A Gerusalemme 700 palestinesi feriti: le vie in fiamme (Video)

Le immagini dei manifestanti scuotono le coscienze

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A Gerusalemme, i festeggiamenti per l’anniversario della “conquista” della Città Vecchia si sono trasformati in tragedia. La polizia ha preso d’assalto il Monte del Tempio, il terzo luogo più sacro per l’Islam, per disperdere i rivoltosi che lanciavano petardi e pietre contro le forze di occupazione. Mentre dalla Striscia di Gaza, Hamas ha condotto attacchi missilistici che sono proseguiti per tutta la notte. Secondo la Mezzaluna Rossa, negli scontri sono rimasti feriti oltre 700 palestinesi.

Escalation a Gerusalemme?

Le cupe previsioni delle forze dell’ordine si sono trasformate in realtà. A Gerusalemme sono scoppiati nuovi disordini durante la “marcia della bandiera”, il fulcro delle celebrazioni di Israele dedicate al giorno della riunificazione. A nulla è valso dirottare il corteo blu e bianco di ebrei da Porta Damasco a Giaffa. Niente ha placato gli animi. I rivoltosi hanno invaso la Città Vecchia scagliando pietre e petardi, mentre per tutta la notte Hamas ha lanciato razzi in direzione della capitale rivendicata dallo Stato ebraico. Ad un certo punto, le forze di sicurezza israeliane hanno sospeso la manifestazione, esortando i partecipanti a raggiungere le proprie abitazioni. A breve distanza dall’annuncio, sono scoppiati gli scontri tra la polizia e centinaia di giovani palestinesi alla Porta di Damasco, l’accesso principale alla Città occupata.

Le parole di Netanyahu

Le tensioni sono divampate velocemente. Lunedì, nel pomeriggio, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione straordinaria di gabinetto, per discutere dell’accresciuta tensione. “Una lotta infuria ora nel cuore di Gerusalemme“, ha detto Netanyahu nel suo discorso annuale alla cerimonia nazionale in onore della memoria degli ebrei etiopi. “Questa non è una nuova lotta, questa è una lotta tra intolleranza e tolleranza; tra la violenza che infrange la legge e la legge e l’ordine“. Che sia guerra? Dal canto suo, il Premier ha ribadito che “solo sotto la sovranità israeliana dal 1967 stiamo assistendo a un periodo lungo, stabile e sicuro in cui stiamo lavorando per garantire la libertà di culto e la tolleranza per tutti“.


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Guerriglia a Gerusalemme

Qualche ora prima Itamar Ben-Gvir, il leader del partito sionista Otzma Yehudit si era opposto alla decisione di modificare il tradizionale percorso della marcia. A tal proposito, aveva spiegato che “Una situazione in cui il governo israeliano e la polizia di Gerusalemme non sono in grado di far passare la processione della bandiera alla Porta di Damasco è molto grave“. Per tutto il giorno gli scontri hanno interessato il Monte del Tempio, dove si trova la Spianata delle Moschee. La polizia israeliana è intervenuta con mezzi di dispersione antisommossa, inclusi gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Nelle rivolte 32 agenti israeliani sono rimasti feriti. Mentre la Società Palestinese della Mezzaluna Rossa ha denunciato il ferimento di oltre 700 palestinesi nella regione. Di questi, più di 600 solo a Gerusalemme.

Ondata di tensione

Molti dei presenti, manifestanti e non, hanno ripreso con i telefoni cellulari quanto stava accadendo. I video, pubblicati sui social media, sono diventati virali. Uno di questi filmati mostra decine di persone correre in tutte le direzioni, mentre le forze di occupazione cercava di disperdere i manifestanti. Nella Città Vecchia sedie e oggetti vari giacevano abbandonati per le vie e nella piazze. Nuvole di gas lacrimogeni hanno riempito l’aria, e si sono udite esplosioni in tutto il complesso. Molti degli edifici e dei veicoli sono stati danneggiati. Anche nella moschea di al-Aqsa, dove i palestinesi hanno gridato dagli altoparlanti: “I coloni passeranno solo sui nostri cadaveri“. E ancora. “Al-Aqsa è disonorata“. Dal canto suo, Hamas ha soffiato sulle braci.


