A Fondazione Cariverona FUORI, nella Terra dell’uomo

In esposizione 30 opere di artisti che indagano il mondo e la realtà intesa dall'uomo

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Fondazione Cariverona
Salò Trastevere by Berretta

L’ambiente in cui viviamo, che abitiamo, sentiamo, naturale si ribella all’eccessiva ingerenza umana e al suo controllo. Il paesaggio si fa espressione di un mondo interiore. La lettura proposta dalla mostra FUORI, nella terra dell’uomo, a cura dell’artista Pietro Ruffo. La collettiva ha saputo riunire dopo oltre dieci anni due importanti collezioni storiche di Fondazione Cariverona e del gruppo UniCredit. Dal 14 ottobre al 22 gennaio 2023 abiterà le sale di Palazzo Pellegrini, nel cuore storico di Verona.


ArtVerona 2020 in versione digitale


La collettiva è allestita alla Fondazione Cariverona nell’ambito di altri eventi?

L’esposizione è ideata per la sezione Art & The City del Vip Program di ArtVerona, celebre fiera d’arte moderna e contemporanea proposta nella città scaligera. L’evento è alla sua 17a edizione e in programma dal 14 al 16 ottobre. Un progetto di Fondazione Cariverona UniCredit in collaborazione con Urbs Picta, con la direzione artistica di Jessica Bianchera e Will Davis. Saranno in mostra i lavori di 27 artisti di diverse provenienze geografiche, così come tecniche, stili ed epoche. Un invito a guardare la Terra con uno sguardo nuovo, sia per misurarci con essa che per riscoprire noi stessi. Quindi come esortava a fare già nel 1939 il celebre autore del Piccolo Principe Antoine de Saint-Exupery nel suo romanzo Terra degli uomini, da cui il titolo dell’iniziativa.

La realtà vista dall’uomo

Nel mondo antropico e antropizzato il paesaggio oggetto delle oltre 30 opere esposte sembra essere una proiezione della mente dell’uomo, piuttosto che un luogo fisico reale. L’ambiente rappresentato, infatti, propone sempre il punto di vista umano che stia nel gioco della visione tra riflessi, proiezioni e rimandi. In una mappa che incasella nel foglio un territorio molto vasto e plurimi punti di vista, oppure in frammenti di architetture che nel loro riposizionarsi nello spazio creano nuove ambientazioni. La mostra può, quindi, essere intesa come una grande apertura da cui ci si affaccia per guardare il mondo esterno. Il visitatore si immergerà in resti di strutture, ammirerà panorami, si sporgerà da terrazze e finestre, sbircerà nelle case d’altri, tra le inferriate. Aprirà le vetrate e leggerà in trasparenza cosa si cela dietro i paraventi, fino a ritrovare anche Verona , creando così un cortocircuito della visione all’interno dell’itinerario artistico.

Pietro Ruffo a Fondazione Cariverona

Il percorso è presentato con la lente dell’artista-curatore Pietro Ruffo. Si apre con una sua opera scenografica e concepita site-specific per l’occasione: Fuori (2022). Una sorta di enorme sipario in voile, leggero ed etereo, su cui è riportata una foresta primordiale, archetipo del paesaggio naturale dal quale l’umanità proviene. Solo attraversando l’opera sarà possibile accedere alla mostra. La membrana filtra il dentro e il fuori “misura” l’ambiente con la sua carta millimetrata e lo contiene tra il colonnato del palazzo. Un ingresso obbligato che porta il visitatore a entrare nel messaggio dell’esposizione. Le opere che seguono raccontano tutte del rapporto tra interno ed esterno che si riferisce alla sfera intima del sentire emozionale e mentale. Stanza (2008) di Elia Cantori è una sfera di cemento che simboleggia il racchiudere i paesaggi che abbiamo incamerato con le nostre esperienze. Icona (n.1) (1972) di Giorgio Olivieri è l’archetipo della casa.

