. Allo stesso tempo, questo prodotto è sempre più utilizzato dall’industria della moda per crare degli abiti con tè kombucha che hanno il vantaggio di essere sostenibili.

Il comparto dell’abbigliamento utilizza il cosiddetto scoby in fase di produzione, l’elemento che permette la scomposizione degli zuccheri in anidride carbonica, acidi e alcol. In questo modo, tornando all’alimento, si ha una bevanda frizzante e salutare perché contiene una notevole quantità di probiotici. Lo scoby, allo stesso tempo, viene considerato dalla moda come un materiale simile alla pelle per consistenza, con il vantaggio di essere ecologico.

La prima a capire le potenzialità dello scoby per l’abbigliamento è stata la stilista Suzanne Lee, la quale ha cominciato a realizzare abiti con tè kombucha nel 2003, per essere poi seguita da altre aziende. Di fronte all’avanzata di questo prodotto, diversi studiosi, scienziati e addetti ai lavori hanno provato ad approfondire la conoscenza sulla bevanda per capire effettivamente se è davvero così utile per la moda. Vediamo quindi quali sono state le ultime scoperte sul tè kombucha.

Tutta la verità sugli abiti con tè kombucha

Come si producono gli abiti con tè kombucha? Stando a quanto dichiarato dalla designer Laurin in un’intervista, il processo produttivo si basa sulla raccolta e sulla conservazione di scoby per una settimana, o almeno fino a quando non diventi una specie di “tappetino di cellulosa” che può essere tinto e cucito quando si è essiccato. Da qui ne derivano dei vestiti sostenibili.

Uno dei problemi dei capi a base di tè kombucha è quello relativo al loro odore. Lo scoby, infatti, durante la fermentazione, rilascia un aroma simile a quello dell’aceto, che non sempre risulta piacevole. Non a caso, alcuni ricercatori della Queensland University of Technology, dopo averne ricavato giacche e scarpe, hanno definito il materiale “puzzolente”.

Altri esperti hanno riportato che, per coprire l’odore, bisogna spargere gli indumenti con degli oli. Siccome i gusti sono soggettivi, alcuni consumatori hanno affermato che per loro la fragranza rilasciata dagli abiti con tè kombucha è piacevole e per nulla fastidiosa.

Un altro problema (forse questo decisamente più importante dell’odore) di questi vestiti è quello della durata che pare sia alquanto limitata. Sacha Laurin, designer di Kombucha Couture, ha rivelato che spesso, quando terminano il loro ciclo vitale, questi abiti tendono a decomporsi. La stilista ha raccontato un aneddoto a tal proposito, rivelando che in un’occasione si è accorta che un giubbino, assorbendo il suo sudore, stava iniziando a “disintegrarsi”.

Noleggio degli abiti: dubbi sulla sostenibilità

Ovviamente questo è un grosso limite degli abiti con tè kombucha, e infatti sono diversi i produttori che stanno cercando una soluzione per far sì che la loro resistenza vada a migliorare e, soprattutto, che non cadano letteralmente a pezzi quando si usurano.