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Hamas interviene a Gerusalemme

Come in precedenza, il gruppo terroristico palestinese a Gaza ha profittato della situazione. Intorno alla mezzanotte di lunedì, un portavoce di Hamas ha minacciato di lanciare un attacco su larga scala contro Israele se le forze di polizia non avessero evacuato il complesso del Monte del Tempio prima delle 2 del mattino. Due ore dopo, lo stesso portavoce ha reso noto che Hamas avrebbe sospeso l’attacco su larga scala allo Stato ebraico, visto che la polizia israeliana aveva rispettato l’ultimatum. Per ora, le forze di occupazione non hanno confermato i aver lasciato il complesso. O se adempiranno all’ordine giunto dall’enclave costiera. Sempre lunedì, era divampato un incendio nella piazza del Monte del Tempio, rapidamente domato. Alcuni video mostravano alberi in fiamme in tutto il complesso.



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Sospeso il processo a Netanyahu

Lunedì pomeriggio ebrei israeliani e palestinesi si sono scontrati nella Città Vecchia. Più precisamente nei pressi della Porta di Damasco, come riportano i media palestinesi. Per timori legati alla sicurezza, è stato evacuato anche il tribunale distrettuale di Gerusalemme, dov’era in corso il processo al Premier Netanyahu. Il procedimento iniziato alle 9:00 del mattino sarebbe durato fino alle 15:30, salvo interrompersi con due ore di anticipo. Sebbene non ci fossero minacce reali, i giudici sono stati informati dagli agenti di sicurezza che sarebbe stato più sicuro lasciare l’edificio. Prima che la situazione degenerasse ulteriormente. Solo lunedì mattina, più di 337 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri. Tra questi alcuni medici della Mezzaluna Rossa, giunti ​​sul posto per prestare soccorso ai manifestanti. Almeno sette persone verserebbero in gravi condizioni.

Scontri tra ebrei e palestinesi

Stando ai media israeliani, almeno 21 agenti sono rimasti feriti. Un bollettino del Centro medico dell’Università Hadassah ha riferito di avere in cura cinque persone con ferite lievi. Tra queste una bambina di sette mesi, colpita da una pietra. Un rapporto della polizia israeliana ha riferito che 16 manifestanti sono stati arrestati a Ramla-Lod. A detta degli agenti, alcuni giovani hanno lanciato pietre e petardi contro gli agenti e gli edifici. Mentre altri appiccavano il fuoco ai bidoni della spazzatura e agli pneumatici. Lo conferma il quotidiano Haaretz, secondo cui i manifestanti hanno provato a incendiare una stazione di polizia nel quartiere di Ramat Eshkol. Anche in questo caso gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni, granate assordanti e manganelli.


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Gli arresti nella regione

I disordini non si sono limitati a Gerusalemme. La polizia israeliana ha arrestato 10 rivoltosi a Rahat e altri 5 a Tel Sheva, ambedue nel Sud di Israele. In entrambi i casi, i manifestanti sono arrivati ​​alle stazioni di polizia dei due centri, danneggiando i rispettivi edifici. Non solo. Altre 15 persone sono state fermate per il lancio di pietre al valico di Kerem Shalom, ora chiuso. Allo stesso modo, 15 manifestanti sono in custodia degli agenti ad Haifa, dopo che la polizia ha dichiarato illegale la loro protesta. Secondo il rapporto, i manifestanti avrebbero scagliato pietre, bottiglie e petardi contro la polizia. Oltre a incendiare i bidoni della spazzatura. Ancora. Le forze di sicurezza hanno fermato altre 13 persone a Wadi Ara. Stavolta per aver cercato di speronare la polizia con un’auto, aver lanciato pietre e appiccato il fuoco a bidoni della spazzatura.

