Sono passati tre anni da quanto una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 spazzava via le città di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto

Amatrice terremoto

Erano le 3.36 del mattino del 24 agosto 2016. Tutti i cittadini delle zone di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto erano a letto, quando una scossa di magnitudo 6.0 li svegliò dal loro sonno. Si può solo immaginare la sensazione di smarrimento e di panico che deve aver inglobato a sé una casa dietro l’altra, dando inizio ad un incubo da cui non si sarebbero risvegliati tanto presto.

A seguire, il 26 agosto vennero colpiti i comuni sul confine umbro-marchigiano, mentre il 30 ottobre venne registrata la scossa più forte tra i comuni di Norcia e Preci con un magnitudo di 6.5.

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Il terremoto – avvertito anche nelle zone di Roma e Napoli – ha colpito in un primo istate i comuni intorno ad Amatrice. Dopodiché è passato anche dai comuni di Norcia e Visso. Quello del 24 agosto infatti, sarebbe stato solo il primo di una lunga serie. Ad oggi si possono contare un totale di 93mila scosse che hanno continuato a scuotere la terra sotto i piedi del centro-Italia. Si è contato che nove tra queste scosse avevano magnitudo superiore a 5, 67 magnitudo compreso tra 4 e 5, mentre 1.142 tra 3 e 4.

Eppure, quello avvenuto alle prime ore del 24 agosto di tre anni fa, “era paragonabile per intensità a quello de L’Aquila”. Come affermò il capo del Dipartimento di Protezione Civile Fabrizio Curcio.

Secondo quanto dichiarato dalla protezione civile, le vittime del terremoto del 24 agosto furono in tutto 299. 238 persone vennero estratte vive dalle macerie, mentre 388 feriti vennero accolti negli ospedali.
Il terremoto aveva causato un totale di 41.000 sfollati e 303 morti solo in queste zone.

Tra queste persone vi erano anche molti turisti e cittadini in villeggiatura – molti provenienti dal comune di Roma – in quanto tre giorni dopo si sarebbe tenuta la famosa sagra di Amatrice dedicata al suo piatto tipico: gli spaghetti all’amatriciana.

Amatrice Terremoto

“Amatrice non c’è più. È un dramma, ci sono dei morti.” Dichiarò il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, negli istanti che seguirono immediatamente la scossa. “Vedo crolli dappertutto, – aggiunse il sindaco di Accumoli Stefano Petruccisiamo inermi, non abbiamo mezzi, c’è gente sotto le macerie.”

Un anno dopo il terremoto solo pochi cittadini avevano trovato riparo all’interno delle casette. Queste erano dei moduli abitativi speciali in cui ripararsi in mancanza della propria abitazione. Su 3.600 richieste, a fine agosto del 2016 solo 838 erano state consegnate. Molti sfollati invece, chiesero un contributo statale consistente in una somma di denaro compresa tra i 400 e i 900 euro al mese.

A tre anni di distanza la situazione non sembra essere cambiata. Tutto è rimasto fermo. Su circa 73 mila edifici dichiarati inagili, vi sono circa 10 mila domande per un contributo da parte dei cittadini. Invece, di cantieri avviati se ne contano un centinaio. Ma ciò che più di tutto manca è un vero e proprio piano di ricostruzione. Non basta infatti riconsegnare case nuove ai cittadini, serve creare una rete agibile di servizi, viabilità e sicurezza che permetta ai cittadini di tornare a vivere nella migliore delle condizioni.

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