Alcuni artisti in mostra

L’umanità è una costante nel punto di vista dei lavori esposti, ma non in modo fisico, bensì con lo sguardo che mette in campo. La rappresentazione umana, quindi, è solo evocata: a volte si spinge a delineare silhouette o ombre singolari come in Casablanca, presenzassenza (1987) di Franco Fontana. Altre è richiamata da forme antropomorfe, i manichini protagonisti della porcellana Il consolatore (1968) di Giorgio de Chirico. La sola eccezione dell’olio su tela Il Banchetto di Didone (1540-1542 circa) di Bonifacio Veronese, unica opera non contemporanea in mostra che riproduce figure umane impegnate in relazioni sociali. Ma l’eccezione conferma la regola, si dice. Infatti, l’opera riprende il tema dello sguardo dall’interno delle mura domestiche che si riflette nel paesaggio. Un interno che rappresenta tutti i possibili interni della città marina che compare sullo sfondo del dipinto, ma anche delle nostre case di oggi da cui osserviamo il mondo “fuori”.

Fuori e dentro

Il tema della presenza umana, pressoché mai esplicita, chiama dunque in causa l’osservatore, che diventa protagonista cercando di scoprire il fuori dal dentro e viceversa. In Bella coppia Pulcinelle (parte 2) (2003) di Pizzi Cannella o in Finestra nel vuoto (anni Ottanta del XX secolo) di Mario Schifano, dove il dentro e il fuori sembrano fondersi. Ogni lavoro si fa, così, specchio di un paesaggio interiore.

L’evento del 14 ottobre a Fondazione Cariverona

Fondazione Cariverona in collaborazione con Urbs Picta propone per la serata inaugurale di venerdì 14 ottobre un programma dedicato al contemporaneo. Alle 20 alla sede di Palazzo Pellegrini si terrà il vernissage della mostra FUORI, nella terra dell’uomo, cui seguirà alle 21 la live performance del collettivo Salò. Ci si muoverà tra composizioni sperimentali, arte, teatro e moda, per una performance live fatta da musica noise, scenari psichedelici, simbolismi mitologici, ritualità, costumi barocchi e iconografia rurale. Scardina le regole del concerto e dell’intrattenimento artistico contemporaneo in un formato inedito, eccessivo e travolgente, tappa di un Rinascimento romano “sognante e decadente”. Alle 22, quindi, DJ set a cura di Path Sound System, festival di musica d’avanguardia con cocktail corner a cura di Archivio.

Esibizione all’organo

In contemporanea alle 21, con replica alle 22.30 sarà proposta un’inedita performance site-specific del compositore e artista sonoro Zeno Baldi VENTILABRI. Esibizione per organo a canne e live electronics, all’ex Chiesa di San Pietro in Monastero, sempre a Verona in via Garibaldi 3, con allestimento curato da Tecnostile. La performance è studiata per l’organo Amigazzi, pregiato strumento settecentesco riportato allo splendore nel 2007 dopo un accurato restauro. Quindi prosegue e amplia la ricerca dell’artista sui rapporti tra strumenti acustici e dispositivi elettronici. Esplorando le zone transitorie del suono il compositore ne manipola il timbro, lo spessore e la struttura armonica, generando un graduale e costante mutamento. Da qui si dirama l’elaborazione elettronica, che di volta in volta ne sottolinea, altera o deforma il contenuto. Prenotazione obbligatoria scrivendo a [email protected].

Artisti che espongono a Fondazione Cariverona

Mario Airò, Gabriele Basilico, Enzo e Raffaello Bassotto, Domenico Bianchi, Davide Bramante, Elia Cantori, Giorgio de Chirico, Franco Fontana. Luigi Ghirri, Luca Gilli, Silvano Girardello, Minjung Kim, Augusto Manzini, Elio Marcheggiani, Antonio Nardi, Gioberto Noro, Giorgio Olivieri. Partecipano anche Luca Pancrazzi, Jiang Pengyi, Pizzi Cannella, Pierluigi Pusole, Tobias Putrih, Pietro Ruffo, Mario Schifano, Aldo Tavella, Giulio Turcato, Bonifacio Veronese.

Pietro Ruffo

Nato a Roma nel 1978 vive e lavora a Roma. Ha studiato Architettura all’Università della Capitale per poi ottenere un assegno di ricerca presso l’Italian Academy for Advanced Studies alla Columbia University di New York nel 2010. L’arte di Ruffo è legata agli elementi fondamentali della pratica architettonica. Ogni opera nasce da una lunga ricerca e utilizza ritagli di carta, ceramica, testi, piastrelle e pittura per creare paesaggi naturali, mappe geografiche, costellazioni e geometrie. La pratica di Ruffo parla di una storia universale, di libertà individuali e di una comunità globale unificata.

Immagine da cartella stampa.