Ancora violenze

Ma non finisce qui. Nella tarda serata di lunedì, gli agenti avrebbero liberato una donna a Shoket Junction, sulla Route 6, dopo che i rivoltosi l’hanno tirata fuori dal veicolo di cui era alla guida per appiccare il fuoco. Un camionista, che ha assistito alla scena, avrebbe avvertito le forze dell’ordine, permettendo alla donna di rifugiarsi nel suo mezzo fino all’arrivo della polizia. Allo stesso modo, un altro conducente sarebbe rimasto ferito da alcune pietre scagliate. Due residenti di Afula hanno riportato ferite lievi dopo che alcune pietre hanno frantumato il parabrezza della loro auto mentre percorrevano la Route 65, vicino a Umm al-Fahm. Ora i due uomini sono ricoverati all’Emek Medical Center di Afula in osservazione. Anche il quotidiano Ma’ariv riferisce che diversi oggetti sono stati bruciati sulla strada che porta a Umm al-Fahm.


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Scontri non solo a Gerusalemme

Sull’onda di quanto accaduto nella capitale, le proteste sono dilagate in Cisgiordania e lungo tutto il confine con Gaza. Ad alimentare il malcontento, un pronunciamento dei tribunali israeliani a favore dello sgombero di alcune famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. Ora si aspetta il giudizio della Corte Suprema, opportunamente rinviato. Martedì mattina, circa otto brigate di riserva della polizia di frontiera sono state schierate in affiancamento alla polizia israeliana per gestire la rivolta.
Per tutta la notte non si sono interrotti i lanci missilistici da Gaza. Nel frattempo, il primo ministro Netanyahu non ha mostrato segni di cedimento. Piuttosto, ha spiegato che garantire la libertà di culto richiede talvolta un confronto con le “forze dell’intolleranza”. Poi ha espresso sostegno agli agenti di polizia e alle forze di sicurezza. “Questa situazione dà un’impressione errata e fuorviante ai media globali“, ha aggiunto il Premier.

La risposta di Hamas

Dal canto loro, i gruppi terroristici palestinesi hanno minacciato Israele e chiesto una “mobilitazione generale” a Gerusalemme, in Cisgiordania e nelle comunità arabo-israeliane. “Il deprecabile attacco terroristico sionista ai nostri abitanti di Gerusalemme non passerà senza una risposta deterrente, e il nemico deve attendere la risposta del popolo palestinese resistente e risoluto ovunque e in ogni momento“, ha detto lunedì il Movimento della Jihad islamica palestinese. “Tutti devono agire per salvare il popolo di Gerusalemme. Questa è la battaglia di tutti, e la resistenza è presente, e non sarà lontano da ciò che sta accadendo“. Il PIJ ha biasimato poi il coordinamento in materia di sicurezza tra l’Autorità palestinese e Israele. Secondo Hamas, gli scontri rappresentano “Una guerra religiosa praticata dall’occupazione, ed è una prova della brutalità dell’occupazione sionista e del suo nazismo“.

L’appello

Chiediamo alla nostra gente di perseverare di fronte alla tempesta e di offrire il prezioso come sacrificio per la purificazione di al-Aqsa e per impedire ai coloni di entrarvi“, ha detto il gruppo terroristico che controlla Gaza. “Affermiamo che l’occupazione pagherà un prezzo pesante come risultato della sua incursione in al-Aqsa e contro i suoi fedeli“. In precedenza, il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, aveva avvertito lo Stato ebraico che i gruppi terroristici a Gaza sono “pronti e motivati ​​e non staranno a guardare, e la sua parola sarà l’ultima parola nella battaglia se l’occupazione non si ritirerà e metterà la fine dei suoi piani satanici“.


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