Si è ufficialmente costituito ieri il Comitato Scuole nuove e sicure di Serramazzoni, formato dal gruppo di genitori che nei giorni scorsi si è mostrato fortemente preoccupato riguardo la situazione delle scuole Casolari e Cavani ma anche delle strutture di alloggio temporaneo, individuate dall’Amministrazione comunale.

Lo stesso Comitato ha raccolto, attraverso la sua petizione – volta a fermare i lavori sulle scuole (che come più volte ribadito non garantirebbero la sicurezza dei bambini in caso di attività sismica) – più di 1.000 firme.


<<Il Comune non può ignorare la partecipazione e il coinvolgimento di tutte queste persone>> afferma Stefano, presidente del Comitato. Sul tema delle scuole a Serramazzoni i genitori sono davvero preoccupati e <<buona parte di loro è contraria all’intervento proposto dal Comune, sia rispetto ai lavori previsti – e quindi al dispendio inutile di soldi – sia alle soluzioni ponte che il Comune ha individuato>>.

Il Comitato ha richiesto, come anticipato nella nota stampa dello scorso venerdì, un accesso agli atti per prendere visione dell’effettivo stato degli edifici di proprietà dal Comune che dovrebbero ospitare i bambini durante i lavori, sia richiesto informazioni sullo stato di agibilità degli altri.

<<Ci preme inoltre precisare che, visto anche quanto apparso sulla stampa locale di ieri, che il Comitato si sta muovendo in totale autonomia. Firme a parte, non abbiamo condiviso con l’esterno né attività né azioni con terzi, tantomeno con fazioni politiche, proprio per non dare adito a polemiche inutili e sterili che potrebbero ricondurre la nostra preoccupazione ad un interesse di diversa natura anche in vista delle elezioni del prossimo maggio. Se qualcuno ha agito in modo analogo al nostro, l’ha fatto in totale autonomia e senza condividerlo con noi. Tuttavia siamo felicissimi di aver acceso i riflettori su questa situazione e speriamo che sempre più persone si sentano coinvolte attivamente>>.

Domani il Comitato incontrerà il Codacons, già informato sulla vicenda, per portare avanti le azioni necessarie ad ottenere dei risultati, in primis – ricorda Stefano – un incontro aperto, che il Comune non ci ha ancora concesso, a cui poter avanzare delle proposte alternative.

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