Abebe Bikila, il maratoneta scalzo, libero ma prudente

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Abebe Bikila
Abebe Bikila

Oggi nasceva Abebe Bikila, considerato come il più grande maratoneta di tutti i tempi. Un mito integro e mai dimenticato, che visse il suo sport pulito con amore e passione, lontano dal business.

La vita del maratoneta Abebe Bikila

Abebe Bikila nacque il 7 agosto del 1932 a Jato, a circa 130 Km da Addis Abeba. Secondo la tradizione del suo popolo, il ragazzo passò la gioventù a fare il pastore e lo studente. A dodici anni terminò la scuola, distinguendosi nelle attività sportive. Nel 1952, Bikila venne reclutato nel corpo della guardia imperiale, dove trascorse diversi anni. Fu in questo periodo che, assistendo ad una parata di atleti etiopici che partecipavano alle Olimpiadi di Melbourne rappresentando la propria terra, si convinse che quello doveva essere il suo futuro: portare in alto la bandiera della sua Etiopia nel mondo.

Le tre olimpiadi del mito Bikila

Abebe Bikila inizia ad allenarsi seriamente a 24 anni, sostenuto dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960: qui passa alla storia per la sua corsa senza scarpe e la naturalezza con la quale completa i 42,195 km. Il suo stile è nuovo e particolare, incentrato sulla consapevolezza di avere sufficienti riserve per portare a termine la gara in condizioni ottimali. Stile che incanta tutti a Roma, dove, nel 2019, è stata intitolata una viaall’atleta scalzo.  

Nel 1964, alle Olimpiadi di Tokio, Bikila corre con le scarpe, ma è ancora una volta medaglia d’oro, con il tempo di 2h12’11”. Successo altresì coronato portando a casa il traguardo di primo atleta nella storia olimpica a vincere la maratona in due edizioni consecutive.

Nella terza edizione delle tre grandi olimpiadi troneggiate da Bikila, il grande maratona deve affrontare l’avversario peggiore: il tempo. Cede quindi il testimone al suo compagno di squadra Mamo Wolde.

La storia di Bikila prende un altro corso nel 1969 quando, a seguito di un incidente, rimane paralizzato alle gambe. Non potrà più camminare ma, nonostante tutto, non perde la forza e continua a gareggiare: tiro con l’arco, ping pong e molto altro. Morirà nel 1973.

Bikila, la prudenza nella libertà

La corsa scalza di Bikila alla maratona olimpica, sembra dare una sensazione di libertà. In realtà, non è così. Bikila e il suo allenatore curavano l’allenamento, le tattiche e le strategie del percorso.

Sia a Roma, sia quattro anni dopo a Tokio, Bikila, in partenza, si trova nelle ultime posizioni: si trattava di una scelta tattica specifica. La corretta distribuzione dello sforzo era spesso l’arma vincente, ed una tattica prudenziale ripagava sempre, come quelle di Bikila: scalzo e libero, ma tattico e prudente.

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